Tokyo! e il suo triplice (non)senso
Paura e delirio a Tokyo.
Tokyo! Racconta Tokyo, nel modo più bizzarro possibile ed esaltando l'estrosità propria del popolo giapponese, triplicandola per altrettanti cortometraggi di forme, colori e temi differenti, regalando spaccati tra il reale e il surreale di una cultura lontana dalle nostre abitudini e più o meno distante anche da quella dei tre registi. Ed ecco che in 120 minuti troviamo Michel Gondry (Eternal Sunshine of the Spotless Mind, perché dire “Se mi lasci ti cancello” lascia sempre agghiacciati), Leos Carax (Holy Motors) e Bong Joon-Ho (Snowpiercer, Okja), rispettivamente ideatori degli episodi “Interior Design”, “Merde” (alla francese) e “Shaking Tokyo”, ingredienti di un piatto franco-coreano in salsa teriyaki da Stella Michelin. Fidatevi se vi dico che elargendo soldi ad Amazon per acquistare questo Blu-Ray/DVD, lo stesso vi restituirà un “buono viaggio” per un cinema e una capitale nipponica che davvero non avete mai visto né immaginato.
Lo spettacolo dell'inspiegabile
C'è un verso, più che una parola, che descrive perfettamente alcune delle scene che minuto dopo minuto compongono questo metaforico mosaico orientale: BOH. Un po' il rumore che fa nella testa qualcosa che non usa unità di misura convenzionali, non paragonabile a nulla. Brevi parabole con tutta la loro contorta morale e splendida resa visiva che lasciano spesso interdetti e senza parole, per originalità e stile. A tratti esilarante, anche involontariamente, altre riflessivo e tossico, le folli strade di Tokyo ci raccontano per esempio di una giovane coppia appena trasferita nella grande città, lui aspirante regista la cui opera è un misto di incapacità e “largo all'avanguardia“, una specie di Eraserhead di David Lynch ma brutto (e molti di vuoi diranno, “perché è bello?” Si.). Lei invece ha le idee poco chiare sulla sua vita e nel mentre entrambi occupano metà del minuscolo appartamento di un'amica, via via sempre meno entusiasta fin quando gli occhi imploreranno “Per Dio levatevi dalle balle”.
