Romeo is a Dead Man – Recensione
Dopo la caotica conclusione di No More Heroes 3 e l'impossibilità di continuare il franchise, Grasshopper Manufacture e il suo fondatore (nonché principale artista) Goichi Suda erano di fronte ad un dilemma. E ora, cosa si fa? Cambiare genere non sarebbe stata una scelta così insolita, considerando l'esistenza di titoli come Shadow of the Damned e i Silver Case, tuttavia Killer is Dead dimostra come la compagnia possa anche insistere sul character action pur non utilizzando Travis Touchdown.
Il progetto Romeo is a Dead Man è nato decisamente dalla seconda scelta. Un gioco action presentato nel classico stile di Suda51 che fonde Noir e Assurdismo, sia nelle tinte estetiche che nella sceneggiatura. Un titolo il quale, per banalizzare molto, si potrebbe inquadrare come "No More Heroes 4 ma non potevamo chiamarlo così".
Romeo is a Dead Man Recensione
La storia segue Romeo, o forse dovrei dire Dead Man, un giovane sceriffo il quale un giorno trova una ragazza senza memorie, Juliet e se ne innamora follemente. Tuttavia, un giorno Romeo viene aggredito da un demone bianco, la cittadina nel quale lavora esplode a causa di un paradosso temporale e una pletora di Juliet dalle caratteristiche differenti cominciano a terrorizzare l'universo frammentato.
Grazie a suo nonno, Romeo, o forse dovrei dire Dead Man, viene salvato e si trasforma in un "Dead Man", viene reclutato dall'FBI intergalattica e comincia a viaggiare per lo spazio e il tempo alla ricerca di Juliet, scontrandosi nel mentre non solo con gli alter ego malvagi della sua fidanzata ma anche con dei criminali in grado di muoversi nello spazio tempo.

Le backstory dei personaggi sono spesso raccontate tramite dei fumetti.
Una storia assurda
Il tutto nel mentre Romeo, o forse dovrei dire Dead Man, si porta sulla schiena l'anima digitalizzata del nonno; il più grande scienziato di tutti i tempi e inventore del viaggio nel tempo, Benjamin Stargazer. In questa sinossi, è probabile diverse cose abbiano attratto la vostra attenzione, come è altrettanto probabile avrete esclamato "eh?" all'apparente casualità con la quale ho elencato elementi di trama apparentemente assurdi.
Il motivo per questo mio approccio è semplice: leggere queste righe di sinossi è una buona introduzione allo stile di Suda51. Non aspettatevi ci siano enormi approfondimenti su cosa sia l'FBI intergalattica, domande serie sul cosa significhi che l'universo è frammentato o lunghi svolgimenti che connettano bene i vari punti del viaggio di Romeo, o forse dovrei dire Dead Man.
La storia viene presentata così come l'ho descritta, diretta, in fretta, senza troppi preamboli. Si tratta di un tipo di narrazione molto particolare, sicuramente non per tutti. Suda51 e il suo team citano costantemente le proprie influenze (la storia in sé è un misto tra Romeo e Giulietta e Ritorno al Futuro) e introducono nuove idee di continuo, senza passarci sopra molto tempo.

Quasi ogni screenshot che ho preso è interessante da vedere
Ho definito questo approccio "assurdismo" e lo intendevo nel senso letterale della parola. Nulla ha un senso intrinseco, le cose succedono e sta alle persone dargli il valore che ritengono giusto. Sotto questo punto di vista, Romeo is a Dead Man è probabilmente il lavoro più assurdo di Suda51, decisamente meno tagliente della critica alla cultura americana e alla figura degli eroi portata da No More Heroes o all'altrettanto pesante condanna della cultura dell'isolazionismo personale straripante in Giappone, affrontata nella prima route di 25th Ward: The Silver Case.
Ciò risulta in un'avventura decisamente memorabile ma anche molto confusionaria, forse un po' troppo. Non è strano per un gioco di Suda51 concludersi senza veramente arrivare ad un punto chiaro, o con enormi colpi di scena, o con cliffhanger palesemente fasulli e che non porteranno mai ad un vero e proprio sequel.
