Dune: Awakening – Recensione
Dune: Awakening porta sulla nostra PlayStation 5 un universo ostile, nel quale sopravvivere significa imparare a conoscere ogni angolo del deserto, gestire le risorse e capire quando spingersi oltre. Funcom costruisce così un survival ambizioso, capace di unire elementi RPG, esplorazione, costruzione e narrativa, trovando un equilibrio spesso sorprendente.
Una nuova vita tra sabbia e spezia
L'ambientazione parte da una premessa alternativa particolarmente interessante, in cui Paul Atreides non è mai nato, lasciando spazio a una storia che può seguire strade diverse rispetto a quelle già conosciute nei romanzi e negli adattamenti cinematografici. Il risultato è un'avventura che riesce a dialogare con l'universo di Dune, senza limitarsi a ripetere quanto già visto. Per chi ha visto i film, Arrakis rimane riconoscibile, ma assume una nuova identità.
La componente narrativa non viene relegata a un semplice pretesto per spostarci da una zona all'altra. Missioni, personaggi, fazioni e progressione contribuiscono a costruire un percorso che accompagna gradualmente il giocatore alla scoperta del pianeta e delle sue regole. Non tutto raggiunge lo stesso livello qualitativo, ma la presenza di una struttura narrativa così importante aiuta a dare un senso alla continua raccolta di risorse e ai laboriosi preparativi necessari per affrontare le zone più pericolose.

Prima sopravvivere, poi conquistare
La parte più consistente dell'avventura ruota attorno al survival crafting, e proprio qui Dune: Awakening mostra il suo aspetto migliore. Raccogliere materiali, sviluppare nuove tecnologie, migliorare l'equipaggiamento e ampliare la propria base non sono attività isolate, ma tasselli collegati tra loro. Ogni nuovo strumento apre possibilità differenti, permettendo di raggiungere luoghi prima inaccessibili, oltre ad affrontare l'ambiente con maggiore sicurezza.
La progressione è costruita attorno a un continuo senso di crescita. All'inizio ci si muove con cautela, si raccolgono le risorse indispensabili e si cerca di capire come sopravvivere al caldo e alla scarsità d'acqua. Più avanti arrivano mezzi di trasporto, equipaggiamenti migliori e strumenti capaci di rendere l'esplorazione molto più ampia. Il pianeta sembra così allargarsi progressivamente, non tanto perché cambi dimensione, quanto perché aumenta concretamente ciò che siamo in grado di fare. Il merito più grande di Funcom sta nell'aver trasformato le caratteristiche di Dune in vere regole di gioco. Il caldo, l'acqua, la sabbia, i vermi, la spezia, l'esplorazione e la costruzione non sono semplicemente elementi decorativi, ma parti di un sistema che spinge continuamente a imparare e adattarsi. Anche la costruzione rappresenta un altro elemento centrale. La possibilità di creare e sviluppare una propria base offre una motivazione continua all'esplorazione, soprattutto quando iniziano a servire materiali più rari e risorse legate alle aree maggiormente ostili.
Il sistema non sempre risulta immediato quando si utilizza il controller, ma possiede una profondità sufficiente per trasformare la costruzione da semplice attività secondaria a componente fondamentale della progressione. E poi ci sono i vermi delle sabbie, capaci di ricordarci in qualsiasi momento che Arrakis non appartiene a noi. Il loro ruolo non è soltanto spettacolare, perché la loro presenza modifica concretamente il modo in cui ci spostiamo e affrontiamo determinate zone. Il deserto diventa così un ambiente nel quale il pericolo può arrivare improvvisamente, costringendo a cambiare percorso, rallentare o abbandonare rapidamente una spedizione. Perdere tutto il nostro inventario tra le fauci di un vermone può essere frustrante, ma è sicuramente un bel modo per mantenere sempre alta la nostra attenzione.
