Ludomedia è il social network per chi ama i videogiochi. Iscriviti per scoprire un nuovo modo di vivere la tua passione.

LA VOCE DI LARA CROFT: Elda Olivieri e il Segreto di un'icona

Esistono voci che non si limitano a narrare una storia, ma ne diventano il battito cardiaco, il respiro affannoso in una corsa disperata e il sussurro di speranza nel buio. Se il videogioco in Italia ha oggi la dignità di un'opera d'arte, è perché persone come la nostra ospite hanno deciso, decenni fa, di prestare la propria voce e la propria anima a mondi ancora inesplorati, fatti di pixel e codici. Questa figura non è un semplice lettore di copioni; è un architetto dell'emozione che opera in una cabina di vetro, capace di trasformare un modello poligonale asettico in un essere umano vibrante. Colma il vuoto tra la fredda tecnologia e la sensibilità del giocatore, infondendo vita laddove c'era solo silenzio e rendendo un'esperienza interattiva un ricordo indelebile scolpito nella memoria collettiva.



L'incontro con Elda Olivieri rappresenta un'immersione nel tempo. Non ci riferiamo unicamente alla voce di Lara Croft; ci riferiamo alla donna che ha conferito umanità, eleganza e coraggio a un'icona, rendendola un punto di riferimento per intere generazioni di giocatori. In un settore che attualmente si orienta verso l'automazione e la sintesi vocale artificiale, la storia di Elda ci ricorda che l'anima non è un algoritmo, ma un'arte che trae origine dal teatro, dall'impegno sul palcoscenico e dalla profonda comprensione della natura umana. Elda si configura come un pilastro e una pioniera, custode di un'identità artistica che continua a rappresentare uno dei capisaldi della cultura videoludica italiana.



The Founders: EP.1 – Elda Olivieri



.video-container {
position: relative;
padding-bottom: 56.25%; /* Rapporto 16:9 */
height: 0;
overflow: hidden;
max-width: 100%;
}
.video-container iframe {
position: absolute;
top: 0;
left: 0;
width: 100%;
height: 100%;
}



Inizia la nostra intervista: 



Mirco: Tu sei la miglior rappresentazione di come la tecnica, lo studio e la passione siano stati in grado di trasformare una traccia sonora in un'anima pulsante. Ma dove e quando è iniziata la carriera di Elda Olivieri?



Elda: Principalmente dal teatro. Dove mi sono formata in compagnia di altri colleghi già maturi, usciti dall'accademia. E io ho fatto, diciamo così, la mia gavetta direttamente sul palcoscenico. Quindi sono una autodidatta, in pratica. Vale per quello che riguarda anche il doppiaggio, perché quando ho iniziato le scuole di doppiaggio ancora non esistevano. Avevo magari seguito qualche turno, rigorosamente in silenzio, nel buio, nascosta in un angolo della sala di regia.



Ho iniziato a doppiare perché un giorno, su un set cinematografico, in Svizzera, la produzione chiese a uno degli attori di Milano di accompagnarmi a casa. Avevo 18 anni ed ero stata accompagnata dai miei genitori. Mi ritrovai in auto seduta accanto a Gianni Mantesi, che era l'ispettore di polizia di quella serie, e all'interprete del vice ispettore, che proprio in quel periodo aveva aperto il suo studio di doppiaggio.



In macchina si chiacchierava e mi chiesero: “Sai doppiare?”. Io risposi: “Certo, ovvio!”. Non ho mai detto di no nella mia vita artistica e professionale. Quindi sì, certo che sapevo doppiare! Il che era anche abbastanza vero, perché qualche piccola esperienza l'avevo già avuta.



Così mi sono ritrovata davanti a un leggio nel giro di poco tempo, con nientepopodimeno che Gianni Mantesi alla mia sinistra e Tina Lattanzi alla mia destra: i due “nonni” della serie Belle et Sébastien, la serie francese in bianco e nero di cui io doppiavo un bambino, nonché il protagonista. È ovvio che osservavo, studiavo e capivo sempre meglio come muovermi davanti a un microfono.



