John Wick: Chapter 2 – Recensione
John Wick: Chapter 2 è un film senza tempo. Nel senso che proprio non ne ha: il che è strano, per un action di due ore. Come molti altri dello stesso genere, rifiuta di perdere minuti a spiegare le ragioni, a definire i personaggi che mettono in moto la semplicissima storia. Nel film precedente, da una premessa banale come “ammazzo tutti perché m'hanno ammazzato il cane” si diramava, senza cerimonie, un'imponente organizzazione di sicari, con regole, gerarchie e persino una propria valuta. La trama del secondo capitolo è forse ancora più scarna. Sembra un modo per semplificarsi le cose e invece, senza colpi di scena, senza grandi monologhi, ci vuole una grande abilità per mantenere il ritmo al giusto livello. Il rischio, in film del genere, è di produrre un'accozzaglia di scene fine a se stesse, slegate, e mandare la tensione a farsi benedire. Ecco, appunto: è tutta una questione di ritmo. E John Wick: Chapter 2 ne ha da vendere.
“Ve la siete presa col sicario sbagliato”.
Il film inizia qualche giorno dopo la fine del primo. John Wick, uomo con niente più da perdere nei cui panni Keanu Reeves si muove così bene, ha rintracciato i russi che hanno la sua auto, anzi, la Mustang del '69 nera come l'inferno da cui ascende il proprietario. Se la riprende, la sua Mustang. E ancora una volta tenta di ritirarsi nella sua bella casa con il suo nuovo cane, e lasciarsi il passato alle spalle. Ma il destino bussa alla porta, e ha la faccia di – guarda un po' se non è – Riccardo Scamarcio, che interpreta l'elegante e potente signore del crimine italiano Santino D'Antonio. Questi lo costringe a compiere un ultimo omicidio, e con un assassino decorato come Wick per “ultimo” s'ha da intendere “quello prima del successivo”. L'obiettivo è a Roma, città che si accorda sorprendentemente bene alle tonalità pop del film, ed è sede di una delle più belle sequenze “d'equipaggiamento” degli ultimi anni. Certo, può fare un po' strano assistere a una serata-disco al Colosseo in cui una boss camorrista, accolta come una star sul red carpet, stringe la mano a cardinali; ma davvero è un piacere vedere il Colosseo tornare agli antichi fasti, pieno di luci: teatro di scontri e ammazzatina che neanche al tempo dei gladiatori. Ma una volta portato a termine l'incarico, il villain non sarebbe tale se non si rimangiasse la parola e non scagliasse su Wick una legione di sicari.
Italica eleganza al cubo.
È tutta questione di ritmo. E John Wick 2 ne ha da vendere.
È difficile definire quella fugace combinazione di occhio registico, montaggio e musiche che pompano in sottofondo che rende credibile ogni sequenza. L'ex-stuntman, ora regista Chad Stahelski, evidentemente, ha il dono del dosaggio, e non ha paura di usarlo. Il film, come il precedente e come ci si aspettava, è una serie di scene d'azione alternate ad altre che aumentano o distendono la tensione emotiva. E nient'altro si pretendeva da John Wick 2: che magari fosse fatto bene come il primo; anzi meglio. E così è stato! Ma ciò non sarebbe stato possibile senza un cast di tutto rispetto. Vero è che in un film come questo non frega a nessuno delle doti d'attore di Keanu Reeves, che fra l'altro sembra sempre stanco. Soprattutto durante i combattimenti. Ciò non è un male. Perché il suo Wick lo è – stanco. Non è come il baldanzoso cavaliere di Van Damme in Hard Target, alla ricerca del cattivone di turno da prendere a calci nel culo. Non prende gusto in quello che fa; gli pesa uccidere la gente, almeno adesso che è in pensione. Wick, come dice un suo avversario, è “sheer will”, pura volontà. Altrettanto bene il resto del cast, una continua sorpresa che non è il caso di rovinare qui.
Manca solo di parlare della violenza, che grazie a dio è dispensata con dedizione commovente. Alla fine di John Wick 2, il body count sarà alto. Non sono stato lì a contare ma, con una stima al ribasso, direi una cinquantina di cristiani. Animali non ne muoiono, stavolta. Le vittime, altrimenti, sicuro che sarebbero state anche di più.
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Gian2408
Devo recuperare il primo film.
loci the stray
È senza tempo perché Reeves non invecchia dal 94