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Sviluppato da CD Projekt Red Studio e prodotto da Namco Bandai, The Witcher 3: Wild Hunt è un gioco di ruolo uscito il 19 maggio 2015 per Xbox One · Pegi 18+

The Witcher 3: Wild Hunt è un gioco di ruolo di nuova generazione e ambientato in uno straordinario universo fantasy liberamente esplorabile, dove non mancheranno scelte decisive, che porteranno a conseguenze determinanti. In The Witcher, vesti i panni di Geralt di Rivia, uno degli ultimi cacciatori di mostri, che dovrà intraprendere un viaggio epico in un mondo devastato dalla guerra, per confrontarsi contro il nemico più oscuro che l'umanità abbia mai dovuto affrontare, la Wild Hunt.
Il mondo è nel caos e mentre l'Impero di Nilfgaard penetra nel cuore dei Regni settentrionali, Geralt di Rivia è inseguito da un nemico spietato, la Wild Hunt, un gruppo di cavalieri spettrali, messaggeri di rovina e distruzione, capaci di distruggere interi villaggi in una sola notte. Guidato da diverse motivazioni personali, Geralt dovrà superare numerose forze ostili per trovare e proteggere il prescelto di un'antica profezia. Duro e spietato, il mondo in cui si svolge questa nuova avventura determinerà nuovi standard in termini di dimensioni, complessità dell'ecosistema e non linearità. Prova un ciclo giorno/notte realistico, osserva le condizioni meteorologiche variare e influenzare la fase di gioco, e domina le ricche ambientazioni, utilizzando la tua esperienza arcana di Witcher.
Evolvi le tue abilità uniche di Witcher per adattare l'esperienza di gioco alle tue esigenze, uccidi mostri assetati di sangue e sviluppa le tue strategie di combattimento, usa potenti magie e conquista la vittoria in uno scenario liberamente esplorabile e praticamente infinito. Cammina, nuota, cavalca e naviga, intraprendi missioni leggendarie e conquista ricompense epiche. Assumi il controllo: vai ovunque e fai ciò che vuoi!

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Cover The Witcher 3: Wild Hunt per PS4

I Hate Portals (Goty Edition)

--->Link blog con recensione su due pagine e immagini belle: https://unfilonerd.wordpress.com/2019/02 …

Per tanti giocatori, me compreso, The Witcher 3: Wild Hunt è stato il primo approccio a questa serie videoludica tratta dai libri di Andrzej Sapkowski. L’ultimo capitolo di questa trilogia ha infatti consacrato lo studio CD Project Red, capace di confezionare uno dei giochi di ruolo open world più amati di questa generazione. A distanza di tre anni dal suo rilascio, mi sono deciso a tornare nuovamente nei panni dello strigo, cogliendo l’occasione per recuperare le due espansioni rilasciate, ovvero Hearts of Stone e Blood and Wine.

Uno degli elementi più affascinanti di questo titolo è senza dubbio il setting fantasy, trattato in modo maturo, coerente e incredibilmente plausibile. Ci si ritrova dunque un mondo medievale piegato dalle guerre a causa di una situazione politica particolarmente delicata in cui regnano odio e superstizione. A tutto ciò, si aggiungono mostri e creature sovrannaturali il cui passaggio sconvolge le vite delle persone. Il compito dei Witcher, individui mutati geneticamente, è proprio quello di eliminare queste creature abiette.

The Witcher 3 narra gli eventi a distanza di sei mesi del secondo capitolo e vede Geralt di Rivia impegnato nella ricerca della figlia adottiva Ciri, inseguita dalla Caccia Selvaggia per via del suo Sangue Antico. Queste premesse porteranno il Lupo Bianco a seguire le tracce della sua protetta in lungo e in largo, dalle terre del Continente fino alle Isole Skellige.

Nonostante la trama del titolo sia comprensibile anche senza aver giocato le avventure precedenti, l’immersione in questo universo narrativo richiede un grande sforzo interpretativo da parte del giocatore. Pur riconoscendo la bontà del glossario, ricco di dettagli, ad una prima partita riesce difficile cogliere tutti i riferimenti relativi a situazioni e personaggi e viene da chiedersi perché non sia stato inserito un riassunto dei precedenti capitoli. Ciononostante, basta poco per perdersi in quello che è uno dei migliori giochi degli ultimi anni in termini strettamente narrativi. Se si tralascia un villain tutto sommato dimenticabile, ci si ritrova a vivere una storia dall’intreccio coinvolgente, ricco di personaggi caratterizzati in modo impeccabile; impossibile non amare il lavoro svolto dagli sviluppatori.