Non mi pare che Tina Lattanzi abbia mai detto pubblicamente ciò che sto per dirvi io: lei spiegava di aver sviluppato quella sua tipica cantilena proprio nei primi film in bianco e nero che aveva iniziato a doppiare. Bisognava infatti fare i conti con il leggio, il copione e questo schermo enorme. Non era un monitor dove bastava alzare lo sguardo: era uno schermo cinematografico, per cui il movimento continuo degli occhi la costringeva a usare una sorta di cantilena per seguire il ritmo del film e intanto leggere quello che c'era scritto sul copione. Ha sviluppato così questo suo tratto distintivo. È stato un onore immenso per me poter cominciare a studiare e a lavorare con la signora del doppiaggio.



https://press-start.xyz/wp-content/uploads/2026/02/Gianni-Mantesi-Il-delegato-e1769959878918.jpg



https://press-start.xyz/wp-content/uploads/2026/02/Tina_Lattanzi_Sommariva-e1769959856367.jpg



Mirco: C'era molta manualità in quella che era una sessione di doppiaggio, i pannelli fono assorbenti da spostare a mano, la pellicola del film che doveva essere tagliata per far sì che vi fosse quella parte ridoppiata.



Elda: Quando ho cominciato io la pellicola non veniva più tagliata, c'era il film che girava, ma in origine per l'appunto, come stavi dicendo tu, la pellicola veniva tagliata, veniva chiusa in un anello montata sulla macchina e fatta girare a loop per tutto il tempo che occorreva per imparare la scena da doppiare. Il termine anello, diciamo, è rimasto ancora oggi perché indica, con un numero, il frammento di film che tu vai a doppiare. Noi abbiamo un copione intero suddiviso ad anelli, appunto, frammenti numerati e sono i pezzettini che andiamo a interpretare.



https://press-start.xyz/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-08-alle-16.19.20.png



Un adattamento della stessa Elda, il dettaglio della distribuzione ad anelli di un copione. | Tratto da La Tregua Serie TV andata in onda tra il 2016 e il 2018



Mirco: Ti chiederei un parere diretto: senti una nostalgia per quella dimensione così materica del lavoro rispetto alla velocità frenetica di oggi, legata alle tempistiche dei publisher?



Elda: È difficile rispondere a questa domanda perché, a mano a mano che cresci e che si evolvono il lavoro e la tecnologia, finisci per farci l'abitudine. Non dico che il passato venga dimenticato, ma rimane come un bellissimo ricordo.



Oggi si va molto spediti, anche se poi dipende dalle produzioni: se stai lavorando a un film per il cinema, gli dedichi tutto il tempo necessario; non lo affronti certo come un documentario o un cartone animato. È vero, però, che all'epoca c'era una manualità che diluiva molto i tempi.



Mirco: Tornando invece all'inizio della tua carriera come doppiatrice, c'è qualche figura che ti ha trasmesso quegli insegnamenti etici o consigli professionali che consideri un pilastro nella tua carriera?



Elda: Ho avuto la fortuna di iniziare accanto a dei colossi, non solo del doppiaggio, ma del mondo dello spettacolo in generale: dal teatro al cinema, fino alla televisione. Penso a figure straordinarie come Renzo Palmer, Lina Volonghi, Franca Nuti e il marito Gianfranco Dettori. Ognuno di loro mi ha dato lo spunto per imparare cose nuove e per seguire il loro modo di essere e di porsi.



Il tuo browser non supporta il tag video.



(function() {
const video = document.getElementById('videoVitaVirginia');



// 1. Blocca l'apertura del menu contestuale (tasto destro)
video.addEventListener('contextmenu', (e) => {
e.preventDefault();
}, false);



// 2. Intercetta i click del mouse: permette SOLO il tasto sinistro (button 0)
video.addEventListener('mousedown', (e) => {
if (e.button !== 0) {
e.preventDefault();
e.stopPropagation();
return false;
}
}, true);



// 3. Impedisce il trascinamento dell'immagine di anteprima o del video
video.addEventListener('dragstart', (e) => {
e.preventDefault();
});
})();



C'è sempre stata in me, forse anche per una questione di educazione, una forma di timore reverenziale. Mi rendevo conto di avere accanto persone che avevano fatto la storia, e questo mi trasmetteva un po' di soggezione, ma soprattutto un grandissimo rispetto. Per questo si stava in silenzio ad ascoltare: si seguivano i consigli e si “rubava” il mestiere. Cercavo di cogliere da questi grandi maestri il loro modo di esprimersi per farlo mio e riproporlo, filtrandolo attraverso la mia anima, la mia sensibilità e, ovviamente, il mio modo di essere.



