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Astria Ascending - recensione

Astria Ascending sembrerebbe un classico JRPG di Square-Enix, non fosse in realtà un progetto particolare, nato dal rimaneggiamento di Zodiac: Orcanon Odyssey, titolo per iOS del 2015 finito nel dimenticatoio. Artisan Studios, già creatori di Super Neptunia RPG, tentano di dare una seconda vita al mondo di Orcanon, nato dalla collaborazione tra un team franco-scozzese (Kobojo) e una penna storica come Kazushige Nojima, da anni al lavoro sui Final Fantasy. Cambiare tutto, per non cambiare nulla, si dice: il risultato è qualcosa di profondamente diverso, eppure molto simile alla sua prima incarnazione.



In quest'operazione, nata per evitare un sequel diretto a cui nessuno si sarebbe interessato, Kazushige Nojima riscrive l'arco narrativo dei suoi personaggi. Cambiano anche i dettagli del mondo di gioco e pur riutilizzando i volti dei protagonisti di Zodiac, Nojima realizza una storia nuova di zecca: non un reboot, quindi, e neppure un remake. Un reimagining, diciamo. Per chi non lo sapesse, Nojima è abituato ad operazioni di questo tipo: non solo è tra gli sceneggiatori ricorrenti dei Final Fantasy (dal VII al XV), infatti, ma è la spalla di Tetsuya Nomura in Final Fantasy VII Remake e Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin.



Astria Ascending ha per protagonista la 333ª Compagnia di Semi-Dei (Demi-God), una truppa di otto eroi chiamata a combattere i Noise per ripristinare l'ordine nel regno di Harmonia. Far parte di questa élite di prescelti è sì un prestigio sociale, ma anche una condanna. I nostri protagonisti, capitanati dalla guerriera Ulan, in cambio di poteri immensi dovranno servire la dea Yuno per tre anni, per poi ascendere e morire con onore. L'intreccio vero e proprio comincia a tre mesi da questo fatidico e inevitabile evento.



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27 settembre 2021 alle 14:11