Reknum – Recensione
Platform e retrò: due termini che, associati, suonano come spaghetti e carbonara, come bucatini e amatriciana, riuscendo a suscitare sensazioni ben precise in chi li ascolta. Sensazioni spesso legate alla semplicità e a un certo senso di nostalgia, a punti fermi della nostra esistenza in cui sappiamo di poterci rifugiare se siamo alla ricerca di certezze. Nel mondo dei videogiochi trovare proposte che, pur vivendo nel 2020, si rifacciano alle esperienze di quando eravamo bambini e ci accontentavamo di pochi bit risulta sempre piacevole e stimolante.
Reknum, titolo degli spagnoli di Nape Games portato su console da JanduSoft, cerca di regalare un viaggio non scontato e con una propria identità. Il problema è che, nel percorso di sviluppo, alcune idee devono essere suonate più accattivanti di quanto in realtà non si rivelino controller alla mano, rendendo il gioco carente sotto diversi punti di vista e non pienamente accettabile nel suo complesso. Scopriamone tutti i dettagli nella nostra recensione.
Stereotipi ne abbiamo?
Le premesse della storia sono prese da qualche manuale di contesti preconfezionati. Una breve sequenza iniziale ci informa, con un testo scritto, che una malvagia strega ha lanciato una maledizione su alcuni cristalli, imprigionando in essi l'intero regno di Reknum, in modo da assorbirne la vitalità e diventare così immortale.
Non c'è nemico senza un eroe capace di contrastarlo. Nel nostro caso l'eroina è la principessa Cheri, che è decisa ad assumersi le proprie responsabilità e a salvare il regno. Armata del suo arco e della sua spada Claymore, l'unica in grado di distruggere i cristalli e liberarne il contenuto, la principessa inizierà un viaggio attraverso cinque aree per eliminare nemici e boss e farsi strada fino al castello della strega, affrontandola nello scontro finale.
Platform vecchia scuola
Reknum non ha bisogno di tante presentazioni; vi basta dare un'occhiata a pochi secondi di gameplay per inquadrarlo (ma non leggete la descrizione sul PlayStation Store o potrebbero internarvi!). Si tratta di un classicissimo platform bidimensionale dallo stile grafico che si rifà alle vecchie glorie a 16 bit, nel quale controlliamo la principessa Cheri attraverso cinque mondi dalle caratteristiche molto diverse, da foreste ad aree ghiacciate, da fogne allagate a oscure grotte.
A disposizione della nostra protagonista ci sono due armi, disponibili sin dall'inizio e inesauribili. Si tratta della già citata spada, che riesce ad avere la meglio sulla maggior parte dei nemici in un paio di colpi ma che richiede un attacco ravvicinato, e di arco e frecce, meno efficaci ma utili per restare a debita distanza ed evitare di essere colpiti. In realtà risulta tanto difficile subire danno dei nemici, prestando un minimo di attenzione, che la scelta di usare l'uno o l'altro strumento è del tutto libera.
In giro per il regno
Le aree da esplorare sono strutturate su diversi livelli, ognuno dei quali presenta una buona costruzione che sfrutta anche la verticalità e che è declinata in base alle caratteristiche ambientali che fanno da contesto. Nella foresta, per esempio, troviamo ostacoli sotto forma di falò da superare in salto, mentre nelle fogne dobbiamo nuotare in alcune zone e nelle aree ghiacciate dobbiamo vedercela con piattaforme scivolose.
Non troppo varia la scelta degli ostacoli ambientali, che si riducono a pietre che cadono al nostro passaggio e a piattaforme rotanti o che cedono dopo alcuni secondi che vi stazioniamo. Non mancano i classici spuntoni dal terreno e un livello con la lava che sale rapidamente dalla parte bassa dello schermo mentre noi dobbiamo risalire rapidamente, per quella che a un occhio navigato potrebbe apparire come una fiera del cliché. Ma non è certo questo il problema di Reknum.
E li chiami boss?
Uno dei principali difetti, invece, sta nella gestione di nemici e boss. I primi, creature ostili comuni che troviamo all'interno dei livelli, non ci mettono mai in difficoltà. Che si tratti di un tronco semovente, di un lupo mannaro ghiacciato, di un orco o di un fantasma, è sufficiente tenersi a distanza e colpirli con alcune frecce per archiviare la pratica. Se vogliamo essere temerari possiamo spingerci al corpo a corpo e usare la Claymore, ma non cambia il fatto che non si percepisca alcuna differenza tra un avversario e l'altro.
Venendo ai boss, che segnano il passaggio da un'area all'altra, il discorso è il medesimo e anzi si fa grottesco. Anche in questi scontri, infatti, non dovremo far altro che spammare a più non posso il tasto per scagliare le frecce e dopo una decina o poco più di colpi avremo la meglio. In alcuni casi esiste un minimo di pericolo rappresentato da sfere lanciate dal boss che ci uccidono all'istante, facendo ricominciare la battaglia, ma basta un nanosecondo per capire il pattern ed evitarlo premendo semplicemente il tasto salto.

The Magician83
Nn sembra male...