Quanto a Geralt, si tratta di un personaggio con un carattere ben delineato, ma nel corso dell’avventura non mancano i momenti in cui è possibile fare delle scelte. In linea generale, salvo qualche caso più incisivo, le decisioni prese non hanno un forte impatto sul mondo di gioco, quello su cui influiscono però sono i suoi abitanti. Nella maggior parte dei casi infatti ci si ritrova a dover difendere le persone da mostri o da prepotenti di ogni tipo, garantendone la sopravvivenza. Per quanto concerne i dialoghi invece, nei punti chiave del discorso si può decidere con che tono esprimersi e, in numerose occasioni, c’è la possibilità di approfondire la conversazione facendo domande extra o osservazioni più o meno attinenti al contesto. Pur non essendo un sistema rivoluzionario, non si può che rimaner soddisfatti dalla quantità di informazioni ottenibili nel corso delle conversazioni.

Uno dei maggiori pregi di questo Open World è la ricchezza narrativa delle sue quest infatti, la maggior parte dei contenuti presenti è giustificato da una storia. Abbiamo quindi le missioni secondarie che ci portano a vivere le situazioni più disparate, i contratti da Witcher in cui si svolge l’ingrato compito di uccisore di mostri, sia che si tratti di spezzare delle maledizioni che far piazza pulita di creature, ed infine, le caccie al tesoro, che spesso racchiudono un incipit narrativo semplice ma efficace. Quindi, se da questo punto di vista ci si ritrova uno dei migliori prodotti sulla piazza, capace di giustificare qualsiasi attività, dal un punto di vista puramente ludico, ci troviamo davanti ad uno dei maggiori difetti della produzione. Le missioni infatti presentano tutte la stessa struttura e abusano pesantemente dei “sensi di Witcher” con cui Geralt può trovare indizi come impronte e tracce di qualsiasi tipo. Il tutto spesso si riduce dunque ad un viaggio dal punto A al punto B, seguendo ciecamente l’indicatore dei sensi. Certo, non mancano alcune varianti piuttosto interessanti, come le quest con la lampada magica in cui, attraverso un uso sapiente della narrazione ambientale, è possibile vedere i fantasmi di un determinato luogo e i loro ricordi, in modo da rivivere gli avvenimenti accaduti; tuttavia, i casi del genere non bastano a spezzare l’omogeneità strutturale di buona parte delle missioni a cui un po’ più di varietà non avrebbe guastato.

Non ci si può lamentare invece della qualità del mondo di gioco che, oltre a offrire scorci mozzafiato, è ricco di luoghi da visitare e risulta incredibilmente vivo. Nel corso dell’esplorazione infatti ci si può imbattere in villaggi abbandonati (da ripulire) brulicanti di mostri o banditi, persone rapite dai più spregevoli criminali e ovviamente mostri a non finire. Insomma, girovagare per il mondo è sempre un piacere e non manca mai qualcosa da fare dal combattimento alla raccolta di risorse fino ad una partita di Gwent con i vari npc (un gioco di carte davvero ben fatto); lodevole anche la possibilità di personalizzare gli indicatori sulla mappa per un’esperienza più o meno guidata a seconda delle proprie esigenze.

Veniamo ad un altro degli aspetti critici del gioco, ovvero il combattimento. Perché in The Witcher 3 si combatte, e pure tanto. Quindi, pur non esigendo un sistema di combattimento particolarmente complesso, sarebbe stato piacevole trovarsi davanti a qualcosa di appagante, visto che si passa parecchio tempo a menare le mani. Quello che dal punto di vista estetico si traduce in una violenta danza di morte fatta di piroette e letali fendenti, all’atto pratico è riassumibile in un sistema che comprende attacchi leggeri, attacchi pesanti, schivate, parate e i segni (le rudimentali magie su cui fanno affidamento i Witcher), il tutto con una leggera legnosità di fondo legata ai movimenti.