Proprio mentre raccoglievamo le parole di Elda Olivieri, che lo ha ricordato con immenso affetto come uno dei “colossi” che hanno segnato il suo cammino, ci giunge la triste notizia della scomparsa di Gianfranco Dettori, mancato il 9 febbraio 2026. Attore di rara eleganza e pilastro storico del Piccolo Teatro di Milano.
https://press-start.xyz/wp-content/uploads/2022/02/Memoria.mp4



Dettori ha attraversato con grazia la prosa, la televisione e la radio, lasciando un'impronta indelebile nella cultura italiana. La sua assenza priva il mondo dello spettacolo di un maestro di stile e di profonda umanità. Onoriamo la memoria di un artista che ha saputo ispirare intere generazioni con il suo straordinario talento.



Mirco: Facciamo un salto avanti di qualche anno. Entrando nel vivo del nostro Focus, ci imbattiamo in una saga che ti ha catapultata nell'olimpo delle voci, e parliamo, ovviamente, di Tomb Raider. Nel 1997, sei stata scelta per dare voce a Lara, all'epoca i dialoghi erano brevi e servivano principalmente a dare indicazioni di movimento. Lara non aveva una caratterizzazione particolarmente sviluppata. Ti saresti mai immaginata che quel personaggio sarebbe diventato così strettamente legato alla tua identità artistica?



Elda: Sinceramente no. Un po' perché non potevo sapere che quel personaggio sarebbe cresciuto così tanto nella mente degli sceneggiatori e degli ideatori; un po' perché, forse, era uno dei primi videogiochi che affrontavo.



Ricordo di essere stata scelta proprio per il mio tono naturale, un po' “di velluto”, caratteristica che mi è stata riconosciuta spesso nel tempo. Serviva a rendere più suadenti e meno noiosi tutti gli input e le indicazioni di movimento che il personaggio doveva fare.



Ho dei ricordi molto precisi di quelle sessioni: ero chiusa in una sorta di bolla, una sala con una grandissima vetrata davanti che mi permetteva di vedere la regia, dove c'era un'unica persona a registrare. Sembrava di essere in un acquario. Lì, persino la respirazione e il battito cardiaco avevano preso un ritmo talmente rilassato nel seguire e replicare le indicazioni che ricevevo in inglese, che quella sessione si rivelò molto piacevole e fluida, per quanto potenzialmente noiosa.



Ho ancora ben presente la sensazione e il ricordo visivo di quei momenti. Non avrei mai immaginato che sarebbe diventata un'icona simile; non posso che essere grata agli sviluppatori e a chi ha voluto mantenere la mia voce, visto che in altri Paesi è capitato che i doppiatori venissero sostituiti.



https://press-start.xyz/wp-content/uploads/2026/02/image.webp



Mirco: Detieni un primato in merito, essendo l'unica doppiatrice ad aver prestato sempre la voce a Lara Croft, personaggio che ha subito diverse interpretazioni nella lingua originale nel corso degli anni, escludendo naturalmente il doppiaggio italiano della trilogia “Reboot“ doppiata da Benedetta Ponticelli.



Elda: Esatto, ricordo anche di essere stata intervistata una volta dalla televisione della Svizzera italiana, con la quale, tra l'altro, continuo a collaborare fin dagli anni Ottanta. In quell'occasione mi chiesero proprio di fare un'entrata “alla Lara Croft” e me la fecero interpretare in diretta.



Il tuo browser non supporta il tag video.



Tutta la saga di Tomb Raider a cui Elda Olivieri ha prestato la voce, dal 1997 al 2014



(function() {
const video = document.getElementById('videoVitaVirginia');



// 1. Blocca l'apertura del menu contestuale (tasto destro)
video.addEventListener('contextmenu', (e) => {
e.preventDefault();
}, false);



// 2. Intercetta i click del mouse: permette SOLO il tasto sinistro (button 0)
video.addEventListener('mousedown', (e) => {
if (e.button !== 0) {
e.preventDefault();
e.stopPropagation();
return false;
}
}, true);



// 3. Impedisce il trascinamento dell'immagine di anteprima o del video
video.addEventListener('dragstart', (e) => {
e.preventDefault();
});
})();



Mirco: Hai mai avuto dei ripensamenti? Questa visibilità ti ha mai portata ad avere dei ripensamenti sulla tua professione e sulla tua identità artistica?



