Overrogue – Recensione Speedrun
I ragazzi di KEMCO tornano su PlayStation: ecco a voi la recensione Speedrun di Overrogue, titolo che ci mette nei panni di un demone. Dimenticatevi però quelli tipici dell'immaginario collettivo. Sael infatti è un po' meno aggressivo dei suoi fratelli, ma nonostante tutto tenterà di diventare il re dell'Underworld. Scoprite con noi se l'impresa di questo giovane è stata un successo oppure un fallimento.
Dal golf alle carte
Se seguite le nostre recensioni, ricorderete sicuramente il divertente RPGolf. La precedente opera di KEMCO ci ha davvero stupido, con meccaniche divertenti e ben strutturate. Messi però da parte putter e palline, il team ha deciso di tornare su terreni più conosciuti. Overrogue, sviluppato da Exe-Create è infatti un gioco di ruolo con meccaniche di deck building di stampo molto classico. I giocatori, come detto, vestono i panni di Sael, un giovane demone che si ritrova suo malgrado invischiato nella lotta per diventare Overlord, ossia l'essere che regna incontrastato sull'Underworld.
Il twist della trama, oltre al fatto che Sael sia incredibilmente debole e vada incontro a morti (non permanenti, per fortuna) molto spesso è che il ragazzo è anche il figlio dell'attuale Overlord. A causa di un incidente i suoi poteri sono stati troncati, ma nonostante questo lotterà per abbattere ogni avversario. Il meccanismo che porta a diventare capo dei demoni implica il completamento di speciali dungeon, chiamati Labirinti. All'interno delle strutture si dovranno scegliere percorsi e affrontare mostri sempre più forti. Sael, per sua fortuna, troverà nel corso della storia una serie di compagni pronti ad aiutarlo nell'impresa. In tutto questo, purtroppo, il giocatore si perde dopo poche ore. La mole di dialoghi è insostenibile, soprattutto per un titolo che dovrebbe alternare azione e narrazione.
In aggiunta a questo, la maggior parte degli scambi di battute (unicamente in inglese, senza doppiaggio) è totalmente trascurabile. Fin da subito viene peraltro data al giocatore la possibilità di saltare tutti i dialoghi, concentrandosi sul combattimento: inutile dire che il rischio di cedere alla tentazione c'è. Nonostante questo, ci siamo lanciati nei dungeon per tentare di ottenere le scintille necessarie a diventare Overlord. Ogni labirinto propone uno o più piani, in cui scegliere la propria strada. Oltre ai mostri sono presenti eventi casuali, stanze del tesoro e persino altari per potenziarci. Tutto molto basilare, collegato a meccaniche fin troppi semplici basate sull'utilizzo di mazzi di carte.
Il cuore delle carte
Overrogue come detto è un deck building game: al pari di opere più blasonate come Slay the Spire, il giocatore crea un mazzo con cui attaccare i nemici. A differenza di altre opere in commercio, il titolo di KEMCO include anche una divisione del combattimento in turni basati sulla velocità. Personaggi rapidi possono quindi attaccare più volte in sequenza, per piccole combo. All'atto pratico, comunque, Overrogue è incredibilmente semplice. Di base i protagonisti hanno tre o più punti azione, da spendere per usare carte. Oltre a quelle di attacco, sono presenti anche potenziamenti e trick di combattimento. Nel corso dei dungeon è possibile salire di livello, trovare nuove carte e potenziare quelle in proprio possesso.
Tutto come detto molto semplice, con una curva di difficoltà risibile. I giocatori più esperti non avranno problemi a terminare i primi labirinti senza fatica, anche giocando alla più alta delle due difficoltà. Per procedere con la storia, però, sarà necessario ripetere aree già completate per ottenere denaro da spendere per nuove carte. Il meccanismo di ottenimento è la parte meno convincente di Overrogue: attraverso una macchina Gacha si investono monete demoniache, in una sorta di shop per giochini da cellulare che (per ora) non comporta microtransazioni. Il potenziamento dei mazzi è quindi totalmente casuale, un concetto che in un deck building game non è propriamente onesto né coinvolgente.
Ad aggiungersi a questo problema e ai dialoghi eccessivamente prolissi, troviamo una generale insipidità dell'opera. I personaggi secondari sono totalmente dimenticabili, mentre le battute fanno il verso a Disgaea e simili ma sono spesso banali e scontate. Sono presenti collezionabili, a cui non si farà quasi caso. Sono inoltre disponibili una serie di missioni secondarie, in cui però basta girovagare per la città e parlare con qualche NPC. Dello stesso tenore anche la colonna sonora, con tracce spesso ripetute nel tempo, e una grafica piacevole ma che non passerà alla storia per innovazione. Buona invece la longevità, annacquata dalla necessità di ripetere varie volte i labirinti ma comunque attestabile sulla decina di ore (anche raddoppiabili se leggerete ogni singolo dialogo).
Trofeisticamente parlando: entra, uccidi, ripeti
La lista trofei di Overrogue è incredibilmente semplice e non include (fortunatamente) coppe che obblighino a trovare tutte le carte o gli oggetti disponibili. Oltre a una serie di trofei legati alla storia, sono presenti richiese che implicano l'uccisione di un certo numero di mostri, il potenziamento di carte e l'utilizzo della macchina Gacha. La sfida più lunga è sicuramente quella di completare cento labirinti, assieme alla necessità di portare a termine tutte le missioni secondarie. Nonostante questo, si tratta di un Platino molto semplice, alla portata di qualsiasi cacciatore.
L'articolo Overrogue – Recensione Speedrun proviene da PlayStationBit 5.0.
