Silver Pines – Recensione
Ci sono videogiochi che ti catturano sin dalla prima volta che li vedi. Sono situazioni pericolose, perché poi l'esperienza controller alla mano deve fare i conti con quel colpo di fulmine iniziale e il rischio è quello di ricevere una delusione resa più cocente dal contrasto con le ottime attese, o al contrario di ignorare difetti evidenti per il solo fatto che abbiamo il timore di smentire le nostre impressioni iniziali. La fortuna che ho avuto con Silver Pines è che sembrava un ottimo gioco da trailer e immagini e si è rivelato un ottimo gioco anche alla prova dei fatti. Scopriamo perché nella recensione a seguire.
Alla ricerca di Eddie Velvet
Il nostro protagonista è l'investigatore privato Red Walker, che si risveglia confuso in un diner della cittadina di Silver Pines. Dopo essersi ripreso ed aver esplorato l'interno deserto del locale, Red riceve una telefonata da una cabina che gli ricorda che cosa sta facendo in zona. Il suo obiettivo è trovare Eddie Velvet, un musicista scomparso, per conto di un cliente.
Mentre cerca indizi e informazioni, l'investigatore si rende conto che la cittadina è praticamente deserta a causa di un ordine di evacuazione per maltempo. Il problema è che, al di là di alcuni individui con cui interagire per risolvere il suo caso, Silver Pines nasconde creature mostruose che renderanno la permanenza di Red Walker un incubo a occhi aperti. Il vero mistero, insomma, sembra andare ben oltre la semplice scomparsa di Eddie Velvet.
Un mix riconoscibile e perfetto
Quello che emerge subito, dopo pochissimi minuti di gioco, è che Silver Pines è un mix perfetto tra diversi generi e atmosfere ben note agli amanti dei videogiochi, e non solo. Gli ingredienti principali sono il survival horror, che prende a piene mani dai vari Resident Evil; la cittadina spettrale e misteriosa che fa da sfondo alle vicende, dal sapore di Silent Hill o Twin Peaks; e la struttura vagamente metroidvania, con una mappa che presenta ostacoli che si possono superare solo dopo aver ottenuto determinati oggetti. C'è persino un po' di visual novel, se vogliamo paragonare la struttura dei dialoghi con i PNG a questo genere ludico-narrativo. Il risultato finale, come dicevamo, è eccellente.
L'impostazione è quella di un gioco bidimensionale, con il protagonista che si muove nelle due direzioni usando la levetta sinistra. Gli sfondi tridimensionali e la fluidità dei movimenti fanno però dimenticare questi limiti, attribuendo al gioco una profondità che fa il paio con quella narrativa. Oltre a muoversi, Red può saltare in avanti, accucciarsi e arrampicarsi al di là di alcune pareti, oltre a correre con il tasto L1. Ma l'investigatore deve vedersela anche con incontri indesiderati, motivo per cui può colpire violentemente il terreno con il piede, attaccare con armi corpo a corpo, usare armi da fuoco e anche solo schivare di lato per fuggire senza ingaggiare un combattimento.
Le azioni offensive richiedono energia, che è visualizzata da una corta barra nella parte bassa dello schermo. L'esaurimento è rapido, nel senso che bastano tre mosse ravvicinate per lasciare Red senza forze per qualche istante, ma altrettanto rapida è la ricarica. In ogni caso, meglio ponderare bene ogni azione, per evitare di trovarsi senza possibilità di attaccare proprio nei momenti peggiori.

Esplorazione mai fine a sé stessa
Il gameplay è guidato dalla narrazione, con l'indagine iniziale dell'investigatore che lo porta a scoprire documenti importanti e ad esplorare nuove aree. Ogni zona nasconde oggetti utili per attaccare e curarsi e per approfondire la storia e i misteri di Silver Pines. Ci sono anche collezionabili, utili una volta tanto, chiamati “memento”, che potremo attivare per sfruttare specifiche abilità passive di cui sono portatori. E non mancano piccoli enigmi che bloccano la progressione verso nuove parti della mappa.
Come anticipato, infatti, l'elemento metroidvania del gioco si traduce in blocchi costituiti da accessi insuperabili che richiedono determinati oggetti o miglioramenti per poter essere aggirati. Accedere a una stanza, per fare un esempio, prevede il ritrovamento di una chiave, che magari è contenuta a sua volta in una cassetta che va aperta con il codice reperibile in un documento in tutt'altra zona. Esplorare altre zone, invece, richiede una torcia, mentre il fucile garantisce l'accesso a stanze prima insuperabili perché barricate. La dispersione e il backtracking non sono eccessivi: gli oggetti e le informazioni necessarie, specialmente nelle prime fasi, non sono mai troppo distanti dal punto in cui vanno usati, anche se col progredire della storia è richiesto un maggior impegno anche da questo punto di vista.
