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Creaks - recensione

Una sera come tante dopo una giornata come tante. La camera da letto, la scrivania, un buon libro e la solita, piccola e inarrestabile lampadina che sa rischiarare gli anfratti più nascosti regalando forma e certezza anche alla sagoma più ambigua e apparentemente mostruosa. "Bzzz". Uno sfarfallio improvviso e buio fu! Basta un colpettino e la luce torna salda e inattaccabile, baluardo contro l'ignoto. "Bzzz"e questa volta nell'oscurità la carta da parati sembra staccarsi quasi per magia, quasi come se in quel punto ci fosse sempre stato qualcosa di vivo che attendeva in agguato il momento giusto. Un'avvitata alla lampadina e passa la paura ma non questa volta.



Questa è la volta in cui la lampadina esplode in mille frammenti e inesorabile la carta da parati si stacca completamente rivelando un'improbabile botola e...una interminabile scala a pioli? Lasciate spazio alla stranezza, lasciate spazio al surreale. Lasciate spazio a Creaks.



Spiccare con un progetto nel marasma indie non è cosa da tutti, riuscire a trasformare il proprio nome in sinonimo di artigiani di piccole opere d'arte in salsa punta e clicca è ben altra cosa. Amanita Design è sinonimo di ricercatezza artistica e di piccole splendide perle sin dal 2003, quando il primo Samorost non era altro che un browser game completabile in una decina di minuti. Lo studio ceco è cresciuto diventando un'unione di diversi micro-team per un totale di 20 dipendenti circa, i Samorost sono diventati tre e intanto Machinarium, Botanicula e Chuchel hanno dimostrato che la vena creativa non si sta di certo esaurendo.



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20 luglio 2020 alle 10:10