DOOM – Recensione
DOOM risorge, ancora una volta. Uno dei titoli più iconici della storia dei videogiochi è tornato, con un episodio già visto l'anno scorso su PlayStation 4, Xbox One e PC e che, a sorpresa, sbarca oggi anche su Nintendo Switch, la più recente ammiraglia della casa di Kyoto. Un gioco adulto, che ben rappresenta una delle migliori produzioni attuali delle terze parti, e che arriva decisamente al momento giusto per una console che si sta letteralmente facendo valere sul campo.
“L” COME LACO TI SANGUE
Dopo un breve livello introduttivo ambientato nel chiuso di corridoi metallici e labirinti, che riporta alla memoria i primi grandi classici della serie e che di fatto serve da vero e proprio tutorial per imparare a maneggiare al meglio i comandi, il titolo parte in grande stile presentandoci uno scenario alieno evocativo, affascinante e indimenticabile. Giocarci in modalità televisiva o in versione portatile con i due Joy-Con collegati allo schermo è sempre molto gratificante. Va rimarcato il fatto che utilizzare un controller Pro sicuramente è un beneficio per l'esperienza, ma anche i controlli alternativi si comportano bene in sede di prova.
Evocativo, affascinante e indimenticabile
I compromessi rispetto alle versioni precedenti viste su altri sistemi sono decisamente pochi; spicca, purtroppo, il fatto di poter giocare con 30 frame al secondo rispetto ai 60 visti precedentemente, e un effetto pop-up forse troppo pronunciato, ma considerando l'hardware di base della console Nintendo non possiamo decisamente lamentarci. Un vero e proprio mezzo miracolo, verrebbe da dire. Ovviamente il fatto di potersi portare dietro l'ultimo DOOM per giocarlo ovunque, da solo, ripaga di ogni sacrificio. Inoltre, sono già presenti tutti i DLC che sono usciti dopo la release originale.
Naturalmente, la base di partenza non era ottima: di più. Vale quindi la pena ricordare qual è lo lo spirito di questo gioco: quest'ultimo DOOM già dal titolo è dichiaratamente un vero e proprio reboot della serie. A volte un remake riesce a dire cose nuove e fa rinascere come una fenice un qualcosa di unico che oramai consideravamo morto, pur nella gloria del passato. Questo è proprio il caso del pargolo di id Software, orfano dei suoi originali creatori, certo, ma ripensato per una nuova epoca.
Alcune ambientazioni di DOOM sono decisamente evocative, il rosso è il colore portante di tutto il titolo.
COME LA TRAMA IN UN FILM PORNO
Citiamo lo stesso John Carmack, in una delle sue battute più celebri, per rifarci al concetto base di DOOM, originale e reboot, in cui la storia è semplicemente un accessorio del tutto. Certo, esiste una narrazione, peraltro recitata in italiano parlato, con un abbozzo di storia nemmeno troppo superficiale, alcuni personaggi secondari che appaiono per delineare alcuni punti guida della trama e, in generale, una buona continuità narrativa. Ma il tutto è volutamente messo in secondo piano, per privilegiare quello che è il succo del gioco. Sana e incessante azione blastatoria in terza persona, in un'ambientazione marziana mai così bella e credibile.
Sana e incessante azione blastatoria
Un eroe, una tuta spaziale, delle armi e un incipit narrativo semplice, ossia la porta dell'inferno pronta ad aprirsi per far invadere il nostro universo dalle forze demoniache del male assoluto. Nei ben ventidue giga di pesantezza del gioco, che per una notte intera abbiamo scaricato in redazione in preda alla frenesia pura, per quanta fosse la voglia di giocare all'ultimo splendido capitolo, c'è quindi poco spazio per i dialoghi ed il superfluo. Lo spazio è tutto per la sostanza, dunque, giocare, divertirsi e non pensare a nulla, La base stessa del videogioco, del resto
LA RINASCITA DEL MALE
Tanta, decisamente tanta, carne al fuoco. Carne che viene squarciata, violentata e devastata nei modi più cruenti. In un tripudio di dolore e catarsi spirituale degna del miglior set gotico di ultraviolenza interattiva. Scene che ci annebbiano la vista nel sangue e che ci riportano alla memoria i tempi migliori in cui il primo, leggendario capitolo faceva strage di cuori. A livello di comparto audiovisivo siamo su piani decisamente elevati, anche in questa conversioni. Non esistono molti titoli di confronto diretto su piattaforma Nintendo Switch, questo è vero, ma oggettivamente bisogna riconoscere che è stato fatto un ottimo lavoro.
