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ha pubblicato un'immagine nell'album Lights on

Com’è davvero essere Bella Freud: una visionaria della moda?

La stilista britannica Bella Freud è riconosciuta in tutto il mondo come una maestra di un’eleganza irriverente e sofisticata. Il suo marchio omonimo, immediatamente riconoscibile, è diventato simbolo di un gioco intellettuale raffinato, capace di accendere una conversazione globale su moda e identità.

Non è un caso che per la designer inglese, nipote di Sigmund Freud (e figlia del pittore Lucian), le parole, le scritte e il linguaggio stesso abbiano un significato così forte e portino con loro messaggi che neanche riusciamo a comprendere inizialmente, ma che vengono svelati con il tempo tramite la connessione con le persone. O per farla semplice, ognuno ci vede quello che vuole e, incoraggiate dal pedigree del nome, Lo psicanalista più famoso del mondo, optano per cedere agli input minimalisti dati, in questo caso dal designer stesso.

Vi lascio 2 domande estratte da un'intervista su Vogue. Per chiarire l'intento della stilista, che però non sempre si traduce in volontà effettive.


Il percorso creativo di Bella

“Quando ho iniziato non avevo idea di cosa stessi facendo, quindi ho semplicemente cominciato! Era il 1990, lavoravo per Vivienne Westwood, e sapevo solo che dovevo creare. Avevo questa paura che, se mi fossi fermata, non sarei mai più riuscita ad andare avanti. Così ho iniziato a realizzare accessori e maglieria — una piccola collezione — ho ricevuto un ordine da un negozio giapponese e da allora non mi sono più fermata.”

L’importanza dello storytelling nella moda

Al centro di tutto deve esserci un’avventura. Deve esserci una storia capace di sedurre le persone. Non comprano un maglione: comprano una storia (e un brand ndr). Quando ti vesti al mattino, stai raccontando la tua storia. Vuoi che gli altri ti notino in un certo modo. Io sono piuttosto timida, ma non voglio nemmeno essere anonima.”

Nota: La Freud ha potuto vantare la presenza di SuperModel nel loro prime, un esempio è stato Kate Moss nel 1994, una Dea della moda anni '90 insieme alla Casta e alla Klum.

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"Mi sento davvero felice quando mi ritrovo immerso nell'atmosfera dei film erotici artistici degli anni '70. O forse no"

Il film “Nana” del 1983 cerca di conferirsi un'aria di classe traendo ispirazione dal romanzo di Émile Zola del 1880, per poi definirsi solo un “adattamento libero”. In effetti, lo sceneggiatore Marc Behm e il regista Dan Wolman non cercano di creare una versione cinematografica dell'opera di Zola, ma prendono solo frammenti di materiale "piccante" per ampliarli a fini di sexploitation, aiutando la Cannon Films in una delle sue tante incursioni nel sottogenere.

L'attrice tedesca Katya Berger (ho un certo kink per le attrici tedesche ndr) interpreta il personaggio principale, una giovane donna apparentemente innocente che usa le sue grazie fisiche per domare una serie di amanti mentre si fa un nome in un teatro-bordello francese. Anziché descrivere i dettagli crudi di una vita emotivamente complessa, Wolman mantiene un atteggiamento protettivo nei confronti del contenuto softcore del film, dedicando più tempo alle scene di rapporti e nudità che alla narrazione, con «Nana» che risulta sostanzialmente carente dal punto di vista drammatico. Ci sono stranezze da apprezzare, tra cui scene in cui Nana mette in mostra il suo potere sugli uomini dalla volontà debole. Tuttavia, non c'è abbastanza contenuto per sostenere l'esperienza visiva, che è spesso rallentata da una caratterizzazione desolante e dalla mancanza di tensione.

La colonna sonora di Ennio Morricone è maestosa e landmark della sconfinata bravura del compositore romano; descrive perfettamente le ambientazioni — dimore signorili o case chiuse, mantenendoun aspetto elegante intatto… Il tutto orchestrato così bene da farti dimenticare per un minuto o due che stai guardando un film riuscito a metà.

Ma Il film soprattutto presenta anche alcuni elementi tratti dalla vita reale, meravigliosamente bizzarri e controversi. (Documentarsi e riflettere su un film dopo averlo visto è un'abitudine che consiglio sempre di adoperare). Ad esempio Katya Berger aveva 18 anni o 16 quando sono state girate le scene? Nessuno sembra saperlo con certezza. Ma la vera chicca è che l’attrice che interpreta l’amante lesbica di Nana, simile a Charlotte Rampling, era la sorellastra nella vita reale di Katya Berger. Ah, so ’70…

***/5

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