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Cover DOOM

Sviluppato da id Software e prodotto da Bethesda Softworks, DOOM è uno sparatutto in 1a persona uscito il 13 maggio 2016 per Xbox One.

DOOM fa il suo ritorno offrendo un'esperienza di gioco moderna e brutalmente divertente. Demoni inarrestabili, armi incredibilmente distruttive e movimenti fluidi e rapidi costituiscono le basi per un intenso combattimento in prima persona. Elimina orde di demoni nelle viscere dell'inferno nella campagna per giocatore singolo o sfida i tuoi amici in una delle numerose modalità multigiocatore. Espandi l'esperienza di gioco grazie all'editor DOOM SnapMap: crea, gioca e condividi i tuoi contenuti con tutto il mondo.

8.8

Recensioni

14 utenti

PlayStation Bit

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Il lander NASA InSight sbarca su Marte e DOOM gli augura buona fortuna

Come molti di voi sapranno, il nuovo lander NASA InSight ha raggiunto la superficie di Marte e ha iniziato l'esplorazione del pianeta rosso. Per l'occasione, ecco arrivare un augurio di buona fortuna … · Leggi tutto l'articolo

Myggdrasil

Myggdrasil ha scritto una recensione su DOOM

Cover DOOM per Xbox One

L'era del Doom Slayer

E' difficile immaginare un gioco che sia stato importante quanto Doom. La serie ideata da Id Software nel lontano 1993 ha contribuito, assieme a Wolfenstein, a forgiare il genere degli sparatutto in prima persona così come li conosciamo oggi.
Questo lo sapete tutti. Da allora, Id Software è sempre stata sinonimo di fucili a pompa, motoseghe e cannoni fottutamente grandi. Per quello che mi riguarda, questa software house leggendaria, che rientra a pieno titolo fra le favorite in assoluto dal sottoscritto, ha sbagliato veramente pochi colpi nel corso della sua esistenza, e anche in quei casi si trattava comunque di prodotti più che buoni (penso ad esempio a Doom 3, che all'epoca fece storcere il naso a molti, ma che fa ampiamente il culo a gran parte degli fps recenti).
Già, Doom 3. L'ultima iterazione del brand risaliva al 2004. Troppo, troppo tempo era passato, anche considerando che nemmeno Quake 4 (che ho apprezzato comunque, anche se orfano dei suoi creatori originali) era riuscito a brillare in un mercato all'epoca molto più competitivo di quello attuale (non era ancora uscito Call of Duty 4 e prodotti eccellenti come Painkiller, Halo 2 o Half Life 2 erano ancora relativamente freschi di pubblicazione).
Insomma, sembrava quasi un paradosso che, negli anni d'oro degli sparatutto, i due "padri fondatori" non riuscissero a mantenere il trono guadagnato con tanta fatica. Le cose cambiano, però, e, nel 2016, Doom può davvero definirsi come uno dei migliori sparatutto di una generazione che, a dire il vero, aveva visto morire il genere lentamente fra le reti di una semplificazione eccessiva che andava a scapito del divertimento a tutto tondo.
L'obiettivo di Id Software è quello di riportare sullo schermo un'esperienza simile al capostipite, mettendo da parte tutte le velleità narrative o cinematografiche a favore di un'azione che scorre incessante dal primo all'ultimo secondo di gioco, pur senza rinunciare ad alcuni elementi di modernità, inseriti invero con buon gusto e sapiente accortezza.
In Doom impersoneremo un uomo senza nome, chiamato, in quest'occasione, Doom Slayer, uccisore del destino. Le battute iniziali della vicenda saranno confuse. Ci risveglieremo da un lungo sonno in una stanza invasa dai demoni, e, dopo esserci liberati da alcuni vincoli che ci tenevano ben stretti, dovremo far fuori questa gentaglia infernale grazie ad una semplice pistola. Tempo di durata della cutscene iniziale: cinque secondi.
Dopo cinque secondi, Doom getta il giocatore in pasto all'azione, mettendo volutamente da parte qualunque dialogo, o filmato, o quello che volete. Non che la trama sia del tutto assente, chiariamoci. Ben presto, infatti, faremo la conoscenza del Dottor Hayden, un inquietante figuro dalle fattezze robotiche che ci chiederà di fermare la dottoressa Olivia Pearce, la quale è intenzionata ad aprire un portale demoniaco per far invadere Marte da un'ondata di demoni e altre cose carine.
I personaggi, dunque, sono tre. Quattro se includiamo anche Vega, l'intelligenza artificiale che gestisce i laboratori marziani della UAC. Essi interagiscono con noi quasi sempre a distanza, tramite comunicazioni radio, senza interrompere mai il flusso del gioco. Non chiacchierano tantissimo, dicono giusto il necessario per contestualizzare la vicenda, facendoci anche sentire un po' meno soli. La cosa interessante è che Doom, in realtà, presenta un nutrito codex in cui sono riunite informazioni sui mostri, sull'ambientazione, sulle armi e sui personaggi, la lettura del quale rivela una ricercatezza inaspettata nella costruzione del mondo di gioco.
