Call of Duty: Black Ops 3 - recensione
Nel corso degli anni, Treyarch si è trasformata dall'essere la sorella brutta di Infinity Ward, al rivestire il ruolo di studio di punta per la serie di Call of Duty. Il merito va da ricercarsi sia nella qualità e nella capacità di innovare dello studio (basti pensare a Zombie o alla campagna di Black Ops 2) ma anche nell'abilità degli sviluppatori di coniugare il dinamismo di Call of Duty con una narrazione più matura e complessa, sicuramente meno schizofrenica di quella dei Modern Warfare.
Ecco dunque che intorno a Call of Duty: Black Ops 3 si sono concentrate le attenzioni dei fan della serie, desiderosi di scoprire cosa ha in serbo per loro lo sviluppatore californiano. Il menù, quest'anno, è particolarmente ricco, grazie a un po' di sorprese che vanno ad affiancarsi all'ormai classico trittico campagna/multiplayer/zombie.
Per familiarizzare con il nuovo sistema di movimento, diretta evoluzione di quello visto in azione in Advanced Warfare, Treyarch ha creato una modalità chiamata Corsa Libera. Se volessimo fare un paragone diremmo che è una sorta di Mirror's Edge senza velleità narrative, nel quale dovrete superare dei livelli zeppi di piattaforme, salti e ostacoli nel più breve tempo possibile. Un'idea azzeccata, che vi consentirà di imparare a concatenare salti, scivolate e corse sui muri lontani da avversari ostili, oltre che di divertirvi con una manciata di sfide di difficoltà crescente e leaderboard online.
