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GhJaccio
Cover Diablo III: Ultimate Evil Edition per PS4

Disney’s Diablo.

Perdonatemi il titolo della rece ma rappresenta troppo profondamente la mia impressione istintiva nel giocare a Diablo III.
Diablo II, il predecessore, ha rappresentato per il sottoscritto un qualcosa di difficilmente descrivibile… è stato talmente un punto fermo nella mia carriera di gamer da divenire a tutti gli effetti un’icona inamovibile della mia generazione. Quante ore trascorse a potenziare la mia meravigliosa Sorceress per le lande desolate di Tristram, quante ore trascorse a riflettere su come svilupparla al meglio per ottenere la macchina da guerra perfetta, quel pg che teneva botta anche nelle situazioni più drammatiche… quanti escamotage ricercati pur di arrivare ad avere questo o quell’oggetto che fornisse +3 all’abilità tanto amata (chi si ricorda il tanto utile Jamella.exe?) …
Ecco insomma, è partendo da questa mia personale esperienza con il prequel di Diablo III che mi sento di descrivere quest’ultimo titolo Blizzard.
Al di là delle caratteristiche tecniche che sono senza dubbio ottime, dopotutto:
-Gameplay: un hack’n’slash. O piace o non piace. Personalmente li trovo soddisfacenti e gratificanti al punto giusto.
-Longevità: tipica Diablesca, finita la campagna una marea di possibilità di rigiocarla a tutti i livelli di difficoltà e con mille altre scuse per ripartire una volta in più.
-Storyline: nulla di eclatante ma con i giusti spunti, raccontata bene e coinvolgente riesce anche a sorprendere in determinate fasi di gioco.
-Grafica: molto bella la palette di colori, i giochi di luce e il dettaglio delle ambientazioni.
-Sonoro: nulla da segnalare in termini tecnici, tutto bene.
….
Ma al di là di questo?
Ho trovato completamente persa l’immersività che sapeva darmi il “vero” Diablo.
Ricordo ancora il senso di ansia che provavo nella semplice esplorazione di ognuno degli atti proposti nel predecessore, la sottile ma non troppo paura di trovarsi di colpo a fare i conti con qualche demone o non morto che potrebbe aver avuto una resistenza particolarmente ostica per il mio approccio di attacco, la difficoltà dei boss! Mamma mia quante imprecazioni nella cella di 2mq in graziosa compagnia di Duriel (che per chi non lo sapesse è fratello di Andariel)… devo fermarmi perché rischio di recensire un altro gioco.
In Diablo III sembra tutto esageratamente spensierato (alla Disney appunto), ambienti colorati in stile cartoon, pg dalle battutine irriverenti e simpatiche, livello di difficoltà… livello di difficoltà? Mi soffermo un attimo su questo dettaglio: penso che a livello normale il gioco sia semplicemente un’offesa all’intelligenza del giocatore. Ora, capisco che l’utente medio è cambiato e che le SH puntino ad ampliare sempre più la fascia di pubblico pagante… ma una roba del genere è assurda. Il personaggio livella come un pazzo e vi troverete a crescere anche di 5-6 livelli in una run di gioco, che lontani i tempi dell’eterna attesa per veder scattare quella bianca barretta piena di exp in un tanto agognato nuovo livello!
E poi vogliamo parlare della fase build del pg?
È infatti possibile in qualsiasi momento rieditare completamente tutte le abilità del vs alter ego videoludico, modificando profondamente in pochi secondi qualsiasi caratteristica di attacco per mezzo di rune create ad hoc e ottenibili con il semplice aumento di livello. Il fatto di eliminare lo skill tree ci poteva anche stare, ma con questa reversibilità viene meno completamente il senso di sfida e di attenzione alla corretta elaborazione del pg. Se poi aggiungiamo come, parlo del mago, le abilità di un elemento possano switchare liberamente su un altro elemento (proprio così, vi troverete ad evocare un’idra che al posto di lingue di fuoco potrà sputare dardi di ghiaccio o sprizzare fulmini sui cattivoni di turno a vostra discrezione) le jeux sont fait. A qualcuno potrebbe anche piacere questa estrema versatilità, personalmente la trovo leggermente “snaturante” rispetto all’approccio in game e mi sento di considerarla un eccesso di gratificazione da parte autorale.
Ad essere sinceri tutti questi aspetti hanno concesso troppo all’esperienza di gioco e non nascondo che i primi quattro atti di storia sono passati con qualche picco di noia e tra uno sbadiglio e l’altro, conseguenza appunto di un livello di sfida ridicolo. Con il quinto atto (merito dell’espansione Reaper of Souls) questi aspetti sono effettivamente migliorati e seppur mantenendo un netto divario dal tanto amato Diablo II, se non altro ha saputo darmi stimoli maggiori a proseguire l’avventura. Ammetto inoltre che ritrovarmi la tanto adorata sfera congelata mi ha dato un notevole boost per continuare la partita (sembrava scomparsa nella tavola delle abilità ma solo raggiunto il livello di sblocco per la runa di rifermento ho scoperto che il globo arcano si trasforma per l’appunto nella fantomatica sfera congelata del secondo capitolo, lacrime di gioia!).
Per il resto tanto farmare come piace ai fan del genere, una moltitudine di oggetti di tutti i tipi e di tutte le rarità da ricevere al termine del virtuale lancio di dadi. Anche per gli oggetti un’ulteriore semplificazione è stata prevista dagli sviluppatori introducendo tramite personaggi secondari o artefatti la possibilità di moddare a piacimento e dietro semplice compenso ogni singola abilità magica fornita dall’elmo o dall’armatura di turno.
Tirando le somme possiamo definire Diablo III un gran bel gioco, questo non si può omettere, ma per i cultori della serie lascerà più di qualche sensazione di amaro in bocca.
Ecco che allora non mi è possibile limitare alle sole e personali sensazioni emozionali l’espressione numerica di un giudizio, finirei con l’assegnare un 4 e non troverei per nulla rispettoso un tale affronto perlomeno nei confronti di un titolo che lascia comunque trasparire un gran lavoro di sviluppo ed un notevole impegno per cercare di arricchirlo in tutti gli aspetti possibili da parte di mamma Blizzard.
Mi è invece permesso darvi sottovoce un grande piccolo consiglio….
RECUPERATEVI IL SECONDO CAPITOLO!!!

GhJaccio

Fino a che punto è giustificato il conseguimento dei trofei?

Ciao a tutti,
mi è sorta la domanda in oggetto per capire dal popolo videoludico quanto è giusto che i trofei arrivino ad "intaccare" l'esperienza in game. Premetto che sono il primo ad apprezzare (per così dire) il tanto agognato "ding!" di avvenuto conseguimento, ma trovo sinceramente quantomeno discutibile l'atteggiamento di condizionare interamente la propria esperienza di gioco all'ombra del bisogno di trofei. Sicuramente si tratta di un argomento già discusso ma penso che non sia mai sbagliato parlarne.
Lancio pure un mini sondaggione e attendo i vostri point of view!

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