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Sviluppato da From Software e prodotto da Activision, Sekiro: Shadows Die Twice è un gioco di ruolo uscito il 22 marzo 2019 per PlayStation 4.

9.1

Recensioni

13 utenti

Recensioni

9.1

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13 recensioni degli utenti

LuchinoWF97

ha scritto una recensione su Sekiro: Shadows Die Twice

Cover Sekiro: Shadows Die Twice per PS4

Gameplay ⭐⭐⭐⭐
Trama. ⭐⭐⭐⭐
Sonoro ⭐⭐⭐⭐
Tecnica ⭐⭐⭐⭐

Spettacolo, preso al D1 e mi ci son chiuso ogni volta che potevo, mi è piaciuto un botto il gameplay, un mix tra stealth e azione della Madonna, può essere giocato come si preferisce e da enorme soddisfazione in entrambi gli stili, la verticalità delle mappe e le opzioni di gameplay che ti danno sono incredibili, la meccanica eccezionale della morte e resurrezione, il sistema di combattimento è troppo figo cioè sti combattimenti all'arma bianca danno una soddisfazione pazzesca, tutto rose e fiori quindi? Io direi ni, per dare profondità al sistema di combattimento ci sono gli strumenti protesici e le abilità, ebbene sì secondo me la maggior parte di questi sono quasi inutili, strumenti protesici: l'ascia l'avrò usata 3-4 volte con i nemici con lo scudo e altre 2 volte nella sua versione finale giusto per provarla, gli shuriken giusto per provarli, ora che sto scrivendo non ricordo nemmeno quali altri strumenti ci siano in Sekiro perché davvero li ho usati poco, allora elenco quelli che ricordo forse qualcuno lo mancheró, la spada velenosa mai usata, il ventaglio mai usato e l'ombrello mai usato, quelli che ho usato maggiormente sono il fuoco contro qualche boss specifico e gli scoppiettii che sono molto utili assolutamente. Con le abilità forse siamo messi ancora peggio, le abilità passive sono sempre bene accette ma molte di esse sono superficiali, quelle blu che danno di solito movimenti e mosse extra a Lupo quasi tutte inutili, cioè non me ne frega un cazzo di fare la scivolata dopo la corsa, è inutile, le abilità di combattimento anche, ci sono una miriade di mosse stra fighe da vedere ma poco efficaci in combattimento secondo me, molte di queste sono lente e quindi andrai ovviamente a preferire l'attacco semplice che è molto più efficace. Insomma che spreco, le abilità migliori praticamente sono il mikiri e quella che ti cura dopo un colpo mortale, di quelle non posso fare a meno, comunque c'è da dire che io non ho approfondito più di tanto questi elementi perché il sistema di combattimento base: attacca, schiva, para, salta, colpisci, fai calare la postura e vinci mi piace da morireeeeeee, mi sentirei quasi di starlo sporcando usando abilità e attacchi protesici. trama figa, colonna sonora figa, comparto tecnico figo, in conclusione Sekiro mi è piaciuto tantissimo, un titolo che tutti dovrebbero giocare, io l'ho finito 3 volte e l'ho platinato ma ne voglio ancoraaaa, non voglio smettere di giocare, non sono tipo da espansioni ma qui secondo me ci vuole una bella espansione grossa e corposa o un sequel, magari con nemici e boss che da affrontare basati sull'uso degli strumenti protesici e qualche abilita, per usarle un po' e che cavolo.

