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Abbiamo davvero bisogno di PlayStation 6?

PS5 ha quasi sei anni, continua a vendere e molti dei suoi giochi più ambiziosi devono ancora arrivare. Sony sta già lavorando alla prossima generazione, ma la vera domanda è: siamo pronti a cambiare console?



Ogni generazione ha avuto un momento nel quale quella successiva ha iniziato a sembrare inevitabile.



Con PlayStation 2 guardavamo le prime immagini in alta definizione e immaginavamo PS3. Con PS3 volevamo mondi più grandi e fluidi. Con PS4, ray tracing, SSD e caricamenti quasi istantanei rendevano PlayStation 5 qualcosa di concretamente desiderabile.



Oggi siamo nel 2026. PlayStation 5 compirà sei anni a novembre e, seguendo i tradizionali cicli delle console, parlare della sua erede non è affatto prematuro.



Eppure c'è una sensazione difficile da ignorare.



Non significa che Sony non debba realizzarla. Significa chiedersi se questa generazione abbia già espresso abbastanza da farci desiderare quella successiva.
PS5 è una console vecchia solo sul calendario



Dal punto di vista commerciale non siamo davanti a una piattaforma in difficoltà. Al 31 marzo 2026 Sony aveva distribuito 93,7 milioni di PS5 nel mondo, sedici milioni in più rispetto all'anno precedente.



Numeri enormi.



E Sony stessa parla ormai di PS5 come di una console entrata nella fase più avanzata del proprio ciclo, mentre contemporaneamente conferma di stare investendo nella prossima generazione della piattaforma PlayStation. Non esistono però, almeno ufficialmente, una data o un prezzo decisi per il nuovo hardware.



Il punto è che una console può essere avanti con gli anni senza sembrare necessariamente arrivata alla fine.



Ed è precisamente quello che sta succedendo a PS5.
Quei primi anni che quasi non abbiamo vissuto



PlayStation 5 è arrivata nel novembre 2020 in circostanze che difficilmente avrebbero potuto essere più complicate.



La pandemia, la crisi dei semiconduttori e una disponibilità inizialmente limitatissima hanno creato una situazione anomala. Per molto tempo trovare una PS5 nei negozi è stato più difficile che trovare un gioco da utilizzare per dimostrare veramente cosa potesse fare.



Contemporaneamente Sony e gli altri publisher non potevano ignorare l'enorme pubblico rimasto su PS4.



Il risultato è stato un periodo cross-gen particolarmente lungo.



Molti dei giochi più importanti dei primi anni di PS5 dovevano funzionare anche su hardware nato nel 2013. Una scelta commercialmente comprensibile, ma che ha contribuito alla percezione di una generazione partita con il freno a mano tirato.



Quando finalmente PS5 è diventata facilmente acquistabile, una parte considerevole del suo ciclo vitale era già trascorsa.
Il problema non è la potenza. Sono i giochi



Provate a ricordare il salto da PlayStation a PlayStation 2.



Poi quello verso PS3.



E ancora il passaggio a PS4.



Ogni volta bastavano pochi secondi davanti a determinati giochi per capire di essere entrati in una nuova generazione.



Oggi la situazione è differente.



I videogiochi sono diventati tecnicamente impressionanti, ma il progresso visivo procede ormai per dettagli sempre più sofisticati: illuminazione, riflessi, densità degli ambienti, qualità delle animazioni, risoluzione, frame rate.



Sono miglioramenti importanti. Ma raramente provocano quella sensazione di trovarsi improvvisamente davanti a qualcosa che la macchina precedente non avrebbe mai potuto fare.



E questo porta a una domanda ancora più interessante.



Quanto abbiamo realmente visto di ciò che PS5 può fare quando un grande studio sviluppa esclusivamente pensando a questo hardware?



Probabilmente meno di quanto ci saremmo aspettati nel 2020.
Poi è arrivata PS5 Pro



A complicare ulteriormente il discorso c'è PlayStation 5 Pro.



L'aggiornamento di metà generazione ha spostato più avanti il limite tecnico della famiglia PS5, puntando su maggiore potenza grafica e tecnologie di ricostruzione dell'immagine.



E qui nasce un piccolo paradosso.



Se abbiamo appena creato una macchina pensata per offrire versioni migliori dei giochi PS5, quanto deve essere grande il salto della prossima PlayStation per convincere il pubblico a ricominciare tutto da capo?



Non basterà probabilmente mostrare lo stesso gioco con qualche riflesso in più.



PlayStation 6 dovrà spiegare perché esiste.
E se PlayStation 6 nascesse senza dischi?



C'è poi un altro elemento che rende la prossima generazione particolarmente interessante, e questa volta non si tratta di indiscrezioni.



Sony ha annunciato che da gennaio 2028 interromperà la produzione di dischi fisici per tutti i nuovi giochi destinati alle console PlayStation. I titoli già pubblicati, e quelli che arriveranno prima di quella data su disco, non saranno interessati dal cambiamento. Per le nuove uscite successive, invece, il futuro indicato dall'azienda è digitale.



È una decisione che potrebbe dirci molto anche su PlayStation 6.