Elda: No, assolutamente. Anzi, cito un'altra cosa che mi ha colpito tantissimo e che però era scritto in grande sul Corriere della Sera: “Lara Croft dà voce a Virginia Woolf. Io lì sono svenuta, perché voglio dire, cioè sono svenuta…”



https://press-start.xyz/wp-content/uploads/2026/02/Claudia-Cannella-Corriere-della-Sera-10-gennaio-2007.jpg



Claudia Cannella – Corriere della Sera 10 gennaio 2007



Mirco: Per il quale, ricordiamo, hai vinto il premio Franco Enriquez nel 2007.



Elda: Esatto, grazie. Mi ha fatto piacere, in qualche modo ha richiamato anche molto l'attenzione, perché, paradossalmente oggi Lara Croft è quasi più nota di Virginia Woolf. Ovviamente non in tutti gli ambienti, per fortuna.



Il tuo browser non supporta il tag video.



Tratto dal Trailer: Vita Virginia – Pensieri e dialoghi dai carteggi e dai diari di Virginia Woolf e Vita Sackville-West – Con: Elda Olivieri, Adele Pellegatta, Claudia Mariano (Pianista) e Martina Belli (mezzo soprano).



(function() {
const video = document.getElementById('videoVitaVirginia');



// 1. Blocca l'apertura del menu contestuale (tasto destro)
video.addEventListener('contextmenu', (e) => {
e.preventDefault();
}, false);



// 2. Intercetta i click del mouse: permette SOLO il tasto sinistro (button 0)
video.addEventListener('mousedown', (e) => {
if (e.button !== 0) {
e.preventDefault();
e.stopPropagation();
return false;
}
}, true);



// 3. Impedisce il trascinamento dell'immagine di anteprima o del video
video.addEventListener('dragstart', (e) => {
e.preventDefault();
});
})();



Mirco: Un aneddoto che è specificato sul tuo curriculum, il doppiaggio di Judy Garland nel Mago di Oz fatto senza cuffia. Puoi dirci qualcosa in merito?



Elda: Oggi siamo abituati a doppiare basandoci sulla colonna sonora originale, sul video e sull'adattamento dei dialoghi attraverso un copione. In realtà, ormai non sono quasi più cartacei: usiamo gli iPad, sia per risparmio sia per una forma di rispetto ambientale.



La nostra voce passa attraverso il corpo e crea vibrazioni, dando vita a emozioni che sentiamo nostre e che esprimiamo parlando. In questo senso, noi siamo dei conduttori di energia, perché la voce è l'elemento più palpabile del nostro essere; attraverso di essa, l'energia umana diventa quasi tangibile. Queste vibrazioni sonore ed emotive abbracciano noi e, di riflesso, chi ci ascolta.



Per doppiare, devi immedesimarti totalmente nella persona che vedi sullo schermo, nella situazione e nelle emozioni che quell'attore ha vissuto in prima persona girando la scena. Noi doppiatori entriamo in questa sorta di immedesimazione, che non coinvolge solo la voce, ma anche il corpo e l'anima, grazie al nostro bagaglio culturale e professionale.



“Quale modo migliore per farlo se non avendo il tempo di vedere la scena più volte?” Osservandola, la comprendi fino in fondo, percepisci sulla pelle l'emozione e la riproduci. A quel punto hai persino memorizzato i tempi, perché analizzando un piccolo segmento del film, sai esattamente a quale fotogramma iniziare. Non hai nemmeno più bisogno dell'audio originale o della cuffia: sei talmente “dentro” la situazione che sai perfettamente quando tocca a te parlare. È una totale immersione.



https://press-start.xyz/wp-content/uploads/2026/02/Mago-di-Oz.jpg.webp



Judy Garland in Il mago di Oz (ed.1985)



Mirco: In merito a questo argomento, in un'intervista risalente a qualche tempo fa, hai definito il Vostro lavoro come un “doppio attore”.