8.5

Voto assegnato da LuchinoWF97
Media utenti: 9.1 · Recensioni della critica: 8.9

PsychoBreak

ha scritto una recensione su Sekiro: Shadows Die Twice

Cover Sekiro: Shadows Die Twice per PS4

Sono riuscito finalmente a portare a termine la mia prima run, sbloccando tutto lo sbloccabile che mi è stato possibile e adesso non vedo l'ora di rimettermici per farmi il NG+.
Sarò onesto, il gioco non è semplice, o meglio, non lo è fino a quando non si "impara" a giocare. Infatti, una volta fatte proprie le meccaniche di combattimento diventa tutto notevolmente più semplice.
Tralasciando la storia (che qui finalmente è illustrata decentemente), il gioco si presenta come un action/adventure di tutto rispetto con un gameplay davvero ottimo. Ottimo pure il level design, che mi ha fatto apprezzare tantissimo l'esplorazione delle varie mappe di gioco.
Mi sono piaciuti tantissimo pure i boss, che mi hanno saputo regalare scontri stupendi. Ho apprezzato un po meno la poca varietà dei mini-boss.
In conclusione non posso che elogiare l'ennesima opera di Miyazaki e consigliarla principalmente a chi è in cerca di un gioco impegnativo e soddisfacente.
Sia chiaro che potrebbe non piacervi nonostante abbiate finito già gli altri Souls o Bloodborne in quanto è profondamente diverso.

9

Voto assegnato da PsychoBreak
Media utenti: 9.1 · Recensioni della critica: 8.9

Fil

ha scritto una recensione su Sekiro: Shadows Die Twice

Cover Sekiro: Shadows Die Twice per PS4

Muori mille volte...e risorgi

--> https://unfilonerd.wordpress.com/2019/04 … <-- Link Blog

Se volgessimo brevemente il nostro pensiero al 2009, probabilmente ricorderemmo che quasi nessuno avrebbe scommesso un soldo su Demon’s Souls. Quel gioco che con la sua aria cupa e misteriosa avrebbe dato il via ad una serie di titoli dall’animo old style, dotati di grande autorialità e capaci di portare alla ribalta From Software, uno studio passato in sordina. Da quel momento, grazie alla brillante mente di Hidetaka Miyazaki, si sono susseguiti tutta una serie di giochi capaci di stregare quei giocatori in cerca di esperienze differenti, forti di un’atmosfera unica e un grado di sfida sopra la media. L’annuncio di Sekiro: Shadows Die Twice all’E3 2018 è stato un fulmine a ciel sereno poiché nessuno si sarebbe aspettato una nuova ip, per giunta in collaborazione con Activision, e dotata di un gameplay estremamente diverso rispetto ai Souls e Bloodborne.
Sekiro è dunque nato dalle ceneri (se così si può dire) di Tenchu, dal quale eredita lo stealth e ci aggiunge una sana dose d’azione, offrendo un’esperienza ancora più dinamica. Un altro “punto di rottura” rispetto al passato è definito dalla storia, questa volta raccontata in modo chiaro, pur mantenendo un alone di mistero su elementi che potrebbero determinarne un eventuale sequel. Non mancano comunque elementi di narrazione ambientale e la metanarrazione relativa alla descrizione degli oggetti, ma procediamo con ordine.

Onore, conflitto, famiglia
Le vicende hanno luogo durante l’epoca Sengoku, in una terra contesa tra il governo centrale e gli Ashina che, vent’anni prima, guidati dal formidabile Isshin Ashina, se ne impossessarono mediante un colpo di stato. Proprio in quell’occasione un giovane bambino fu portato via dal campo di battaglia per diventare infine uno shinobi, il suo nome è Lupo. Con Isshin ormai vecchio e malato, il clan degli Ashina rischia il collasso e Lupo non è altro che un uomo privo di volontà, uno strumento senza un padrone tenuto prigioniero per volere di Genichiro Ashina. Senza la guida dell’ormai defunto mentore e separato dal ragazzino che aveva giurato di proteggere, sembra non ci siano altre ragioni per continuare a vivere…fino a quando una donna lascia cadere una lettera nella prigione del nostro.
Dopo questa scena che richiama alla mente la sequenza introduttiva di Dark Souls, l’avventura ha inizio inscenando una storia che tratta di onore, famiglia, conflitto, ma anche di desiderio e di quanto ci si possa spingere pur di raggiungere il proprio scopo; il tutto con le immancabili contaminazioni dark fantasy a cui ci ha abituato lo studio.