Romeo is a Dead Man però secondo me esagera un po', o meglio, non riesce a offrire un buon finale, anche considerando l'approccio inusuale del creatore verso le conclusioni. L'esperienza generale della narrazione è buona, anche ottima in alcuni punti. Si mantiene sempre interessante e varia nel tipo di cattivoni proposti nei vari livelli, però l'ultimo atto...non mi ha proprio convinto.
Questo anche perché il livello finale non è un granché nemmeno da giocare, a causa di una presenza esagerata di nemici e una posizione dei checkpoint decisamente rivedibile...ma effettivamente, non ho ancora parlato del gioco in sé, quindi, cambiamo gusto e parliamo di com'è giocare Romeo is a Dead Man.

I livelli sono ambientati in anni diversi, per quanto tendenzialmente sempre attorno alla città di Romeo, o forse dovrei dire Dead Man.
No More Heroes 4?
Romeo is a Dead Man è veramente molto reminiscente di No More Heroes 3. Non c'è modo di girarci attorno, al punto che secondo me potreste già sapere se questo gioco vi piacerà o meno basandovi sull'ultima avventura di Travis Touchdown.
Non è una copia carbone, ha molte cose in più, sia a livello di sistema di combattimento che nel level design, però la sensazione, pad alla mano, è familiare. La struttura del gioco è molto rigida e volutamente abitudinaria. Iniza con un viadeo dove il protagonista rivive la sera della sua morte, Romeo, o forse dovrei dire Dead Man, si sveglia a bordo della nave intergalattica dell'FBI, rovescia la cioccolata calda in parte alla sveglia, si lamenta dell'incubo e viene liberato nell'hub principale.
Dopo un briefing del capitano di turno, bisogna analizzare le coordinate del livello successivo tramite un minigioco di pong, poi si guida la nave verso il livello principale o verso una delle varie arene di combattimento sparse per l'universo, si controlla il proprio equipaggiamento, magari si coltivano i Bastardi (meccanica di skill attive unica di Romeo is a Dead Man) e poi si parte.
Una volta nel mezzo dei livelli si alternano combattimenti ed esplorazione molto semplice, di ambienti piuttosto ristretti e con poco da scoprire. Ogni livello però ha due gimmick, una condivisa tra tutti, l'altra unica per ognuno degli stage.
La gimmick universale è quella del subspazio, una versione digitalizzata della struttura del livello nel quale è possibile raggiungere posti normalmente irraggiungibili. All'interno del subspazio sono nascoste le chiavi necessarie per accedere al boss.
Utilizzando il subspazio, i livelli acquisiscono un'interessante dimensione puzzle, alternando l'esplorazione in due mondi interconnessi. Purtroppo la meccanica è molto basilare e serve principalmente per variare esteticamente l'esperienza, tuttavia l'ho trovata carina (eccezion fatta per il livello finale).
Le gimmick uniche invece sono molto simili a quanto visto, appunto, in No More Heroes 3. I vari livelli han delle peculiarità molto distinte, sia estetiche che di gameplay. C'è un livello horror, uno in cui ti accompagna un minion, uno nel quale la musica decide quando i nemici ti attaccano e quando no...
Grazie a queste ed al sistema di combattimento molto divertente, per quanto semplice, Romeo is a Dead Man riesce a divertire molto durante le sue quindici ore di storia...tuttavia, non trovo si trovi in questi elementi il punto di forza dell'esperienza.

Molti menù han estetiche uniche molto varie
Estetica prima di tutto
Per quanto possa sembrare superficiale, trovo il miglior pregio di Romeo is a Dead Man all'interno della sua estetica...o meglio, delle sue estetiche. La faccio semplice, non è possibile staccare gli occhi dal gioco senza perdersi qualche trovata interessante e/o estremamente strana.
Il gioco offre almeno 4 diversi tipi di pixel art, sia usate per minigiochi, sia per momenti specifici di trama, sia semplicemente perché...perché no? Pur passando la maggior parte del tempo all'interno dei livelli tridimensionali, è impossibile trovare monotonia in ciò che Romeo is a Dead Man ti mostra.
