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anna_pumpkin

ha scritto una recensione su Metal Gear Solid

Cover Metal Gear Solid per PSX

"Snake, noi non siamo strumenti, né del governo, né di nessun altro!"

Di una cosa sono felice: Metal Gear Solid non è mai finito tra le mie mani quando ero piccola. Non avrei avuto la maturità, l'abilità e la pazienza di giocarlo e comprenderlo, probabilmente non l'avrei apprezzato. Pur avendone sempre sentito parlare, la mia passione per questo videogioco (e per la saga di cui fa parte) nasce abbastanza recentemente, ma posso comprendere facilmente perché è considerato un capolavoro senza tempo, dopo oltre 20 anni. Non è il primo capitolo della saga (bisogna tornare indietro al 1987, per trovare la genesi, e sì, a differenza di ciò che si crede comunemente, Metal Gear è importante!), ma è il primo in 3D, "solid", appunto.
Immersi in un gameplay basato su aree da affrontare preferibilmente in stealth, giochiamo nei panni di Solid Snake, un agente segreto richiamato in azione per infiltrarsi nella base di stoccaggio di testate nucleari sull'isola di Shadow Moses, in Alaska, per fermare un gruppo di terroristi, membri dell'unità disertrice FOXHOUND delle forze segrete americane, dal lanciare un attacco nucleare con una nuova arma segreta. O per meglio dire, questo è solo la punta dell'iceberg costruito da Hideo Kojima e Yoji Shinkawa, che pian piano emerge rivelando una trama fitta, ricca di colpi di scena, bossfight memorabili e tutte incredibilmente diverse tra loro, tematiche raramente affrontate nel medium fino a quel momento, come il problema dello smaltimento delle testate nucleari, la ricerca della propria identità e il rifiuto o l'accettazione di esser definiti dai propri geni, il dramma di popoli che troppo spesso passano in sordina, l'autoaffermazione di sé. Un videogioco che ha creato un modo nuovo di narrare una storia emozionante in maniera interattiva, intersecando perfettamente narrativa e gameplay, ispirando tantissimi videogiochi moderni. Ed è solo l'inizio.

anna_pumpkin

ha scritto una recensione su Jak 3

Cover Jak 3 per PS2

"Ho finito di salvare il mondo"

Ho sempre avuto uno strano rapporto con i "terzi capitoli" delle saghe, perché sono quelli più ostici, sia dal punto di vista dei creatori sia da chi, quei terzi capitoli, va a conoscerli e viverli: sarà solo un "more of the same", o saprà davvero farsi valere? Per me, Jak 3 appartiene sicuramente alla seconda categoria. Riprendere i panni del nostro eroe/antieroe, dopo il secondo capitolo, ha avuto per me un ché di maliconico. Jak è cambiato, è cambiato il mondo attorno a lui, sono cambiati i suoi amici ed è stanco di combattere guerre che non sente sue. Eppure è solo quando tocchi il fondo che puoi tentare il tutto per tutto e provare a risalire su, e questo "su" è un'ambientazione ancora diversa ed intrigante. Il Deserto, esplorabile a piedi o su uno dei tanti e variegati veicoli in ogni suo geodata, dà un'incredibile respiro e una sensazione di libertà totalmente contrapposti all'asfissiante, claustrofobica Haven City che ci siamo, volenti o nolenti lasciati alle spalle... o no?
Questo è il capitolo conclusivo di una trilogia che porterò sempre nel cuore, la parte di storia di ND che mi ha accompagnato negli anni pre-adolescenza. Quanto vorrei un Saltatore di Dune.

anna_pumpkin

ha scritto una recensione su Jak II

Cover Jak II per PS2

"Trova te stesso, Jak!"

Raramente si assiste ad un così drastico cambio di atmosfera, passando da un primo capitolo al suo sequel diretto. Jak II riprende esattamente dal finale del primo, ma in men che non si dica siamo costretti ad abbandonare quell'ambientazione così fiabesca ed immersa nella natura per trovarci catapultati in una città grigia, inquinata, governata da un Barone senza scrupoli e dal suo braccio destro, minacciata al di fuori delle mura da mostri poco amichevoli. Jak non è più il taciturno, solare ragazzo del primo capitolo. Traboccante d'odio per gli anni di esperimenti a cui è stato sottoposto senza apparente motivo, al seguito dei quali è costretto ad imparare a controllare un potere oscuro, Jak si muove in un gameplay che riflette esattamente il suo stato d'animo: in una rivisitazione in chiave "GTA" del primo capitolo, abbiamo la libertà di commettere crimini ed essere inseguiti dalla polizia, colpire e persino uccidere gli inermi cittadini, compiere missioni per il boss mafioso della città, partecipare a gare di corsa clandestine ed unirci ad una Resistenza che non si piega al regime. Ma in tutto ciò, dobbiamo anche scoprire dove ci troviamo e dove sono finiti i nostri storici alleati, sciogliendo una trama molto più imbrigliata di quanto ND ci avesse abituato fino ad ora, appunto, "trovando noi stessi".

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