Ashina e dintorni
Come da consuetudine ci ritroviamo in un mondo di gioco aperto, caratterizzato questa volta da un’incredibile verticalità delle mappe. L’attraversamento delle varie zone risulta forse un po’ più lineare rispetto al passato poiché è veicolato in parte dagli appigli per il rampino ma, è altresì vero che il level design risulta più articolato in termini di densità e si sposa perfettamente con le dinamiche furtive del titolo. Se comparata con i lavori precedenti dello studio, l’esplorazione risulta più dinamica e varia, grazie a nuove feature come la possibilità di nuotare o il sopracitato rampino, eppure mantiene anche alcune caratteristiche “tradizionali” come i checkpoint dotati di più funzionalità come il fast travel e la possibilità di potenziare il proprio personaggio. Ad ogni modo, Sekiro è quel gioco che ti fa sentire come un ninja: si scalano le pareti, si corre sui tetti, si utilizzano passaggi segreti nascosti e da questo punto di vista il lavoro svolto da From Software è encomiabile.

Il manuale dell’assassino
All’atto pratico è dunque possibile lanciarsi da un punto sopraelevato per eliminare silenziosamente un nemico, passare indisturbato tra i cespugli d’erba oppure costeggiare un dirupo facendo fuori i malcapitati di turno, il tutto con un’incredibile scioltezza. Il sistema di stealth è abbastanza semplice e funziona, ma alcuni elementi sono migliorabili. Tralasciando il fatto che Lupo risulta quasi impercettibile (anche senza acquistare i potenziamenti dedicati), in caso si adotti un approccio silenzioso, l’i.a. nemica non brilla particolarmente e risulta quasi difficile farsi rilevare. Tutto ciò si contrappone a situazioni in cui i nemici riescono a rilevare certi movimenti pur trovandosi a grandi distanze o in punti che fanno apparire poco plausibile la rilevazione stessa. Detto ciò, tentare un approccio furtivo significa fare pulizia del campo di battaglia evitando di cacciarsi in situazioni spiacevoli: in Sekiro bastano pochi colpi per finire al tappeto e le diverse tipologie di avversari sono in grado di mettere il giocatore in serie difficoltà. Al contrario, se un’azione furtiva finisce male e si allertano i nemici, si può resettare il combattimento nascondendosi e aspettando oppure allontanandosi dalla zona in questione (metodo che risulta più rapido). Per quanto riguarda i mid boss invece è possibile prenderli di sorpresa togliendogli una barra della salute salvo poi dover combattere per eliminarli definitivamente, un eventuale allontanamento dalla zona in questione infatti resetterebbe l’intera salute del mini boss, dovendo ripetere l’agguato.

Una questione di ritmo
Ciò che rende unico Sekiro è il suo sistema di combattimento. Se da una parte abbiamo uccisioni stealth fulminee in grado di far spegnere in un istante la vita del nemico più possente, le cose cambiano nel momento in cui si affronta qualcuno faccia a faccia. L’intero sistema si basa sulla meccanica della postura. Sia il giocatore che gli avversari sono dotati di una barra della postura che una volta riempita comporta lo sbilanciamento. Dunque l’obiettivo dei combattimenti non è quello di consumare i punti vita dei nemici bensì riempire la loro barra della postura, stando attenti a non ricevere lo stesso trattamento, con il fine ultimo di eseguire un attacco letale. Ovviamente le cose risultano più complicate e intriganti durante gli scontri con mini boss e boss, che possiedono più barre della salute e che danno vita a battaglie composte da più fasi. Per fare sbilanciare gli avversari è necessario alternare parate perfette “ad impatto” ad attacchi dal ritmo serratissimo, in modo tale che la barra della postura di questi non si svuoti. D’altro canto subire attacchi costanti fa riempire la propria barra della postura che, una volta piena, ci renderà carne da macello in balìa degli avversari. Per svuotare la barra della postura occorre dunque mettersi in posizione di difesa (senza subire attacchi) oppure eseguire un colpo mortale al nemico in modo tale che si svuoti istantaneamente. In linea generale gli avversari alternano attacchi “standard” a falciate facilmente evitabili saltando e affondi counterabili eseguendo la tecnica del Mikiri. I nemici sono comunque tutti ben differenziati e ciascuno di essi necessita di strategie differenti, qui entrano in gioco gli strumenti prostetici (o meglio protesici), capaci di ribaltare le sorti di uno scontro. Lo strumento giusto al momento giusto può rendere inoffensivi nemici apparentemente insormontabili, per cui diventa necessario sperimentare quante più tattiche possibili.

