Destiny 2, diario di viaggio - articolo
Eccomi qui, sul volo che collega Londra con Los Angeles. Sotto di me si estende la Groenlandia o perlomeno è quello che dice il navigatore, dato che non si vede nulla sotto le nuvole. A destinazione mi aspetta il lancio mondiale di Destiny 2, attraverso un gameplay reveal che, si spera, mesmerizzerà il cervello di tutti coloro che lo vedranno.
E mentre l'interminabile volo scivola sotto di me, è giunta l'occasione per pensare un po'a come è cambiato il gioco, a come sono cambiate le aspettative dei giocatori, ma soprattutto a come è cambiata Bungie in questi anni.
Mi ricordo di quando Stefano Silvestri vide per la prima volta Destiny, invitato da Activision negli uffici di Bungie a Seattle solo per osservare alcuni artwork. Quattordici ore di volo solo per vedere delle immagini disegnate e ascoltare delle descrizioni un po' vaghe di quello che era "il nuovo gioco dei creatori di Halo". Alle inevitabili rimostranze dei presenti, Activision rispose con un "facciamo giochi da vent'anni, scrivete pure che è bello", che offrì al buon SS il pretesto per quel sottotitolo all'anteprima, "Bungie vuol dire fiducia", che riassumeva un atteggiamento poco incline a facilitare la comunicazione della nuova IP.
