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Tornare a vincere - recensione

Il basket, gli allenatori, le squadrette del liceo, la provincia. E la solitudine, il fallimento, l'alcol. E le second chance. Parliamo di Tornare a vincere, nuovo film con Ben Affleck, che da solo vale la visione.



Jack, più di 40 anni, lasciato dalla moglie dopo un lutto insopportabile, già gravato da un'infanzia ingombrante, si è ridotto a campare facendo il manovale edile, il frigo riempito di birre, la vodka al posto dell'acqua nel thermos. Era stato un promettente giocatore di basket ai tempi del liceo, con serie prospettive per una carriera professionale, ma non ne aveva fatto niente. A sorpresa la scuola cattolica che aveva visto il suo exploit sportivo, lo chiama per allenare la loro squadretta, composta da qualche valido elemento, ma del tutto demotivata.



Tutti i giovani atleti sono afflitti da vari problemi che deprimono la loro resa e soprattutto non hanno la testa per gareggiare. In ciascuno di loro c'è un pezzetto di Jack, dei suoi difetti e delle sue qualità, e lui, anche se è davvero uno alla deriva, capisce razionalmente che quella è un'occasione da non sprecare, l'ultima palesemente. Oltre che essere stato un ottimo atleta, Jack è anche capace di individuare l'origine del disagio negli altri, pur mostrandosi impotente a operare lo stesso processo su se stesso.



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16 maggio 2020 alle 11:40