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Codex Lost – Recensione

Il panorama dei videogiochi si è arricchito, negli ultimi anni, di una moltitudine di titoli che si ispirano ai classici Demon's Souls e Dark Souls, tanto da trasformare i soulslike in un genere vero e proprio. La formula di FromSoftware, con il suo mix di sfida, esplorazione e atmosfera, ha trovato terreno fertile, ispirando opere che esplorano nuove interpretazioni di quelle meccaniche, spesso declinate da piccoli studi indipendenti.



Tra queste produzioni spicca Codex Lost, un action RPG indipendente nato dall'idea di un singolo sviluppatore di Freemana Games e prodotto da JanduSoft. Il gioco si propone come un'esperienza influenzata dai capisaldi del genere, ma con un'impronta personale che cerca di distinguersi grazie all'enfasi posta sulla magia e su un mondo narrativamente ricco. Riuscirà a mantenere vivo l'incantesimo o cadrà nel dimenticatoio?



Un Curatore contro l'oblio



In Codex Lost, i giocatori assumono il ruolo del Curatore, un enigmatico protagonista incaricato di ritrovare cinque tomi magici indispensabili per salvare la realtà dal collasso. Questi libri, però, sono detenuti dai Signori corrotti, creature mostruose trasformate dall'energia stessa contenuta nei tomi.



La trama iniziale, pur nella sua semplicità, si sviluppa gradualmente attraverso un approccio narrativo ambientale. Indizi disseminati nei Regni Centrali raccontano una storia ricca di misteri, dove sogno e realtà si intrecciano. Il mondo decadente e visivamente affascinante offre un senso di scoperta costante, stimolando i giocatori a cercare ogni frammento di lore. Questo approccio, ormai caratteristico dei soulslike, trova in Codex Lost una declinazione interessante, che incoraggia l'immersione senza mai risultare eccessivamente didascalica.




Un gameplay illuminato dalla magia



Il gameplay rappresenta uno degli aspetti più distintivi di Codex Lost. A differenza dei classici soulslike, qui le armi bianche sono completamente assenti: il Curatore combatte esclusivamente con la magia. Il sistema magico è il cuore dell'esperienza, offrendo oltre 80 incantesimi unici, da apprendere e combinare con oggetti specifici per creare attacchi personalizzati.



La varietà di opzioni magiche non si limita a differenziare visivamente gli incantesimi, ma richiede anche un'attenta pianificazione. I giocatori devono bilanciare rapidità, potenza e consumo di risorse magiche per adattarsi alle diverse situazioni di combattimento. Le battaglie contro i boss, in particolare, rappresentano il culmine di questa filosofia: ogni Signore corrotto presenta meccaniche uniche, che mettono alla prova non solo l'abilità, ma anche la capacità di pianificare la build del personaggio.



Tuttavia, non mancano alcuni difetti che limitano l'esperienza di gioco. Gli incantesimi a cortissimo raggio, ad esempio, sollevano dubbi sull'efficacia di certe scelte di design: l'introduzione di armi corpo a corpo avrebbe potuto offrire una maggiore varietà tattica. Inoltre, le hitbox risultano talvolta imprecise, con colpi che sembrano non andare a segno mentre i nemici, al contrario, sfoggiano una precisione impeccabile.



Un altro punto critico riguarda l'assenza di un sistema di barcollamento. Né il Curatore né i nemici interrompono le loro azioni quando vengono colpiti, rendendo meno soddisfacenti gli impatti delle magie più potenti. Anche i movimenti del protagonista soffrono di rigidità, con un'animazione costante che lo mostra mentre cammina con il Grimorio aperto, una scelta stilistica che rischia di apparire poco funzionale nei momenti più dinamici.



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Un mondo affascinante ma imperfetto



Il mondo di gioco di Codex Lost è uno dei suoi punti di forza. Strutturato attorno a un hub centrale, si dirama in ambientazioni suggestive, dalle prigioni oscure alle foreste lussureggianti, fino ai castelli in rovina. Ogni area si distingue per atmosfera e design, con un mix ben calibrato di percorsi lineari e spazi più aperti, che invita all'esplorazione.



Nonostante la cura posta nel level design, però, la qualità grafica complessiva non è eccelsa. Texture approssimative e dettagli poco rifiniti si fanno notare, soprattutto in un panorama dove i soulslike indipendenti hanno spesso mostrato di poter competere con produzioni più grandi. Fortunatamente, la direzione artistica riesce a compensare queste mancanze, enfatizzando l'estetica decadente e misteriosa del mondo di gioco.



Anche sul fronte tecnico emergono alcuni limiti evidenti. L'illuminazione, ad esempio, è spesso eccessiva: in molte aree esterne, le fonti di luce sono talmente intense da disturbare la visibilità e rendere difficile orientarsi. La telecamera, inoltre, fatica a gestire gli spazi ristretti, creando momenti di frustrazione soprattutto durante gli scontri più concitati.



Infine, la schivata del Curatore, un movimento fluttuante che dovrebbe garantire rapidità e precisione, soffre di una scarsa reattività, rivelandosi poco affidabile nei momenti più critici. Questi difetti, pur non gravi, emergono con frequenza sufficiente a influenzare l'esperienza di gioco. Purtroppo non è presente la lingua italiana all'interno del gioco, questo potrebbe essere uno scoglio per alcuni videogiocatori, possiamo però rimproverare poco allo sviluppatore essendo un'opera indipendente.



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Il Platino: una sfida per completisti



Un elemento che sorprende in Codex Lost è la quantità di contenuti offerti, soprattutto considerando che si tratta di un titolo indipendente. Per ottenere il Platino, i giocatori dovranno esplorare ogni angolo dei Regni Centrali, collezionare tutti gli incantesimi e completare ogni sfida proposta.



La longevità del gioco può tranquillamente raggiungere le 30-40 ore, rendendo il completamento un obiettivo ambizioso ma gratificante. Nonostante la difficoltà elevata, il percorso verso il Platino premia la curiosità e la dedizione, offrendo una sfida ideale per chi ama esplorare a fondo i mondi dei soulslike.




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20 dicembre 2024 alle 17:00