Il combat system è dunque legato indissolubilmente alle abilità che è possibile acquistare aumentando di livello, suddivise in quattro rami che sono: Combattimento, Segni, Alchimia e Generale.

Qui i problemi sono molteplici: l’intero sistema ruota attorno alle build che si possono fare, con un grosso limite rappresentato dai punti spendibili visto che, nel gioco base il level cap è fissato a 40. Per ottenere le skill più interessanti è necessario spendere parecchi punti in un determinato ramo di abilità e questo limita fortemente la costruzione di build ibride. Inoltre, se escludiamo il ramo di abilità dei Segni, che permette di sbloccare una versione alternativa di questi tenendo premuto il tasto dedicato, il numero di abilità capaci di evolvere il gameplay è davvero limitato, con buona parte delle skill che aggiungono soltanto dei bonus passivi.

A questo proposito, un buon modo per rendere vario il gameplay sarebbe potuto essere un sistema di combo (non necessariamente di stampo tecnico) o magari la reintroduzione degli stili visti nel primo The Witcher in una forma riveduta e corretta, offrendo così diverse possibilità durante le battaglie.

Purtroppo, nel momento in cui si passa all’azione ci si rende conto che i combattimenti risultano incredibilmente monotoni e si riducono ad un banale “hit and run”. L’i.a. dei nemici è circoscritta a zone molto piccole e i pattern di questi risultano troppo semplificati. Le creature si comportano in modo abbastanza simile tra di loro e le cose non migliorano nemmeno con gli esseri umani, che spesso attaccano uno alla volta mettendo in risalto un’i.a. particolarmente deficitaria.

Un altro aspetto da rivedere è definito dalla fisica degli impatti, con un feedback dei colpi insufficiente. Sia che si colpisca un orso o un troll, nel momento in cui va a segno un colpo non cambia nulla e in questi frangenti il combattimento manca di fisicità.

Come in ogni gdr che si rispetti non poteva mancare il crafting, che in questo caso prevede l’alchimia e la forgiatura di armi e armature. Ciascuno dei due sistemi permette di creare oggetti a patto che si possiedano le ricette. L’alchimia si basa sulla creazione di pozioni, bombe, unguenti e altri strumenti utili ai Witcher. Per creare questi oggetti servono quindi erbe e ingredienti alchemici che si trovano in giro o si possono acquistare dagli erboristi. A differenza della forgiatura per cui servono i fabbri, Geralt può creare prodotti alchemici in qualsiasi momento. Quest’ultima invece richiede la presenza di fabbri e armaioli per la creazione dell’equipaggiamento, anche se non tutti gli artigiani possono creare i pezzi di equipaggiamento migliori, che possono essere craftati solo da alcuni “maestri”. Armi e armature si possono quindi riparare, smontare e perfino incantare con delle particolari pietre se provvisti degli slot dedicati. Anche in questo caso non è nulla di complesso o rivoluzionario, ma si tratta comunque di un’opzione che permette di migliorare le proprie statistiche.

Per quanto riguarda le prestazioni su PlayStation 4 standard, The Witcher 3 è un gioco sensibilmente più godibile rispetto a tre anni fa, non ci sono più problemi di stuttering e il frame rate ora è più stabile nonostante siano presenti diversi cali nelle situazioni più caotiche. Non mancano poi vistosi pop up quando si corre o si viaggia a cavallo. Il colpo d'occhio risulta ancora eccezionale nonostante siano presenti svariate texture in bassa risoluzione. Dal punto di vista dei bug avrei gradito una situazione meno problematica, infatti sono incappato in diversi problemi tra cui sottotitoli sovrapposti, elementi non interagibili, e quest buggate che mi hanno costretto al riavvio dell’applicazione. Lodevole invece la direzione artistica e la colonna sonora, piuttosto singolare.

