FAR SANDS
Pagina 3 (mi scuso per l'enorme ritardo con tutti quei coloro che seguivano il mio scritto. Domani sera la pagina 4, promesso).
Il cartografo, un piccolo uomo che sempre stava seduto a studiare mappe e cartine, ricurvo su di un tavolino inchiodato al vano di carico del proprio carro, si diceva fiducioso. Qualora avesse però sbagliato i propri calcoli, il cimitero nel quale si stavano avventurando avrebbe ospitato, per l’eternità, numerosi nuovi cadaveri. Il tragitto percorso per giungere sin lì era stato lungo, a tratti quasi eterno, oltrepassando da un pezzo il punto di non ritorno.
-Qualcosa ti turba?- le chiese il compagno di viaggio, lasciando la presa dalle redini, seguendo lo sguardo perso della ragazza, intimidito dal pronostico d’un possibile fallimento, oltre l’infinita distesa sabbiosa. Era ad est che guardava.
-Non mi piace questo posto- si limitò a rispondere, mordendosi il labbro sanguinante, chiudendo gli occhi a fessura. Era come se stesse cercando quel qualcosa che ancora non riusciva a vedere.
-Solita sensazione?-.
-Può essere… Non ne sono sicura. Ma credo che da laggiù ci stiano osservando- concluse lei con un cenno del capo, in direzione della città.
Il ragazzo sospirò, imitando il suo dubbio e confuso cercare. Abigail non era portatrice di poteri magici degni dei più grandi protagonisti fantasy, non vantava una lettura affidabile di un futuro prossimo. Ma le sue distorte visioni si erano spesso palesate come il preludio di fondate premonizioni.
-Cosa senti?-.
-Fame. Affanno. Cunicoli in cemento percorsi a gran velocità. Ombre senza forma, sena identità, prive di appartenenza…- rispose avvilita, abbandonandosi allo scomodo schienale della seduta in legno.
-Lo sai vero che non esistono altre possibilità?-.
-Lo so, purtroppo. Tenetevi pronti allora, non sarà facile uscire vivi da qui-.
-Ascolta Abigail, non voglio farti correre rischi inutili. Resterai sul carro, e lascerò un paio di uomini a guardia della zona, qui vicino-.
La ragazza abbozzò un tiepido e rassegnato sorriso.
-Come se questo bastasse a fermarli-.
-E con questo cosa vorresti dire?-.
-Lo sai, non devo certamente essere io a ricordare le recenti perdite che abbiamo subito. Come ad esempio lo scontro, al bivacco. Niente e nessuno è in grado di fermarli. E i Searcher non sono altro che i loro emissari…-.
Ridacchiò, lui, quasi con superficiale distacco, tra i denti, sebbene consapevole di quanto, in fondo, l’appellativo calzasse loro a pennello.
-Emissari mi sembra un po’ troppo, non credi?- tentò di sdrammatizzare subito dopo, scrutando un sole che in lontananza non voleva concedere alcuna tregua.
-No! Assolutamente no!- replicò invece lei, di petto, senza esitare, conscia del pericolo contro il quale da tutta una vita stavano lottando, o fuggendo… Sottile era quel confine, e spesso nemmeno si riusciva a capire chi rincorresse chi.
-Presumo tu sia abbastanza informata…-.
-Affatto. Non è così. Nessuno li ha mai visti, le tane che a fatica riusciamo a bruciare sono solamente punte di infiniti tentacoli. Finché non troveremo il modo di sradicare il male alla radice, le nostre battaglie saranno eterne, estenuanti, a patto che l’oscurità non discenda prima sui nostri irrisori sforzi. E per quante possiamo vincerne, mai nulla cambierà davvero…-.
-E va bene- sbuffò il ragazzo, sospirando- vada per emissari allora. Ma voglio darti un suggerimento, e gradirei tu lo segua alla lettera. Evita di abbattere il morale degli altri diffondendo costante sciagura. Qui stiamo solamente cercando di raggiungere un nuovo domani…-.
Abigail fece una smorfia.
-Quale domani?...-.
Osservandola di sbieco, a quella affermazione ironica ma veritiera il giovane si risentì. E lei colse appieno il disappunto dipinto sul suo volto.
-Ti rispondo con un’altra domanda. Ricordi le ultime settimane? Se questa è la tua idea del “domani”, allora, preferisco…-.
-Non dirlo neanche per scherzo!- la interruppe lui, infastidito, mettendole la mano davanti alla bocca per farla tacere- queste persone in qualcosa credono ancora, e non sarò certo io, o tu, a condannare le speranze che…-.
-Svegliati una buona volta, Cristo!- gridò Abigali, scattando in piedi come una molla, guardando dall’alto al basso la sua espressione allibita, preso alla sprovvista- quali speranze? Quale domani? Di che razza di futuro vai dicendo? Non mi piego dinnanzi alle illusioni che manipolano il nostro ridicolo incedere. E prima ce ne rendiamo conto, tutti quanti, e meglio sarà. Viviamo come ratti in fuga, ci nutriamo di scarti racimolati ai bordi di quelle poche strade rimaste, preghiamo un maledetto Dio che ha scelto, giustamente, di rinnegarci, solo per trovare acqua cibo e medicinali. Cosa speri possa riservare il futuro? Una terra promessa martoriata dalla nostra stessa indecenza? Se non sarà oggi la nostra fine, lo sarà quel domani!-.
Continua...
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