Resident Evil vibes
La gestione dell'inventario del protagonista ricalca perfettamente quella dei Resident Evil. Gli oggetti occupano uno o più slot in base alla loro dimensione, quindi non potremo raccogliere sempre tutto quello che troviamo. Ovviamente ci sono diverse aree sicure nelle quali approfittare di comodi bauli per depositare quello che non ci serve subito. In queste stesse aree si trovano spesso anche i telefoni a gettoni, che sono il punto di salvataggio di Silver Pines, non liberi ma a fronte del pagamento di una moneta (se ne possono trovare molte semplicemente esplorando).
Tornando all'inventario, lo riempiremo sicuramente con le erbe curative, che possiamo combinare con bottiglie per aumentarne l'effetto; ma anche con le armi, che richiedono di essere combinate con i loro proiettili, scarsi e da gestire con parsimonia; e infine con oggetti utili per la nostra indagine o per lo sblocco di nuove aree, quindi chiavi, tessere magnetiche o statuette che attivano meccanismi. I documenti che troviamo, al contrario degli oggetti, non occupano spazio e sono sempre disponibili per la consultazione.
Proprio questi documenti contribuiscono, oltre che alla risoluzione degli enigmi, a portare avanti la narrazione che rende profonda e interessante la storia di Silver Pines. Non si tratta di lunghe pagine fitte di testo che è facile ignorare per mancanza di tempo e voglia, ma di narrazione semplice e non invadente che si fa apprezzare per la sua semplicità. Queste informazioni, unite a quelle dei pochi e misteriosi PNG che incontriamo lungo il nostro cammino, contribuiscono a rendere l'esperienza di gioco magnetica e irresistibile.
L'atmosfera è tutto
Un'esperienza di gioco che risulta godibile e irrinunciabile soprattutto per l'atmosfera generale che gli sviluppatori sono riusciti a confezionare. La città di Silver Pines è quasi la vera protagonista, con le sue strade deserte, gli edifici abbandonati e invasi dall'oscurità e dalle misteriose creature, il cielo grigio e piovoso che trasmette un senso di oppressione perfettamente allineato con il tono generale della narrazione e con il quadro emotivo che emerge dal protagonista, i PNG che mantengono un equilibrio delicatissimo tra la fiducia e il sospetto.
L'unico neo che possiamo trovare in questo quadro ammirevole è il sistema di combattimento contro nemici comuni e “boss”. Sia che si tratti di scontri corpo a corpo, con armi come il cutter, sia che si tratti di sparatorie con pistole e fucili, le meccaniche risultano un po' goffe e il protagonista sembra sempre in una situazione di svantaggio rispetto alle creature. L'impressione è che la vera esperienza di Silver Pines vada vissuta cercando di evitare il più possibile lo scontro diretto con i nemici, anche per sentirne il fiato sul collo e contribuire al senso di tensione che eleva il livello generale della cupa avventura dell'investigatore Red Walker.

Artisticamente impeccabile
Una delle particolarità più distintive di Silver Pines è il comparto artistico, capace di emergere dalla massa e di contribuire a far notare il gioco anche a chi non ne ha mai sentito parlare prima. Grazie alle animazioni in rotoscopio, i movimenti del protagonista sono stati realizzati riprendendo attori dal vivo e ridisegnandoli fotogramma per fotogramma, ottenendo un realismo gradevole alla vista e coinvolgente in termini di immedesimazione. La combinazione di un gameplay bidimensionale incastonato in un mondo tridimensionale con texture fotografiche modificate e ridipinte e un comparto audio con accompagnamenti sonori ed effetti dosati al punto giusto è un altro degli ingredienti che rendono Silver Pines ottimo da vedere e ascoltare oltre che da giocare.
Trofeisticamente parlando: pini d'argento e coppe di Platino
La lista trofei di Silver Pines è relativamente semplice da comprendere: al suo interno troveremo 24 coppe, comprensive di uno scintillante Platino. Metà sono legate al completamento della storia e saranno nascoste, per mantenere viva nel giocatore la curiosità. L'altra metà sarà invece pubblica e vi svelerà che dovrete recuperare ogni oggetto collezionabile e ogni potenziamento per inventario e stamina disponibili nel gioco. L'assenza di trofei legati alla difficoltà o alla velocità di completamento del gioco e la presenza solo di un paio di sfide di miscellanea rendono comunque il Platino più che abbordabile per qualsiasi cacciatore.
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