L’arte dello shinobi
A differenza delle precedenti opere dei From, Sekiro è un gioco d’azione puro, per cui non è possibile creare build o compiere azioni che rendano particolarmente diverse le proprie partite. Il sistema di combattimento è abbastanza semplice e funzionale, non ha nulla a che vedere con gli hack n slash, ciononostante riesce ad essere divertente e mai banale. Sconfiggendo i nemici si ottengono punti abilità (PA) da spendere per acquistare diverse tecniche attive e passive suddivise in skill tree. Tra queste ci sono le arti shinobi, che permettono di sferrare colpi di varia natura e che consentono diversi approcci alla battaglia. Infine è possibile equipaggiare fino a tre strumenti prostetici per volta, intercambiabili con la pressione di un tasto. Imparando nuove mosse diventa quindi possibile eseguire parate e tecniche aeree, oppure attaccare subito dopo l’uso di uno strumento prostetico in modo da accorciare le distanze con i nemici. Dunque si tratta di un combat system semplice ma che evolve nel corso del tempo, ricco di possibilità.
Pur essendoci alcuni problemi relativi all’eccessivo tracing da parte dei colpi nemici che vanifica certe azioni, o qualche boss non proprio bilanciatissimo, i combattimenti in Sekiro risultano dinamici, avvincenti ed estremamente frenetici perché restituiscono meglio che in altri titoli quell’idea di duello all’arma bianca fatto di mosse e contromosse con la sana aggiunta di salti e mosse coreografiche degne di un film di arti marziali.

Shadows Die Twice
Nel caso non si fosse capito, anche Sekiro fa parte di quella cerchia di giochi punitivi che fanno amare From Software. In questo caso l’impatto è brutale perché si passa dalle fugaci eliminazioni stealth agli scontri con i boss e midboss che non permettono errori. Sekiro è come un’inflessibile maestro che pretende solo il meglio dai suoi allievi, quel tipo di insegnante che magari può starvi antipatico ma che nel tempo ricorderete con un sorriso perché vi ha insegnato qualcosa. Morte dopo morte, prova dopo prova, quella curva d’apprendimento apparentemente insormontabile diventa una discesa e ogni scontro finisce per essere più semplice di quanto potesse sembrare. Ed è forse questo il difetto principale dell’ultima fatica di Miyazaki e soci, una volta apprese le meccaniche di fondo, Sekiro perde buona parte del suo fascino e le partite successive (per arrivare ai diversi finali) risultano incredibilmente facili. Prima di arrivare a questo punto però vi sarete goduti tutte le morti possibili e anche le loro conseguenze. Morire significa perdere metà dei PA relativi alle barre non complete, metà dell'oro posseduto, oltre che la diffusione del Mal Del Drago, causata dalla meccanica della resurrezione. Quest’ultima permette di ritornare in vita (con metà dei propri punti vita) dopo una morte. Dopo una resurrezione inoltre non è possibile attingere nuovamente a questo potere per un po’ di tempo a meno che non si esegua un colpo mortale (nel caso di boss e midboss), resettando l’intero cooldown. Quanto al Mal Del Drago, si tratta di una malattia che influisce gradualmente sugli NPC bloccando le loro quest. Inizialmente potrebbe sembrare un problema non da poco, ma considerando che gli infetti non possono morire e che si può facilmente curare usando un oggetto non troppo raro, si tratta più di un inconveniente che una reale minaccia.

