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KORG Gadget - recensione

Vi ricordate la guerra musicale tra Activision ed Electronic Arts? C'era un tempo in cui sembrava che il party gaming avesse preso quella china lì, quella delle rock band da salotto e delle periferiche costosissime ma goduriosissime da giocare. Chissà che fine ha fatto quel genere, eh? Magari con una modalità battle royale tra strimpellatori videoludici si potrebbe ringalluzzire, o magari toccherà aspettare che si svuotino i cestoni di plasticose chitarre a 9 euro e 90 di fianco alle casse dei centri commerciali. Nell'attesa, però, che cosa fanno gli appassionati di musica e videogiochi? Beh, su Switch c'è KORG Gadget.



Se è vero che il pianoforte di Nintendo Labo ha intercettato un chiaro bisogno (a giudicare dai tantissimi video di brani più o meno azzeccati che stanno spuntando in questi giorni), è altrettanto vero che non è certo uno strumento capace di soddisfare i più esigenti. Ci si diverte, sia chiaro, ma siamo lontani dalle possibilità offerte dal software sviluppato a quattro mani dal noto produttore nipponico di sintetizzatori e strumenti elettronici, e Detune, già responsabile di analoghi prodotti disponibili su 3DS, smartphone e tablet.



Ora, andiamo subito al primo punto da chiarire: KORG Gadget non è un DAW (Digital Audio Workstation) professionale come potrebbero essere Logic, Pro Tools o anche FL Studio. Su Switch non troverete un software capace di trasformare in realtà tutti i vostri desideri musicali, ma piuttosto una collezione di 16 sintetizzatori con cui giocare (e questo è il termine fondamentale) e sperimentare, magari anche in compagnia.

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26 maggio 2018 alle 17:10