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Quando la VR incontra l'arte nasce qualcosa di completamente nuovo - editoriale

Era una giornata particolarmente calda e opprimente di ottobre a New York e la scrittrice Olivia Laing si era recata al Whitney Museum per vedere da vicino “I nottambuli”, il famoso dipinto di Edward Hopper ambientato in una tavola calda. Nel suo recente libro The Lonely City, la Laing spiega che cosa significa vedere per la prima volta dal vivo un'opera molto famosa.



La Laing parla poi dell'aspetto dell'opera. “Un angolo luminoso delle pareti della sala da pranzo si stava crepando”, scrive. Non si tratta di una vera e propria crepa sulla parete, ma di una crepa nella pittura che ha colpito la parete del diner. “Una lunga striscia di colore giallo corre tra i due distributori di caffè”, continua la Laing. “La pittura è stata applicata con uno strato molto sottile senza andare a coprire del tutto la tela di lino. Questo ha fatto sì che la superficie fosse solcata da una profusione di piccoli graffietti appena visibili dovuti ai filamenti di lino bianco.”



Credo che quello che descrive la Laing accada molto spesso quando ci si trova improvvisamente di fronte a dei dipinti famosi. La riproduzione dell'opera rende quell'immagine famosa di per sé, ma la vicinanza con il dipinto reale ci restituisce quella che è la vera superficie, il quadro in quanto oggetto. Quell'immagine reale ci trasforma in curatori o forse persino in analisti della scena del crimine: guardiamo la tela e individuiamo le zone danneggiate, le stranezze appena visibili, l'interazione tra fisica, chimica e tempo.

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22 aprile 2018 alle 12:40