Elda: Considera che oggi, anche grazie alla pratica acquisita, se posso, quando mi capita di doppiare i cartoni animati, preferisco farli senza cuffia. Quando, ad esempio, il cartone animato è giapponese: non è facile comprendere i dialoghi. Però l'interazione ti è chiara, perché hai la traduzione italiana e vedi la scena; quindi la situazione è limpida.



È anche molto divertente: ti senti più libero perché, comunque, il tempo di reazione dall'ascolto alla visione, ti fa perdere sempre qualche frazione di secondo, qualche fotogramma, che poi il tecnico sistema “tirando su”, come si dice in gergo. Cerco sempre di trovare dei modi nuovi per divertirmi mentre faccio qualcosa che potrebbe diventare una routine.



Vorrei aggiungere un pensiero. Benché io sia qui a mostrarmi, ritengo che le famose voci nell'ombra, siano belle perché restano nell'ombra, perché non svelano il loro volto, mantengono quell'aura di mistero; rimanendo una voce legata a un personaggio, a una situazione, a una storia. Poi sì, comprendo la curiosità del dietro le quinte.



Mirco: Oltre che doppiatrice, attrice, drammaturga, sei anche una stimata direttrice di doppiaggio. Ti chiedo, negli ultimi anni, è cambiato quello che è l'approccio nella direzione, ci sono nuove sfumature che un direttore deve saper cogliere?



Elda: Quando inizialmente mi veniva proposto di fare la direzione, io declinavo perché volevo fare la doppiatrice! Doppiare è molto divertente. Poi si è verificata un'opportunità a cui non ho potuto resistere e, devo dire, mi sono divertita, mi è piaciuto; così, piano piano, la cosa ha preso piede e ho cominciato a fare sempre più lavori anche come direttrice.



La regia comprende una vasta gamma di attività, tra cui la direzione di documentari, reality show, serie televisive (composte da più stagioni e un'infinità di episodi) e film unici. Anche nel campo dell'animazione, la regia si manifesta in diverse forme, rendendo il settore estremamente variegato.



Non è possibile affermare con certezza se le tecniche di regia siano cambiate; tuttavia, si è verificata un'evoluzione nei gusti, sia dei prodotti che del pubblico, che si è manifestata in modo spontaneo e fluido. L'attenzione al sincronismo, all'intenzione, alla sonorità e alle ripetizioni testuali rimane un aspetto fondamentale.



Ciò che potrebbe essere cambiato è l'approccio interpretativo: se in passato si tendeva a un'interpretazione più teatrale, oggi si privilegia la spontaneità. Tuttavia, anche in questo caso, l'approccio varia in base al progetto e al prodotto. Film d'epoca o storici richiedono un'interpretazione specifica, che implica una ricerca approfondita non solo sulla voce, ma anche sui dialoghi, sul vocabolario utilizzato e sulle modalità espressive. A questi aspetti viene dedicata una cura meticolosa.



https://press-start.xyz/wp-content/uploads/2026/02/AAAABYSZm4PV_00bGPdQPIvuhydEHANcFn_-JXX04n4uHkI357GJePBtuKKWkJluk7dLU0ivWJmSyzBedgKpGQ8OZDeXdecLZhSYoXqr.jpg



The Crown – Netflix® Elda Olivieri alla Direzione del Doppiaggio a partire dalla Terza Stagione



Mirco: Sempre restando sul lato tecnico. Nel medium video ludico si doppia spesso al buio, basandosi solo sull'onda sonora. Riscontri una maggiore collaborazione con i publisher per capire quello che è il contesto o resta ancora una sfida prettamente tecnica e praticamente d'istinto?



Elda: Da sempre la figura del direttore di doppiaggio del videogioco, ti aiuta nel senso che ti spiega qual è il tuo personaggio. Se c'è la possibilità ti mostra un'immagine, almeno per vederne le fattezze, e ti dà delle indicazioni sul carattere. Quando può, ha il testo con le battute una in risposta all'altra: mentre tu fai la tua parte, lui ti dà la battuta di risposta.