Dire che Doom trascura il suo impianto narrativo, dunque, è falso. Semplicemente lo mette da parte in favore del gameplay nudo e crudo.
E che gameplay, signori. La base è quella dei vecchi arena shooter, come Quake III: Arena. Il Doom Slayer potrà saltare, afferrare le sporgenze per arrampicarsi e, ovviamente, sparare. La ricarica delle armi è stata del tutto eliminata, mentre è stata inserita la possibilità di afferrare un nemico stordito ed effettuare una cruenta fatality che ci donerà qualche punto vita. Perché si, udite udite, in Doom si ritorna ai cari punti salute di una volta. L'unico modo per ripristinare la nostra energia sarà quella di raccogliere i medikit sparsi per la mappa, o, appunto, uccidere i nemici, il che ci spingerà: 1) a muoverci più in fretta e in continuazione; 2) ad essere quanto più aggressivi possibile.
Tutto, come avrete intuito, è calcolato per far sì che il giocatore non si nasconda dietro una sterile copertura, anche perché, semplicemente, la maggior parte degli avversari disporrà solo di un moveset legato al corpo a corpo. Quindi tanti saluti ai giocatori cresciuti con Call of Duty o Gears of War: dovrete abituarvi ad un ritmo sostanzialmente diverso.
E si, i nemici. I nemici. Metà della bellezza di uno sparatutto viene dal suo level design, l'altra metà dai suoi nemici. I nemici di Doom sono quelli classici che gli appassionati hanno conosciuto nel corso della serie. Partiremo dai semplici zombie eliminabili con un paio di colpi e cresceremo progressivamente in grandezza e larghezza fino ad arrivare a dei temibili demoni dalle fattezze taurine alti più di qualche metro e capaci di eliminarvi con un singolo colpo alla difficoltà più alta, per non parlare delle boss fight (ce ne sono tre), che sono state progettate in maniera molto carina e originale e che richiederanno di apprendere a menadito le movenze dell'avversario.
Il moveset dei demoni di Doom è semplicemente perfetto. Ogni tipologia di demone disporrà di diverse abilità, ognuna anticipata da un frame di "avvertimento" che ci permetterà di evitarle, qualora saremo abbastanza bravi. Può sembrare banale, ma non tutti gli fps recenti hanno un game design simile. Anzi, la maggior parte degli sparatutto contemporanei ha proprio un game design pigro. Ma bando alle ciance.
Il fulcro del gameplay di Doom è proprio l'apprendimento. Certo, acquisendo nuove armi avremo molte più possibilità e, diciamo, saremo più forti, ma sarà sempre importante capire come e quando utilizzare ogni bocca da fuoco con i relativi potenziamenti sbloccabili.
La sensazione è che il gioco possa essere padroneggiato, quasi si trattasse di un picchiaduro o di un hack and slash simile a Devil May Cry. Tanti titoli hanno inserito delle meccaniche ruolistiche in maniera forzata, senza che queste ultime riuscissero ad arricchire realmente l'esperienza.
Doom, però, ha la brillante idea di relegare i vari potenziamenti ad oggetti sparsi per la mappa, spingendo il giocatore in maniera intelligente all'esplorazione dei livelli (il gioco presenta stage molto, molto vasti e ricchi di segreti e zone nascoste. Davvero nascoste, dico, alcune sono complicate da raggiungere). Insomma, anche in questo caso non aspettatevi un'esperienza passiva, con una sterile raccolta di punti esperienza o cose del genere.
Doom vuole essere veloce, violento, quasi sgarbato, a tratti, e riesce ad esserlo fino in fondo. Tutto, dall'ambientazione, alla colonna sonora (che impressione che mi ha fatto ascoltare del metal suonato come si deve in un videogioco, dopo tanto, troppo tempo!), al gameplay cerca di valorizzare questo bisogno di velocità e di violenza. Non c'è una virgola fuori posto, il game design e il level design sono perfetti.
Ma quindi, questo Doom è un gioco da dieci? Oggettivamente no. Qualche difettuccio ce l'ha, principalmente nel comparto tecnico che sacrifica il livello di dettaglio a favore di un frame rate granitico e ancorato costantemente ai sessanta fotogrammi al secondo (scelta per certi versi coraggiosa e che in fin dei conti ho apprezzato) e sottopone il giocatore a dei tempi di caricamento molto, molto lunghi (questo si, un problema grave) e a qualche sporadico glitch qui e lì.
Ma, tornando alla domanda di qui sopra, la risposta potrebbe anche essere si. Doom è un gioco che si merita il perfect score perché è coerente nelle sue meccaniche di gioco, negli obiettivi che si propone di raggiungere (e che raggiunge in pieno) e perché, nel panorama attuale, rappresenta una boccata d'aria fresca (quale paradosso per un titolo così vecchia scuola) per chiunque desiderasse uno sparatutto valido su console (a parte Halo).
Doom è essenziale. La sua formula è perfettamente bilanciata: non ha eccessi né difetti. Ha tutto al posto giusto.
Per questo potrebbe meritare il dieci. E anche perché cazzo quanto è figa la ost

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