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L'industria del retro gaming potrebbe uccidere la preservazione dei videogiochi - articolo

Non c'è mai stato un momento migliore per giocare ai vecchi videogiochi. Aziende come Nintendo e Sega stanno riconnettendo gli utenti con le proprie eredità attraverso prodotti come SNES Classic Edition e la gamma di giochi su smartphone Sega Forever, mentre tante società di terze parti come Analogue, Hyperkin, Retro-Bit e AtGames stanno realizzando cloni di sistemi che offrono la possibilità di giocare con le cartucce originali con i vantaggi della grafica in alta definizione, i salvataggi e altri benefici moderni. Per di più, abbiamo visto giochi vintage essere pubblicati sui negozi digitali, in particolare la Nintendo Virtual Console e l'eShop di Switch, con quest'ultimo che, grazie all'azienda giapponese Hamster, propone ogni mese nuovi giochi Neo Geo sin dal lancio della console.



La natura dinamica dell'industria videoludica e l'incredibile numero di console, ognuna dotata di proprie specifiche tecniche e peculiarità, hanno portato alcuni esperti a fare nefaste previsioni su come, diversamente da musica, TV e film (media che possono essere facilmente trasferiti da un formato all'altro man mano che nascono nuove tecnologie di archiviazione), i videogiochi siano in pericolo di essere bloccati nel passato, barricati dietro alle peculiarità del proprio hardware-ospitante. L'emulazione ha svolto un grande lavoro nel prevenire questo triste futuro, ma ironicamente il ritrovato successo commerciale di questo settore potrebbe finire per bruciare le sue prospettive a lungo termine.



Una delle più recenti storie di successo dell'emulazione è RetroArch, disponibile gratuitamente: un frontend scaricabile che opera in congiunzione con l'applicazione backend Libretro. È diventato uno dei più rispettati mezzi per giocare ai vecchi giochi sull'hardware moderno; è disponibile per Android, Windows, Mac, Linux e (anche se non ufficialmente, ma grazie all'impegno degli hacker) Nintendo Switch. “Contrariamente a come lo percepiscono le persone, RetroArch non è un emulatore nel senso tradizionale”, spiega Daniel De Matteis, sviluppatore software e attuale capo di RetroArch e Libretro. “RetroArch/Libretro è un progetto di frontend e backend che si propone di creare un proprio ecosistema software che giri come codice dinamico.”

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14 aprile 2018 alle 12:40