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Soulstone Survivors – Recensione

Nel momento in cui si avvia Soulstone Survivors è impossibile non percepire l'ombra lunga di Vampire Survivors. Il genere “bullet heaven” in questi ultimi tempi è infatti esploso, si è moltiplicato e ha generato imitazioni e reinterpretazioni, ma il titolo di Game Smithing — piccolo studio brasiliano nato nel 2022 — non si accontenta di seguire la scia. Vuole strutturare, ampliare e dare forma a un'esperienza più profonda e più ambiziosa. L'uscita dalla fase di accesso anticipato coincide con il debutto su console next‑gen, un passaggio che porta con sé aspettative importanti: più contenuti, più personalizzazione e più caos. Ma soprattutto una domanda inevitabile: riuscirà a distinguersi in un panorama ormai saturo? La risposta, per fortuna, è più interessante del previsto.



Il ritmo del caos: un gameplay che cresce a ogni secondo



Al centro dell'esperienza c'è il Void Hunter, un guerriero trascinato in arene chiuse dove orde di nemici si riversano senza tregua. Gli attacchi sono automatici, ma tutto il resto — movimento, schivata, posizionamento — è nelle mani del giocatore. È un equilibrio particolare: frenetico, ma mai completamente fuori controllo.



Ogni run è una scalata verso il potere. Si parte con un'abilità base, si accumula esperienza, si scelgono nuove skill attive e passive, si costruiscono sinergie elementali che trasformano il personaggio in un vortice di fulmini, fuoco, gelo o terra e si devastano i nemici. La soddisfazione arriva quando la build “scatta”, quando ogni colpo genera un effetto a catena che riempie lo schermo di numeri e particelle.



La varietà dei nemici, oltre novanta tipologie con pattern distinti, mantiene alta la tensione. Alcuni colpiscono da lontano, altri evocano minion, altri ancora creano zone di pericolo che costringono a ripensare il movimento. È un gioco che vive di ritmo, di micro‑decisioni continue e di un flusso che alterna sopravvivenza e potenziamento senza mai rallentare davvero.



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Una narrazione leggera, ma presente



Pur non essendo un titolo narrativo, Soulstone Survivors prova a dare un contesto alle sue battaglie. Il Void Hunter attraversa un portale insieme a un esercito, diretto verso il Void King, ma qualcosa va storto e ci si ritrova soli e circondati da creature ostili.



La storia è minima, quasi un pretesto, ma in parte funziona: brevi cutscene in tempo reale e dialoghi ambientali aggiungono un filo di atmosfera che, in un genere spesso privo di qualsiasi cornice narrativa, risulta sorprendentemente gradito. Non cambia ovviamente la sostanza, ma rende il viaggio più coeso.



Progressione, personalizzazione e un mare di possibilità



Dove Soulstone Survivors mostra davvero i suoi muscoli è nella progressione. Ogni run genera risorse che permettono di sbloccare nuovi personaggi, che sono più di 20, armi alternative, rune e potenziamenti permanenti. Il sistema di crescita è duplice: uno skill tree globale che migliora statistiche generali e uno dedicato a ogni personaggio, che ne definisce identità e stile. Le rune poi aggiungono un ulteriore livello di profondità, modificando abilità e comportamenti in modi che cambiano radicalmente l'approccio alle run.



Le curses, attivabili prima di iniziare una partita, aumentano la difficoltà in cambio di ricompense migliori. È un sistema di rischio e ricompensa che funziona bene, anche se la mole di opzioni può risultare opprimente per chi si avvicina al genere per la prima volta. Il gioco infatti non spiega tutto con la chiarezza necessaria, e spesso ci si ritrova a cercare informazioni esterne per comprendere appieno le meccaniche più avanzate.



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Stile visivo, leggibilità e un caos che resta comprensibile



Soulstone Survivors abbandona la pixel art per un 3D stilizzato che richiama, per palette e font, certe atmosfere alla World of Warcraft. È una scelta che paga: i modelli sono leggibili, gli effetti sono chiari, e anche nei momenti più caotici si riesce a mantenere un minimo di controllo visivo. Le arene, però, soffrono di una certa ripetitività. Sono piccole, statiche, e dopo molte ore tendono a somigliarsi un po' troppo. Un maggiore dinamismo ambientale avrebbe dato più respiro all'esperienza. Il comparto sonoro, invece, sorprende. Le musiche costruiscono un ritmo ipnotico che accompagna perfettamente il flusso del combattimento, mentre gli effetti sonori danno peso e presenza alle abilità. Non è un sound design memorabile, ma è solido e funzionale.



La strada verso il Platino



La lista trofei di Soulstone Survivors è ampia, stratificata e costruita per accompagnare il giocatore lungo tutte le sue fasi di crescita. Il Platino non è un traguardo immediato, ma un viaggio che attraversa l'intero ecosistema del titolo. Una parte consistente dei trofei è dedicata allo sblocco dei personaggi, un vero rito di passaggio che porta a conoscere l'intero roster: dall'Arcane Weaver al Beastmaster, dal Necromancer al Samurai, fino alle classi più particolari come il Cursed Captain o il Monkey King. È un processo che spinge naturalmente a sperimentare, a cambiare stile di gioco e a scoprire sinergie sempre nuove.



Altri trofei premiano la progressione profonda, come il completamento dei vari skill tree, l'ottenimento delle rune o il potenziamento delle armi fino alla rarità artefatto. Sono obiettivi che richiedono dedizione, ma che restituiscono un senso di crescita tangibile, quasi fisico, man mano che il Void Hunter diventa sempre più devastante. Non mancano poi le sfide più impegnative: eliminare centinaia di Lords of the Void, affrontare boss come Ruanok o Bumble, completare mappe al 100%, superare modalità come Overlord o Endless fino al ciclo tre, o scendere nel Titan Hunt per accendere i vari Sigil. Sono prove che mettono alla frusta le build più raffinate e che trasformano ogni run in un banco di prova.




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