Però questi sono casi abbastanza eccezionali. Quello che in qualche modo aiuta e fa fede, visto che si lavora al buio, è l'interpretazione originale della persona che l'ha fatta prima di te. Può tuttavia capitare che, se il doppiaggio originale non ti fornisce una guida intenzionale precisa, si passa a una interpretazione dettata dall'istinto e dalla propria percezione della scena.



Mirco: Il doppiaggio italiano, era, e sempre sarà un vanto in qualsiasi prodotto cinematografico, televisivo e video ludico. Eppure, sembra che i publisher lo vedano sempre più come un lusso, una cosa da tagliare, da eliminare. Perché, secondo te, sta succedendo questo? Ed è solo una questione di costi o è cambiato il valore che diamo alla nostra lingua?



Elda: Semplicemente si tratta di denaro. Quanto più risparmi, meglio è. Io non credo che noi italiani non diamo valore alla nostra lingua, non credo affatto che sia questo il problema. Anzi, la localizzazione di un prodotto estero non fa altro che renderlo fruibile a chiunque. Permettendo di comprenderlo e viverlo al meglio.



A volte i prodotti vengono localizzati anche per dare un senso altrimenti inarrivabile per un pubblico italiano, ne è un chiaro esempio l'umorismo inglese. Quindi non credo che il problema sia la mancanza di valore verso la lingua. Purtroppo, penso che sia soprattutto una questione economica.



Mirco: C'è attualmente molta amarezza nelle community Italiane, Spagnole, e Polacche, e purtroppo tante altre si stanno aggiungendo per l'assenza di un doppiaggio dei prossimi Tomb Raider: Legacy of Atlantis e Catalyst. Ci puoi fornire un commento da professionista del settore. 



Elda: Secondo me questo è un disastro culturale. Se i produttori si rifiutano di localizzare un prodotto iconico come Tomb Raider, non voglio dire che sia l'inizio della fine, ma è comunque grave.



Se non localizzi un titolo del genere, significa che non ci investi più di tanto; non farlo per un marchio così importante vuol dire che non ti interessa. Oppure, significa che sei così sicuro che venderà lo stesso, che decidi di non spenderci due soldi in più per renderlo più fruibile.


Mirco: Ma secondo te potrebbe creare un precedente?



Elda: Trovo che sia abbastanza grave che avvenga su un prodotto come Tomb Raider. D'altra parte, parlando anche con gli studi di registrazione, ho appreso essere una pratica che esiste già da diverso tempo: quella di mandare sempre meno prodotti al doppiaggio.



Perché è un problema culturale? Proprio perché si spezza il cuore dei giocatori e degli appassionati, ma si spezzano anche le catene del lavoro, le filiere. Non lavorano più i doppiatori, i traduttori, gli adattatori, i tecnici, gli studi e i direttori.



È un domino pauroso che fa crollare il mercato. Diciamolo pure: il mercato dell'arte, perché in qualche modo tutto questo è riconducibile all'unicità artistica.



Mirco: Benedetta Ponticelli, che avevi diretto in un ambito cinematografico, aveva ammesso di essersi ispirata proprio alla tua Lara (Elda), per chiudere il cerchio della “sua” trilogia. In un eventuale ritorno, ripartiresti dal tuo storico imprinting o integreresti quelle sfumature più legate alla Lara impersonata da Benedetta?



Elda: Mi preme dire che, quando ho saputo che sarebbe stata Benedetta la persona a vestire i panni di Lara, ero molto contenta. Le ho detto che ero felice proprio perché ho pensato che non potesse esserci persona più giusta. “Non so, la sentivo molto vicina, quindi ero veramente contenta di questo.”



https://i.pinimg.com/736x/20/7c/1e/207c1eb1380df5792fa49e47aed66811.jpg



Ritengo che sarebbe fantastico dare un'occhiata a come sarà Lara, soprattutto perché ho sentito dire che ci sarà una specie di mix tra la sua versione e la mia. Sarebbe interessante capire che tipo di personalità daranno a questa nuova Lara Croft. A dirla tutta, è un'idea davvero intrigante a livello drammaturgico, perché aggiungerebbe un tocco psicologico in più a un personaggio già di per sé piuttosto complesso. Sarebbe una sfida stimolante e affascinante da affrontare.