Quando le armi convincono più delle lame
Il combattimento rappresenta probabilmente l'aspetto meno convincente dell'intero gioco. Le armi a distanza funzionano abbastanza bene e garantiscono una sensazione di controllo soddisfacente, soprattutto quando entrano in gioco abilità e strumenti differenti. La componente corpo a corpo, invece, appare più rigida e meno rifinita, con animazioni e feedback che non sempre restituiscono la precisione richiesta da uno scontro ravvicinato. Anche l'intelligenza artificiale non riesce sempre a sostenere il livello qualitativo delle altre componenti. Alcuni avversari possono risultare prevedibili e, soprattutto nelle situazioni affrontate in solitaria, le loro reazioni non sembrano sempre della pericolosità che il gioco vorrebbe trasmettere.
Lo stealth, pur presente, rimane piuttosto semplice e tende a diventare meno interessante con il passare delle ore. Capiremo presto che è più facile massacrare i nemici piuttosto che nascondersi da loro. Infatti abilità, equipaggiamento e specializzazioni permettono di costruire approcci differenti, evitando che ogni scontro debba essere affrontato sempre nello stesso modo. Non siamo comunque davanti a un action puro, e questo è importante ricordarlo: il combattimento serve al lato survival, non cerca di sostituirlo. La possibilità di giocare in single player rappresenta una delle novità più importanti della versione PlayStation 5. L'esperienza può essere affrontata senza trasformare ogni attività in una corsa contro altri giocatori, mantenendo comunque una parte significativa dei sistemi originariamente legati alla componente online. Questo cambia parecchio il ritmo, permettendo di concentrarsi maggiormente sull'esplorazione e sulla costruzione.
Anche la possibilità di personalizzare diversi aspetti della difficoltà rende l'esperienza più accessibile rispetto a un survival tradizionale. Chi vuole un'esperienza più severa può mantenere una maggiore pressione sulla sopravvivenza, mentre chi preferisce concentrarsi sulla componente narrativa e sull'esplorazione può ridurre parte della durezza. È una soluzione intelligente, perché amplia il pubblico senza snaturare la struttura di base.

Un pianeta che si lascia guardare e ascoltare
Sul piano tecnico, Dune: Awakening trova probabilmente il suo punto più spettacolare nella rappresentazione di Arrakis. Le immense distese sabbiose, le tempeste, le architetture danno un colpo d'occhio spesso impressionante, soprattutto quando ci si ferma a osservare il deserto da una posizione elevata o si attraversano zone particolarmente ampie. Su PlayStation 5 sono disponibili modalità pensate per privilegiare fluidità oppure qualità visiva. Purtroppo restano alcuni compromessi, soprattutto nei modelli dei personaggi, che risultano di qualità inferiore rispetto agli sfondi, e in qualche frangente di caricamento delle texture.
Anche il comparto sonoro contribuisce concretamente all'atmosfera. Il vento, la sabbia e i rumori ambientali creano una sensazione di isolamento che accompagna costantemente l'esplorazione. In particolare, l'arrivo di un verme della sabbia trasmette una tensione immediata, ancora prima che la creatura entri nel campo visivo. Il DualSense viene sfruttato per aumentare questa percezione, con vibrazioni e grilletti adattivi che rendono alcune azioni più fisiche. Non si tratta di un utilizzo rivoluzionario delle funzionalità del controller, ma contribuisce a creare una sensazione di immersione e completa un comparto tecnico che, pur con qualche imperfezione, riesce a valorizzare molto bene l'universo di Dune.
Trofeisticamente parlando: il deserto è parecchio grande
La lista di Dune: Awakening comprende ben settantuno trofei e alterna obiettivi legati alla storia, all'esplorazione, al crafting e alle attività di Arrakis. Non mancano richieste più impegnative, come eliminare centinaia di nemici, completare addestramenti e utilizzare ripetutamente alcune meccaniche del survival. Nel complesso è un Platino piuttosto corposo, pensato soprattutto per chi vuole approfondire davvero ogni possibilità offerta dal mondo di Arrakis e vi chiederà un buon numero di ore per ottenerlo.
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