Molti scenari proposti sono decisamente evocativi, con particolari molto curati, come piccoli scorci, animazioni ed effetti di luce azzeccati e coinvolgenti, che fanno bella mostra di sé anche sul colorato ibrido Nintendo. Alcune scene interne ai livelli, come lo stuolo di candele votive accese sul pavimento, è a tratti impressionante e coinvolgente. Il setting, di fatto, è quello tradizionale fanta-horror ideato nei primi anni novanta per il primo capitolo, che rivive grazie a un'interpretazione moderna eppure fedele; il level design delle mappe e degli ambienti interni ed esterni è davvero ispirato, in grado di offrire una sfida dall'attitudine “in your face” ma che si presta anche ad alcune deviazione strategiche. Musica, effetti sonori e doppiaggio sono di buon livello e offrono spesso una colonna sonora mirata ma mai troppo invasiva rispetto al gameplay stesso.
Level design, monster design e ricchezza di particolari fanno di DOOM un titolo curato e imperdibile per i fan storici della saga.
IL COLLEZIONISTA DI OSSA
Questo nuovo DOOM offre un livello di rigiocabilità eccezionalmente alto, grazie alla presenza di diversi item collezionabili sparsi nei livelli. Queste speciali unità hanno una doppia funzione, da una parte narrativa, perché cercano di dare coerenza a un mondo alieno che ormai è fin troppo noto ai fan storici, con tasselli di trama che vanno ad approfondire alcuni particolari accessori ma piuttosto interessanti. Ma la meccanica ha anche valenza esplorativa: una volta ripulito il livello, potrete indugiare nella ricerca di tutti questi piccoli segreti per collezionare finalmente qualche elemento nuovo. La collezione, inoltre, non è fine a se stessa, ma permette di avere a disposizione risorse spendibili per poter potenziare le armi, le armature e diversi elementi di gioco. Il citazionismo storico, che include la riproduzione di livelli classici e persino la presenza del DOOMGUY in versione pupazzetto è decisamente uno sfizio nerd appagante e piacevole.
L'interfaccia di DOOM è molto pulita e funzionale, con due semplici barre a fondo schermo che permettono di tenere sempre sotto controllo vita e armi.
UN DEMONE È PER SEMPRE
A livello di gameplay DOOM è un titolo che a volte è fin troppo legato al passato, con l'assenza quasi totale di coperture dietro cui ripararsi e che richiede decisamente una enorme bravura da parte del giocatore. Una lieve meccanica survival è presente nel titolo, con la presenza di armi con munizioni limitate, e una necessaria impostazione strategica delle proprie azioni. Un elemento molto spettacolare che colpisce è l'introduzione delle cosiddette morti scenografiche, chiamate nel gioco “uccisioni epiche”, delle vere e proprie fatality in stile Mortal Kombat in cui, al grido di FINISH HIM! si dà l'ultimo colpo di grazia al demone marziano di turno.
Il massimo del godimentoOvviamente il massimo del godimento sarà quando nelle nostre mani, sporche di Nutella e sangue, arriverà finalmente la motosega! E lì il vero fan storico di DOOM verserà una vera lacrima di gioia e nostalgia. Molte le varianti proposte dal gioco, dal sistema di rune sbloccabili fino al potenziamento progressivo delle armi, le cui munizioni dipendono spesso dall'uso pregresso di motosega o BFG9000, l'arma definitiva del titolo che si raccatta nei livelli avanzati. La presenza di un editor, denominato SnapMap, dona ulteriore longevità al titolo che, i più esperti, completeranno in una dozzina di ore medie di gioco. Un titolo decisamente ben realizzato, ponte tra vecchio e nuovo modo di giocare gli sparatutto, ma sempre il più grande re nel regno da lui stesso creato. DOOM è tornato. Tremate demoni.
L'articolo DOOM – Recensione è estratto da GamesVillage.it.



