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Kessels
Cover The Legend of Zelda: Breath of the Wild per Nintendo Switch

È difficile parlare di un gioco del genere, perché ci sarebbero davvero troppe cose da dire, e non so se sono in grado di descrivere tutto ciò che il gioco è riuscito a trasmettermi.
Ma cos’è Breath of the Wild? È uno degli apici assoluti del medium, capace (credo già) di andare oltre il “semplice” rinnovare il proprio genere d’appartenenza (cosa tra l’altro comune agli Zelda, per dire quanti indie sono influenzati ancora oggi, anche solo a livello grafico e per l’atmosfera, da A Link to the Past? infiniti); purtroppo però c’è da dire che sotto il punto di vista narrativo il gioco un po’ stenta, con una narrazione poco presente che non permette di focalizzarsi abbastanza su nessuno dei personaggi, per il resto il gioco è quasi perfetto.
Ma per me è inutile parlare di aspetti tecnici, perché sì BotW visivamente è straordinario, con alcuni scorci che tolgono letteralmente il fiato, o del fatto che, per esempio, le armi dopo vari colpi si rompano, influenzando ovviamente il gameplay (cosa che sinceramente non mi è piaciuta granché); ciò di importante che questo Zelda fa è lasciar vivere al giocatore un’avventura, ed una delle più magiche mai vissute: tutta Hyrule, dopo che avremo superato l’altopiano/tutorial, sarà completamente esplorabile, e per di più letteralmente nei modi che vorremo noi: non ci verrà dato nessun consiglio o obbligo nel proseguire.
Non solo: il gioco non smetterà mai di punzecchiarci dicendoci implicitamente “ah! non avevi pensato che avresti potuto risolvere questo santuario/uccidere i nemici/scalare il monte in questo modo, come mai?” (e aggiungerei io “forse perché anni ed anni di giochi troppo lineari e pigri hanno castrato la nostra fantasia?”).
Giocare la prima volta questo Zelda è ritornare bambini, quando i pomeriggi dopo scuola erano passati in mezzo al giardino o al boschetto dietro casa, dove ogni angolo nascondeva mille pericoli, e un ramoscello diventava la spada più elegante che la nostra mente potesse immaginare; Breath of the Wild è una (forse La) lettera d’amore al bambino che c’è dentro ognuno di noi, capace ancora di meravigliarsi e sognare.
E a tutto questo va aggiunta una colonna sonora fantastica, che si rinnova da quelle tipiche della serie, passando dalle classiche canzoni orchestrali a, per la maggior parte, brevi tracce ambient, capaci assolutamente di accompagnare, se non di addirittura aumentare, la meraviglia che il gioco suscita.
Posso solo aggiungere che spero che il seguito possa emozionarmi allo stesso modo, correggendo i difetti che questo gioco ha.

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