Sony non ha ancora dichiarato ufficialmente che la prossima console sarà priva di lettore ottico, quindi sarebbe sbagliato darlo per certo. Ma se i nuovi videogiochi PlayStation non verranno più prodotti su disco dal 2028, diventa inevitabile chiedersi quale ruolo avrebbe un lettore fisico sulla prossima generazione.



Potrebbe sopravvivere principalmente per garantire la retrocompatibilità con le collezioni PS4 e PS5, magari attraverso un'unità opzionale simile a quella già proposta con le attuali PS5 Digital Edition. Oppure PS6 potrebbe rappresentare il momento nel quale PlayStation abbandonerà definitivamente il supporto fisico come componente standard della console. Un'ipotesi avanzata anche dagli analisti del settore, ma che al momento Sony non ha confermato.



Ed è un cambiamento molto più importante di quanto possa sembrare.



Perché una nuova generazione non significherebbe soltanto acquistare una macchina più potente. Potrebbe significare entrare in una PlayStation completamente digitale, nella quale il concetto stesso di possesso di un videogioco cambia: niente disco da prestare, rivendere, collezionare o semplicemente conservare sullo scaffale.



Sony motiva la decisione con il progressivo spostamento delle preferenze dei giocatori verso il digitale e ha successivamente ribadito di voler procedere con cautela dopo le reazioni suscitate dall'annuncio.
Il vero nemico di PS6 sono i tempi di sviluppo



C'è poi un problema che nessuna nuova GPU può risolvere da sola.



Realizzare un blockbuster richiede sempre più tempo.



Le grandi produzioni possono occupare uno studio per cinque, sei o persino più anni. Questo significa che nell'arco vitale di una console una software house potrebbe riuscire a pubblicare soltanto uno o due grandi progetti.



Ed è forse questo l'aspetto che rende strana l'idea di correre verso un'altra generazione.



Quando compriamo una nuova console vogliamo immaginare ciò che gli sviluppatori riusciranno a farci tra qualche anno. Ma se quei videogiochi richiedono quasi l'intera durata commerciale della macchina per essere realizzati, hardware e software iniziano a viaggiare a velocità completamente differenti.



Una PS6 più potente non farà automaticamente uscire più giochi.
Sony, però, deve guardare avanti



Naturalmente esiste anche l'altra faccia della medaglia.



Sony non può aspettare che PS5 diventi tecnicamente obsoleta prima di iniziare a pensare alla sua sostituta. Una console viene progettata con anni di anticipo e le decisioni prese oggi determineranno ciò che avremo sotto il televisore domani.



La società ha già confermato ufficialmente gli investimenti sulla prossima generazione e ha spiegato di voler progettare la futura piattaforma tenendo conto di come stanno cambiando le abitudini dei giocatori, rendendo allo stesso tempo l'ecosistema PlayStation accessibile a un pubblico più ampio.



È una frase interessante perché parla di esperienza e di ecosistema, non semplicemente di teraflop.



Forse è proprio lì che si giocherà la prossima generazione.
PS6 dovrà offrire qualcosa di diverso da “più grafica”



Il salto potrebbe quindi non essere rappresentato semplicemente dal 4K più stabile o da un ray tracing migliore.



Tempi di caricamento praticamente inesistenti, mondi più complessi, simulazioni più profonde, intelligenza artificiale, nuove modalità d'interazione, maggiore continuità tra dispositivi e un ecosistema nel quale la distinzione tra generazioni diventi meno rigida potrebbero contare molto di più.



Sony stessa considera AI e machine learning tecnologie sulle quali continuare a investire per migliorare qualità dell'esperienza e sviluppo dei contenuti.



Se PS6 riuscirà a cambiare quello che gli sviluppatori possono fare, allora avrà senso.



Se servirà principalmente a far girare a 60 fps giochi che PS5 esegue a 30, la conversazione sarà decisamente più complicata.
Forse la domanda è sbagliata



Alla fine, quindi, probabilmente avremo bisogno di PlayStation 6.



La tecnologia avanza, gli sviluppatori chiederanno maggiore potenza e nessuna console può durare per sempre.



Ma non necessariamente ne abbiamo bisogno presto.



PS5 ha raggiunto quasi 94 milioni di unità distribuite e Sony ha costruito intorno alla piattaforma un pubblico enorme. La sensazione è che ci sia ancora parecchio da vedere prima di archiviarla mentalmente come “vecchia generazione”.



E forse questa volta Sony dovrà affrontare una sfida diversa rispetto al passato.



Non dovrà semplicemente convincerci che PlayStation 6 è più potente di PlayStation 5.



Dovrà convincerci che esistono videogiochi che, senza PlayStation 6, semplicemente non sarebbero possibili.



Quando vedremo quello, probabilmente smetteremo di chiederci se abbiamo bisogno di una nuova generazione.



In quel momento la vorremo.



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ieri alle 19:41

Condiviso da Sam Fisher.Piace a 3 persone

 

Mi potrebbe mancare non avere in collezione l’ennesima nuova console Sony, ma sarà quasi impossibile farmi accettare il concetto di ‘only digital’…