Hirogami – Recensione
Una sfida interna a un grande sviluppatore come Bandai Namco, in cui un manipolo di persone sono invitate a sviluppare un titolo secondo il loro gusti, le loro aspettative e idee, completamente liberi da dinamiche di mercato, ma con un budget e un tempo prestabilito. È nato così Hirogami, dalla volontà di quattro persone tra Giappone e Malesia. E si presenta straordinariamente ben fatto, come un piccolo grande prodotto indie. Curiosi? Prendete della carta e seguiteci nella recensione di Hirogami.
Gli origami prendono vita
Hirogami è basato sull'antichissima arte degli origami, cioè del piegare la carta per ottenerne forme tra le più disparate, dai basilari aerei fino alle forme più complesse come possono essere rane, cigni, fiori e molto altro. L'idea di base è stata quella di realizzare un titolo a partire da qualcosa di statico e renderlo dinamico, vivo e interessante da giocare.
Il Mondo di carta di Hiro, il nostro protagonista, viene colpito da una piaga che prosciuga i poteri dagli esseri che mantengono l'ordine. Spetterà a lui, dopo un iniziale tutorial, riuscire a capire cosa sia successo ma soprattutto portare di nuovo l'ordine e l'armonia nel territorio devastato dall'invasione degli esseri digitali che lo hanno occupato. Livello dopo livello, la nostra missione sarà chiara e verremo a contatto con diverse ambientazioni, diversi personaggi e nuove capacità di movimento che conquisteremo un poco alla volta.

Uno, nessuno, centomila (quasi…)
Hirogami è un gioco d'azione in tre dimensioni con visuale che muta di volta in volta, passando da isometrica al lato, dall'alto o a volo d'uccello a seconda delle situazioni. Hiro, il nostro protagonista, perde i suoi poteri di trasformazione all'inizio del gioco e si trova praticamente inerme. Ma dopo i primi passi un po' complicati riusciremo a ottenere la forma dell'armadillo, un animale notoriamente coriaceo e dotato dell'abilità di poter diventare una ruota e un ariete contro i nemici. Vale la pena menzionare che non troveremo nemici fatti di carta, ma saranno digitali.
Infatti i Glitches non hanno un aspetto definito ma risultano amorfi, dei blob informi neri che possono mutare e creare delle barriere, delle punte o quant'altro per resistere ai nostri attacchi. Non saranno particolarmente duri da abbattere, ma la loro capacità di moltiplicarsi e attaccare in grande quantità ci farà sudare più di qualche camicia. Tornando alle forme in cui Hiro può mutare, avremo successivamente la rana e il gorilla, ognuno con le sue peculiarità. La rana è particolarmente utile grazie alla sua capacità di prodursi in ampi slanci saltando, ideale per superare gli ostacoli più alti. Il gorilla invece può arrampicarsi sulle liane ed è dotato di grande forza fisica, perfetta per combattere i nemici o distruggere alcune particolari strutture del terreno.

Esplorazione, movimento, combattimento
Il fluire dei livelli permette di passare da sezioni di scoperta dei dintorni, raccolta collezionabili – qui identificati nei fogli di carta – combattimenti e risoluzione di piccoli enigmi ambientali sfruttando le varie forme rese disponibili dal gioco. I combattimenti diventano man mano più complicati con l'avanzare dell'esperienza e a volte impongono di fermarsi a pensare quale sia il miglior approccio, soprattutto quando si è pesantemente in inferiorità numerica e con una limitata quantità di vita a disposizione. In questo abbiamo trovato dei punti particolarmente spinosi, in cui è servita più di qualche morte per capire il giusto approccio alla sfida. Un altro aspetto che merita particolare attenzione è la critica dei salti e delle visuali relative.
Se risulta tutto palesemente immediato nella vista laterale, le cose diventano un po' meno intellegibili quando si sommano la visuale isometrica allo sfruttamento della profondità delle ambientazioni, le quali portano spesso e volentieri a capire male e quindi a valutare di conseguenza male, i tempismi e le portate dei salti. Molte morti inutili e sezioni da ripetere sarebbero potute essere evitate. Abbiamo trovato anche parecchie incongruenze nei salti del gorilla, specialmente in momenti di passaggio tra due liane. In alcuni casi pur essendo vicine, era quasi impossibile saltare dall'una all'altra, mentre in altre occasioni i salti erano decisamente sproporzionati rispetto al contesto, portando inevitabilmente a ulteriore confusione.

Aspetti tecnici e sonori
La colonna sonora di Hirogami è una perla, basata su sonorità tipicamente asiatiche, cinesi e giapponesi, che fa da sottofondo senza mai infastidire e annoiare, ma supportando sempre la narrazione e l'esplorazione dei livelli. Il comparto tecnico si è dimostrato quasi perfetto, con transizioni tra le varie forme di Hiro belle da vedere e con una caratterizzazione giusta e raffinata delle movenze nelle varie forme del protagonista.
Avremmo preferito in generale una capacità più spigliata di movimento, dato che tutte le forme del nostro eroe risultano sempre “lente” e la soluzione migliore per spostarsi alla fine diventa l'armadillo rotolante, ma non possiamo essere troppo severi in questo frangente. Una nota di merito è da dedicare all'ottimizzazione del team di sviluppo, in cui si può notare chiaramente una volontà di economia a livello di risorse. Tra questo, è possibile notare che Hiro viene renderizzato circa due volte al secondo quando è fermo, permettendo di risparmiare risorse hardware e dando la sensazione di stop motion.

Hirogami è splendido
Ma insomma, Hirogami ci è piaciuto? Si, assolutamente sì. Al netto di qualche piccola imperfezione, Hirogami è un titolo che andrebbe provato a prescindere da tutto, anche solamente per il fatto di essere sviluppato da sole 4 persone con dei limiti di tempo e budget all'interno di una sfida interna all'azienda. Hirogami è divertente, racconta una storia di aiuto, di supporto e di amicizia, anche di riscatto se vogliamo. Le ambientazioni meritano una occhiata anche solo per l'amore che riesce a trasparire da ogni singolo angolo del gioco, così come dalla realizzazione degli enigmi e del fluire del gameplay. In buona sostanza consigliamo Hirogami a chiunque voglia provare una esperienza indie di particolare pregio.

Il Platino di Hirogami
La lista trofei di Hirogami è composta da 36 coppe, divise in 20 di bronzo, 10 d'argento e 5 d'oro, con uno scintillante e prezioso Platino. La conquista di quest'ultimo sarà affare abbastanza tosto dato che sarà necessario completare una buona fetta dei livelli senza subire colpi o senza perdere una certa quantità di vita. Questa è senza dubbio la maggiore sfida di una lista tutto sommato risicata ma che impone una pianificazione oculata dei propri passi nei livelli. Niente che non sia alla portata di un Cacciatore senza macchia e senza peccato, però.
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