DmC Devil May Cry: vi sentite almeno un po' in colpa?
Certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo. Chi ha avuto la malsana idea di escogitare questo botta e risposta è tra questi.
Chi vi scrive ha amato DmC Devil May Cry.
Forse proprio perché è uno di quei tanti (troppi) titoli incompresi, presi di mira perché hanno osato andare contro lo status quo in un mercato dove gli appassionati di solito si lagnano dei giochi fotocopia, salvo poi non dare uno straccio di possibilità a chi prova a fare la rivoluzione.
Sarebbe molto facile salire sul treno di quelli che ci avevano visto lungo, che avevano sposato il progetto dei gaijin di Ninja Theory fin da subito e applaudito l'iniziativa di Capcom – di una Capcom più lucida di quanto sia ora, e abbastanza ludica da ammettere che la benzina nel serbatoio era finita e aveva bruciato Devil May Cry 4. La verità è che anche chi vi scrive all'annuncio era decisamente scettico e non ha paura di nasconderlo (al punto da dirlo candidamente anche davanti ad Alessandro Taini, l'Art Director del titolo e artista con le palle quadrate).
Ed era scettico anche al day one, quando la sua copia del gioco è arrivata a casa prima di essere fagocitata dal lettore ottico di PlayStation 3.

Enima
No per niente
Garth Brown
Male.
Jungleman
Eh?