Lair of the Clockwork God - recensione
"I punta e clicca sono morti Ben! Oggi sono di tendenza quei platform indie dalla grafica deliziosamente artistica e io voglio essere proprio il protagonista perfetto di quei giochi". Mentre discute con l'amico e compagno di avventure, Dan dimostra di avere le idee decisamente chiare e impiega un minuto scarso per farci capire quale folle e dissacrante avventura ci apprestiamo a vivere in compagnia del bizzarro Lair of the Clockwork God.
Ben e Dan sono in parole povere gli alter ego di Ben Ward e Dan Marshall, l'anima del piccolo team di Size Five Games e due sviluppatori che in un modo o nell'altro hanno già puntato con una certa decisione su questi due strambi compagni d'avventura. Dopo Ben There, Dan That! e Time Gentlemen, Please!, e alcuni progetti differenti come The Swindle, il dinamico duo è pronto a tornare all'interno di una produzione palesemente più ambiziosa sia a livello artistico/tecnico che a livello di puro gameplay e meccaniche di gioco.
Ma al di là di questo, Lair of the Clockwork God è prima di tutto un'opera metavideoludica, che riflette e scherza sulla nostra passione attraverso la prospettiva di un team indie ma anche quella, prima di tutto, di due appassionati un po' in là con gli anni. Dei giocatori che non sono più dei ragazzini e che si avvicinano ai trend del momento con occhi profondamente diversi.
