La sentinella - recensione
Militare preparatissimo, Klara, dopo un tragico incidente mentre è in servizio in Siria, viene declassata a "sentinella" nella città di Nizza, dove ritrova la famiglia, mamma single molto amata e sorella minore affezionatissima.
In Francia dal 2015 le Sentinella svolgono sulla strada un lavoro che, pur rubricato come antiterrorismo, è un mix poco gratificante, anche se ugualmente rischioso, fra vigile e poliziotto. Ma Klara è una donna devastata dal PTSD e pure dipendente da oppiacei a cause delle conseguenze dell'incidente. Tutto questo la altera psicologicamente e la induce a reazioni esagerate in situazioni anche di routine. Il che dovrebbe mettere a rischio la sua permanenza nel corpo, perché la donna è così palesemente squilibrata che non si capisce come conservi il suo incarico. E qui comincia a palesarsi una delle tante incongruenze che faranno fallire il film.
In una serata in cui la tesissima Klara cerca di rilassarsi in discoteca, la sua sorellina la commette un'imprudenza che le costerà carissima. Per i malvagi però il sistema non offre l'adeguata reazione, la Giustizia non funziona alla velocità dovuta e Klara non è disposta ad aspettare un minuto di più. Raggiunto e sorpassato il suo punto di rottura, si scatena, forte del suo addestramento e della sua posizione (e del suo senso di colpa).