Hearts of Stone è il primo dei due contenuti rilasciati per The Witcher 3, un prodotto che per qualità/prezzo dovrebbe rappresentare il significato di DLC. La storyline principale è composta da cinque nuove missioni della durata totale di circa cinque ore nel corso del quale Geralt incontra vecchie e nuove conoscenze. Nonostante la breve durata, la main quest mette in scena personaggi difficilmente dimenticabili, tra cui un’antagonista incredibilmente carismatico, gestito nel migliore dei modi. Per di più, sono stati aggiunti svariati contenuti secondari tra missioni, tane di mostri e caccie al tesoro. Una delle aggiunte più interessanti è data dalla possibilità di incantare le proprie armature, con la possibilità di rendere Geralt ancora più resistente.

Rispetto al gioco base sono state apportate diverse migliorie che rendono l’esperienza complessiva più piacevole. Pur facendo comunque largo uso dei sensi di Witcher, le quest risultano più varie e divertenti. Inoltre sono stati aggiunti nuovi tipi di nemici, questa volta decisamente più aggressivi e dotati di pattern più complessi. Sorprende anche il numero di boss fight, decisamente elevato, con battaglie capaci di dar vita a scontri divertenti.

Blood and Wine alza ulteriormente l’asticella qualitativa con una nuova regione esplorabile e contenuti per circa trenta ore di gioco. Si tratta di un’espansione corposissima che racchiude tutto il meglio di The Witcher 3. Il ducato di Toussaint è un luogo artisticamente sublime, accompagnato da una colonna sonora meravigliosa, ricca di tracce memorabili, di quelle che finisci per ascoltare in loop. Il tutto avviene in un contesto quasi surreale e degno di una fiaba, un luogo dove cavalieri cercano la gloria per sorprendere le loro amate e fiumi di vino allietano le giornate. Il calore del sud rende tutto differente e perfino gli abitanti del luogo sembrano più cordiali nei confronti dello strigo; insomma sembra quasi un paradiso. Eppure la presenza di Geralt nel ducato non è dovuta al piacere e dovrà risolvere un brutale caso di omicidi per conto della duchessa Anna Henrietta. Nonostante la main quest non abbia lo stesso fascino di quella presente nel precedente DLC, BoW sorprende ancora una volta con la bontà delle sue missioni, che vantano una struttura finalmente più varia. Interessanti ad esempio alcune quest apparentemente scollegate che, se giocate in un certo modo, si congiungono in un'unica questline, oppure diversi finali imputabili non ad una singola scelta bensì a missioni ben precise, che aumentano la rigiocabilità del tutto.

Tra le numerose aggiunte meritano di essere menzionati la tenuta di Corvo Bianco, ovvero il maniero dato in dono a Geralt, un tavolo alchemico per “smontare” i mutageni e le arcimutazioni, ottenibili dopo il completamento di una missione. Queste, permettono di sbloccare un nuovo skill tree le cui abilità si ottengono utilizzando i punti abilità e i mutageni superiori. Ma non è tutto, perché grazie a questi bonus incredibilmente potenti è possibile beneficiare di altri quattro slot per le abilità standard, limitate però al colore della mutazione attivata.

Ultima novità, ma non meno importante, una nuova fazione per il Gwent ovvero le Skellige, che vantano carte piuttosto interessanti.

Blood and Wine è un’espansione che trasuda amore nei confronti del mondo dedicato al nostro Witcher preferito e migliora tutti gli aspetti migliorabili nel gioco base, insomma, è quel genere di contenuto che tutti dovrebbero giocare.

Giocato adesso, The Witcher 3 propone un’esperienza diversa rispetto a tre anni fa. Seppur alcuni difetti inerenti al gioco base siano rimasti invariati, attraverso gli aggiornamenti e le espansioni sono state apportate svariate migliorie. Addirittura è stato aggiunto un NG+ e il level cap è stato alzato fino al 100, permettendo così di provare build più complete. Si tratta dunque di un gioco mastodontico, dotato di una grande narrativa e di un mondo di gioco sfruttato in modo efficace. Restano comunque parecchi bug mentre gli elementi meno riusciti sono quelli relativi al gameplay, di cui i due DLC hanno arginato in parte il problema. Dunque abbiamo un’opera più appetibile che in passato ma comunque ben lontana dalla perfezione. 

