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Incatenati alle loot box - editoriale

Nei giorni scorsi, il presidente dell'ESRB, Patricia Vance, ha annunciato un'etichetta per le "transazioni in gioco" che sarà posizionata sulle copie fisiche di quei giochi che permettono agli utenti si spendere denaro al suo interno. Sebbene l'etichetta sarà piazzata sui giochi che includono anche abbonamenti o canzoni scaricabili, si è trattato, essenzialmente, di una risposta alla recente polemica (e alle minacce di regolamentazioni) sulle loot box.



"Sono certa che vi stiate tutti chiedendo perché non stiamo facendo nulla di specifico riguardo alle loot box", ha detto Vance a un incontro con i giornalisti videoludici. "E vi dirò che abbiamo fatto diverse ricerche nelle ultime settimane e mesi, in particolare fra i genitori. Ciò che abbiamo appreso è che un gran numero di genitori non sa cosa sia una loot box e anche coloro che dicono che lo sanno in realtà non comprendono davvero cosa sia una loot box. Quindi è molto importante per noi non focalizzarci sulle loot box di per sé, ma assicurarci che stiamo trattando le loot box come qualsiasi altra transazione in gioco."



È come se la storia si stesse ripetendo. Dopo tutto, è stata la minaccia di nuove leggi che ha portato il gruppo Entertainment Software Association (allora Interactive Digital Software Association) a creare inizialmente l'ESRB. E questo minimo compromesso al nuovo problema è coerente con la sua storia. Sin dall'inizio, il suo obiettivo è stato quello di regolare l'industria giusto quanto bastasse per tenere a bada potenziali azioni da parte del governo e nulla di più.

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11 marzo 2018 alle 10:40