Mirco: Restando nel presente, un momento storico in cui l'intelligenza artificiale replica i timbri con una fedeltà sempre più impressionante, ci racconti cosa ne pensi?



Elda: Innanzitutto, anche questo è un argomento che non interessa solo la voce, ma interessa l'arte in totale: la musica, la scrittura, la pittura, la cinematografia. È veramente un'altra minaccia importante.



Che ti posso dire? Venendo solo al punto che ti interessa, cioè la voce, penso che un algoritmo “mai nella vita”, o almeno non in questa, potrà restituire quello di cui parlavamo prima: il trasporto e l'emozione. L'algoritmo non potrà mai trasmettere emozioni, poiché manca di quella vibrazione emotiva che cerchiamo.



Mirco: Il recente rilascio di Tomb Raider IV – VI Remastered ha evidenziato un caso di utilizzo non autorizzato della tua voce sintetizzata. Tale utilizzo è stato prontamente corretto tramite un aggiornamento. Cosa puoi dirci a riguardo?



Elda: “È una mostruosità”. Nel senso che l'utilizzo non autorizzato, e quindi non regolamentato, dovrebbe essere perseguibile per legge. Perché se tu rubi la voce, rubi l'identità di una persona.



Visto che questo processo è ormai in corso da tempo ed è in realtà avanzatissimo, abbiamo visto tutti in rete cosa si può fare anche solo con il doppiaggio, l'importante è che la clonazione della voce venga regolamentata e usata in maniera etica.



Il tuo browser non supporta il tag video.



const videoPlayer = document.getElementById('protectedVideo');



// Blocca il menu contestuale (tasto destro)
videoPlayer.addEventListener('contextmenu', (e) => {
e.preventDefault();
});



// Forza il blocco di qualsiasi tasto del mouse che non sia il sinistro (0)
videoPlayer.addEventListener('mousedown', (e) => {
if (e.button !== 0) {
e.preventDefault();
return false;
}
});



// Protezione extra per tastiere (opzionale: blocca tasto "Menu" contestuale)
videoPlayer.addEventListener('keydown', (e) => {
if (e.key === "ContextMenu") {
e.preventDefault();
}
});



Mirco: Se ti chiedessero esplicitamente di clonare la tua voce, cosa risponderesti?



Elda: Se qualcuno mi chiedesse di clonare la mia voce e mi assicurasse di utilizzarla in maniera etica, con un compenso regolamentato ogni qual volta venga utilizzata, gli risponderei di sì. Perché, come si diceva prima, è un processo che non si può fermare: non è qualcosa che puoi bloccare dicendo semplicemente di no.



L'importante è che vengano rispettati una serie di paletti e che ci sia un bollino che testimoni che la voce è autorizzata, ricompensata e utilizzata in un contesto specifico. In quel caso, perché no? Sono fra le prime in Italia ad aver accettato una cosa di questo tipo con uno studio di registrazione. Attenzione, però: solo per un certo tipo di prodotto. Al momento parlo esclusivamente di istruzioni d'uso, corsi aziendali o di formazione, dove non è indispensabile un'empatia o un'interpretazione particolare.



Come dicevo prima, gli algoritmi non sono arrivati al punto di restituire l'emozione e il cuore. Il cuore l' abbiamo noi umani, non gli algoritmi. Noi produciamo vibrazioni, mentre l'algoritmo produce soltanto suoni.



https://press-start.xyz/wp-content/uploads/2022/02/VoceUmana.AI-Elda-Olivieri.m4a



Un esempio della voce di Elda Olivieri generata artificialmente – VoceUmana.AI



Mirco: Organizzazioni come l'ANAD si battono per ottenere il consenso esplicito per l'estrazione dei dati vocali. Come vivi la necessità di dover difendere legalmente la tua voce?



Elda: Con l'avvocato a fianco.



Mirco: Ma come vivi il dover tutelare la tua arte?



Elda: Ritengo sia una novità del nostro mestiere. La vivo come qualcosa che va affrontata, proprio perché è difficile fermarla.