redsquirrel87
Cover The Witcher 3: Wild Hunt per PS4

Finito e platinato oggi, non posso non ammettere che TW3 è sicuramente una delle esperienze videoludiche più lunghe e immersive a cui abbia mai avuto il piacere di giocare ad oggi. Siccome elencare tutti i pregi di questo gioco richiederebbe troppo tempo e fatica, mi soffermo su quei pochi difetti che ho trovato: innanzitutto un personaggio dai movimenti macchinosi e "impalato" che a volte fa davvero girare le balls (soprattutto quando per un movimento non voluto o un salto di troppo finisce giù dalla torre/scogliera costringendoti a risubirti un caricamento da chissà che punto), caricamenti spesso troppo lunghi che soprattutto a livello di difficoltà massimo (dove quindi muori parecchio) ti pesano non poco, per non parlare del baule quando cominci ad accumulare una miriade di armi che per ogni spostamento d'oggetto richiede buoni 20 secondi d'attesa, una storia principale lenta come poche cose che ho visto fino ad oggi in vita mia (per fare un passettino di trama in avanti devi affrontare una ventina di missioni, per dire xd), un cavallo che definire folle è dire poco (lol) e per ultimo quelle cazzo di lanterne sparse in giro per il mondo che mentre corri o interagisci con qualcosa ti si mettono in mezzo al cazzo con lente e fastidiosissime animazioni di accensione/spegnimento lol
Per quanto riguarda le espansioni poi, ho adorato la seconda (Blood and Wine) mentre la prima non mi ha lasciato granché seppur tutto sommato di alta fattura anche lei (fossero sempre così le espansioni dei giochi eh).
Insomma, concludendo, riassumerei TW3 come un'avventura in un modo sconfinato con una narrativa spropositata che sicuramente non potrà non piacere, sempre se si è disposti a passare su qualche difettuccio di gameplay e avere pazienza con caricamenti/animazioni qui e là xd

Ghost92

ha scritto una recensione su The Witcher 3: Wild Hunt

Cover The Witcher 3: Wild Hunt per PS4

Miglior Gioco di questa generazione, finora.

Capolavorooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo!

Emminsky

ha scritto una recensione su The Witcher 3: Wild Hunt

Cover The Witcher 3: Wild Hunt per PC

Cosa ti rende tanto speciale The Witcher 3? Cosa?

Io non capisco, e forse nemmeno voglio...
Questo gioco iniziai a giocarlo agli inizi di luglio 2017, era un periodo un po' triste per me, ed era arrivato al momento giusto, non mi ci staccavo nemmeno due secondi dallo schermo.
Credo di aver finito il secondo capitolo solo per avere l'ennesima scusa per rigiocare questa bellezza e non finire titoli che ho da tempo nella mia libreria: installati, iniziati ma mai finiti. Questo è il gioco che mi ha spinto a leggere l'intera saga che in meno di due settimane mi ha già portato al quarto libro. Questo è il gioco che mi viene in mente ogni volta che qualcuno mi chiede consiglio su cosa giocare. Questo è il gioco che ha salvato la mia noiosa estate. E i contro (bugs, glitch, un po' di legnosità e crash) sono così pochi e così piccoli di fronte alla mastodontica sfilza di pro che ha questo gioco che nemmeno ci fai più caso. L'ho appena riniziato e provo le stesse sensazioni che provai quasi un anno fa: stupore e meraviglia perchè non pensavo davvero che esistesse un titolo del genere.
La trama, la cura per ogni singolo dettaglio e il vedere come gli sviluppatori vogliano in cambio solo fiducia da parte nostra. Questo è un gioco che non ti spinge a craccarlo, ti spinge a comprarlo per premiare gli sviluppatori.
Solo dlc gratuiti e due espansioni che per il prezzo che ti chiedono sarebbe come regalarle per tutte le cose che aggiungono. In questo titolo traspare la sincerità e l'onestà di CD Projekt. Non saprei che altro dire, non voglio fare una recensione tecnica, voglio solo descrivere il lato puramente soggettivo che questo gioco mi mostra. E' il gioco che ricorderò anche tra dieci anni e che rigiocherò appena mi si ripresenterà occasione.
Non so che altro dire (sta volta per davvero) se non (scusate scherzavo asd) compratelo, io lo pagai nemmeno venti euro e se avessi saputo prima lo avrei preordinato anche a 80 euro, perchè per me li vale tutti.

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