I video alternano tra animazioni in engine, animazioni anime 2D, animazioni completamente no sense e surreali e fumetti con animazioni basilari...ma stili grafici differenti basati sui vari personaggi del gioco. Inoltre tornano le solite scene in stile visual novel che richiamano Silver Case, ormai molto comuni nei giochi di Suda51.
Insomma, c'è sempre qualcosa di banalmente molto figo a schermo ed è in questo che trovo il principale punto di forza del gioco.
Kill the Past e le performance
Se qualcuno sta leggendo questa recensione e si chiede "ma quindi, cosa centra Romeo is a Dead Man con gli altri Kill the Past?", mi state confondendo e mi fate anche un po' paura. Kill the Past è essenzialmente una serie che esiste, più o meno, per collegare i vari giochi scritti da Suda 51 in un singolo universo.
Non condividono una vera e propria storia comune, ma più che altro dei temi (principalmente il fatto che bisogna uccidere il passato per andare avanti con la propria vita) e dei personaggi, ri-utilizzati di gioco in gioco in ruoli sempre più strani, da Travis Touchdown che compare prima in Killer7 che in No More Heroes alle comparsate di Kamui in Travis Strikes Back.
Romeo is a Dead Man è a sua volta parte della serie Kill the Past. A livello tematico, è palese. A livello stilistico, lo capirete quando Romeo, o forse dovrei dire Dead Man, urlerà KILL THE PAST all'inizio di ogni missione, a livello di universo...vi invito a scoprirlo. Io non l'ho capito, io non ho capito tante cose della fase finale di questo gioco.
Sicuramente è un titolo da recuperare per chiunque sia fan dell'autore, difatti personalmente l'ho apprezzato molto...però purtroppo questo apprezzamento potreste non averlo visto riflesso in un gran voto. E ciò è dovuto al classico tallone d'Achille dei giochi recenti di Grasshopper...le prestazioni.
Giocato su PlayStation 5, Romeo is a Dead Man è molto altalenante. A tratti va benissimo, a tratti ha cali enormi, a volte sono morto senza capire cosa stesse succedendo perché il basso framerate si è fuso con il terribile motion blur offuscando per intero l'immagine.
Confrontandomi con colleghi che han avuto l'opportunità di recensirlo su PC, pare che anche lì ci siano dei problemini purtroppo difficili da ignorare. Spesso ho cercato di limitare quanto dei problemi di performance potessero impattare sulla mia valutazione di un gioco, solitamente pensando "quanto mi ha impattato sull'esperienza?"
E nel caso di Romeo is a Dead Man, l'impatto c'è stato e non posso negarlo. Spero in ottimizzazioni extra per il day one, ma io posso solo recensire ciò che ho giocato, non ciò che giocherò in futuro, quindi mi tocca dedicare questa parte della recensione a questa critica negativa.
Fortunatamente, l'aspetto grafico penso sia uscito molto bene e non soffra di alcuna limitazione, a differenza di quanto successo con No More Heroes 3, evidentemente castrato da un mix di risorse del team di sviluppo e un hardware che stava già boccheggiando.
Questo problema di performance, unito ad un finale che proprio non ho apprezzato, sono i principali punti deboli dell'opera. Per il resto, si tratta di un buon gioco, con un'estetica unica e un approccio alla narrazione interessante. Non siamo davanti ad un titolo che mi ha colpito quanto un Killer7 o un 25th Ward The Silver Case, tuttavia penso Romeo is a Dead Man sia una tappa obbligata per i fan di Suda51.
Romeo is a Dead Man ha diverse cose dalla sua parte. Trovo sia una tappa obbligata per ogni fan di Suda51 e al contempo una buona prima infarinatura sulla visione particolare di questo artista. Ha un'estetica fantastica, estremamente varia e con tante trovate memorabili. Il sistema di combattimento fa il suo, senza sorprendere ma divertendo sempre e la musica ha molto stile. Purtroppo però è anche un gioco molto sconclusionato, con un brutto livello finale, dei notevoli problemi di performance e povero in eccellenze sul lato del puro gameplay.
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