Quindi chapeau all'A.N.A.D. e all'A.D.A.P., l'associazione dei doppiatori pubblicitari, della quale ho fatto parte dal 1983 al 2023, che si muovono per tutelare la categoria e per far sì che arrivi, per l'appunto, un bollino. Un riconoscimento che in qualche modo autorizzi l'utilizzo etico e responsabile di una voce.



https://press-start.xyz/wp-content/uploads/2026/02/UVA-Non-rubate-la-nostra-voce-e1770766450702.jpg



La locandina di UVA United Voice Artists – Il movimento nato per proteggere e preservare il lavoro dei professionisti della voce.



Mirco: Tenendo conto delle considerazioni fatte in precedenza in merito alla clonazione e all'adozione pervasiva dell'intelligenza artificiale, quali raccomandazioni formuleresti a un individuo che intende intraprendere una carriera in un contesto professionale così incerto?



Elda: Per prima cosa espongo il panorama. Per renderlo chiaro e noto fin da subito. Dopodiché cerco di sostenere e di incoraggiare le persone che hanno quella passione, quel fuoco dentro e quella voglia di fare arte, li invito a studiare, studiare e studiare. Raccontando loro tutta quella che è stata, ed è tutt'oggi, la mia esperienza e la mia professione, affinché sappiano come è fatto questo mondo in generale.



Mirco: Siamo arrivati alla fine, Elda. Io ti ringrazio per l'intervista, la possibilità e l'incredibile passione che riesci sempre a trasmettere.



Elda: Ma grazie a te, grazie a te di aver pensato a me e a questa bellissima chiacchierata.
Un Regalo Speciale



Al termine della nostra chiacchierata, Elda ci ha sorpreso con una anteprima incredibile per la quale consigliamo l'uso delle cuffie.



Il tuo browser non supporta il tag video.



const videoPlayer = document.getElementById('protectedVideo');



// Blocca il menu contestuale (tasto destro)
videoPlayer.addEventListener('contextmenu', (e) => {
e.preventDefault();
});



// Forza il blocco di qualsiasi tasto del mouse che non sia il sinistro (0)
videoPlayer.addEventListener('mousedown', (e) => {
if (e.button !== 0) {
e.preventDefault();
return false;
}
});



// Protezione extra per tastiere (opzionale: blocca tasto "Menu" contestuale)
videoPlayer.addEventListener('keydown', (e) => {
if (e.key === "ContextMenu") {
e.preventDefault();
}
});



Potete trovare la petizione a questo link.
Un viaggio emozionante



Uscire da questa intervista significa portarsi addosso una consapevolezza nuova: Elda Olivieri non è solo un pilastro della nostra rubrica The Founders solo perché è stata la prima o la più iconica. Lo è perché incarna la resistenza del cuore contro l'asetticità dei numeri.



In un panorama dove i grandi publisher sembrano voler silenziare la nostra lingua in nome del risparmio e gli algoritmi bussano alle porte delle sale pretendendo di clonare l'identità umana, Elda si erge a custode. La sua Lara non è mai stata una serie di poligoni, ma il riflesso di quella “manualità materica” che oggi sembra svanire: è l'attrice che non ha bisogno di cuffie perché è sintonizzata con il respiro di chi sta sullo schermo; è l'insegnante che cerca il “fuoco sacro” nei giovani per non farli diventare replicanti.



Abbiamo inserito Elda Olivieri tra i fondatori del gaming in Italia perché ha trasformato la fredda tecnologia in un ricordo indelebile, colmando il vuoto tra il codice e la sensibilità del giocatore. Come lei stessa ha sottolineato nel suo toccante contributo per il trailer amatoriale della community, “le leggende sono destinate a essere raccontate più volte”. Il nostro compito è assicurarci che abbiano ancora una voce per farlo.



Proteggere il doppiaggio italiano non è un capriccio nostalgico, ma un atto di difesa della nostra cultura emotiva. L'arte è imperfetta perché l'uomo è imperfetto, ed è proprio in quell'incrinatura, in quel respiro rubato, che risiede la magia. Senza quel cuore e quelle vibrazioni, resterebbe solo il silenzio di un algoritmo. E il gaming che amiamo merita molto di più: merita l'anima.



L'articolo LA VOCE DI LARA CROFT: Elda Olivieri e il Segreto di un'icona proviene da PRESS START ➤ Videogiochi, News e Recensioni.

Continua la lettura su press-start.xyz

oggi alle 15:50

Piace a 1 persona