Tra arte e tecnica
Dal punto di vista tecnico su PlayStation 4 standard il gioco soffre di rallentamenti che gli impediscono di mantenere i 30 fotogrammi stabili, ad ogni modo nulla di troppo grave in quanto l’esperienza generale ne esce illesa. Da segnalare anche una telecamera che fatica a seguire l’azione, con conseguenze devastanti negli spazi ristretti e un lock-on che talvolta si sgancia anche a distanze ravvicinate. Buoni invece il comparto artistico e la colonna sonora, peccato quest’ultima sia tutto sommato dimenticabile.

Commento
Con Sekiro, From Software ha tirato fuori dal cilindro un action game di tutto rispetto, capace di ibridare sapientemente azione e stealth, con uno dei sistemi di combattimento più singolari degli ultimi anni. Ad un primo impatto potrà sembrare un titolo dalla difficoltà insormontabile ma, dopo che avrete capito i suoi fondamenti, la sfida generale calerà notevolmente e potrete gustare squisite vittorie. Forse sarebbe stato lecito aspettarsi una maggiore varietà per gli scenari e più cura per quanto concerne i mini boss, che verso le fasi finali vengono riproposti in versioni alternative. Buona anche la rigiocabilità grazie ai finali multipli anche se minata in parte da una ripetitività di fondo. Al di là di queste minuzie Sekiro: Shadow Die Twice è un ottimo titolo, consigliato a tutti coloro che desiderano un gioco dalla forte personalità e una sfida degna di nota.

ODINOvsDANTE

ha scritto una recensione su Sekiro: Shadows Die Twice

Cover Sekiro: Shadows Die Twice per PS4

Sekiro. Hesitate, and you lose.

Parere molto veloce a caldo dopo averlo finito.

All'annuncio di Sekiro, ero contemporaneamente estremamente hypato e un po' cauto. Hypato, naturalmente, perché la combinazione From Software e reveal trailer sembrava suggerire un titolo di tutto rispetto, cauto probabilmente perché il gioco non si chiamava "Dark Souls" o "Bloodborne". Onestamente, nonostante la fiducia che avevo nel team di sviluppo, i primi trailer non mi trasmettevano quella scarica di dopamina che da sempre ha fatto da ingrediente principale nelle precedenti apparizioni dei giochi From.
Ebbene, giocando Sekiro mi sono sentito un infedele. Un traditore, un irrispettoso fan. Come ho fatto anche solo a considerare l'idea di non prendere al day one un gioco del genere? A dubitare di questa gente?
Sekiro, per me, è un titolo perfettamente comparabile a Dark Souls, Bloodborne e Dark Souls III in fatto di qualità.
Tutto, in Sekiro, è raffinato. Dalle meccaniche come la postura ed i molteplici deathblows necessari per uccidere certi nemici fino alla resurrezione del giocatore o l'esplorazione veloce, adrenalinica e comoda.
E' un'esperienza calibrata magistralmente per offrire 25-30 ore di azione pura, con momenti cinematografici ma allo stesso tempo curanti della filosofia From di lasciare tutto nelle mani del giocatore. Sebbene si siano raggiunte vette più alte nella serie, Sekiro, pad alla mano, è un gioco con una visione saldissima e trasparente, nonché la spinta definitiva per farmi affermare che ormai From Software è diventata la mia casa sviluppatrice preferita.
Non si creano da soli giochi così pieni di qualità e maestria.
L'unica cosa che mi ha fatto un po' storcere il naso è stata la longevità del gioco. Non tanto in quanto duri poco (siamo più o meno ai livelli di Bloodborne, poco meno) ma più per il fatto che avrei davvero gradito un paio di aree in più, specialmente considerando che la storia a volte hypa cose che alla fine non entrano in gioco, almeno non in maniera rilevante.
Detto questo, ci vuole ben altro per trascinare giù un'opera simile. Sono convintissimo di aver già raggiunto l'apice di questo 2019.
Vi prego, giocatelo tutti

9.3

Voto assegnato da ODINOvsDANTE
Media utenti: 9.1 · Recensioni della critica: 8.9

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