Ludomedia è il social network per chi ama i videogiochi. Iscriviti adesso per iniziare.

Su Randolph Carter

Giocatore a tempo perso, sempre curioso e in cerca di nuovi stimoli... Poliedrico nei generi ma difficile nei gusti!

Randolph Carter condivide alcuni suoi interventi solo con i suoi amici. Se vuoi conoscere Randolph Carter, aggiungilo agli amici adesso.

Gigetto

ha scritto una recensione su Detroit: Become Human

Cover Detroit: Become Human per PS4

Il tuo telefono parla di te

Il tema dell’intelligenza artificiale mi ha sempre affascinato molto fin da quando, in alcuni esami di sociologia, scoprii il transfert psicologico che la società applica agli oggetti in proprio possesso, acquistandoli non solo per necessità, ma anche per motivi emozionali e di rappresentanza sociale.

Il concetto è che un bene, una merce, un oggetto comprato, svolge una funzione sociale addizionale rispetto a quella principale: ridefinisce la nostra personalità ("consumo questo tipo di prodotti quindi sono fatto in questo modo") fino ad arrivare a plasmare l’idea che vogliamo proiettare di noi stessi tramite ciò che possiamo possedere ed ostentare.

In questo processo, può generarsi del "valore affettivo", che ci porta a dotare di una personalità propria l’oggetto in questione, instaurando un vero e proprio rapporto con esso.

E partendo da questi principi, arrivano molteplici affascinanti domande, perfettamente plausibili in una ipotetica realtà dove la tecnologia fosse abbastanza avanzata da supportarle: e se questi oggetti sul mercato ci assomigliassero in modo estremamente fedele, se fossero creati a nostra immagine e somiglianza, come tante religioni dicono che gli Dei abbiano fatto con il genere umano?

E se riuscissimo a dotare questi oggetti forgiati a nostra immagine della capacità di ricambiare il nostro sguardo, di simulare emozioni dapprima per compiacerci, fino a farlo in modo così avanzato tanto da diventare spontanee?

Potrebbe o dovrebbe intervenire la morale per ridefinire come “schiavitù” l’uso sia proprio che improprio di un’apparecchiatura creata in fabbrica a scopo commerciale, oppure sarebbe solo un ennesimo episodio di proiezione del proprio ego su oggetti che anche se dalle sembianze umane non dovrebbero avere una dignità maggiore di un tostapane?

Se gli esseri umani sono portati alla mancanza di empatia verso esseri che non gli assomigliano (per esempio gli insetti), tanto da arrivare alla crudeltà, mentre hanno un naturale trasporto empatico verso la maggior parte dei mammiferi, ai quali spesso attribuiscono ragionamenti e sentimenti che semplicemente per la loro natura non sono in grado di provare, che impatto avrebbe sulla società avere repliche di esseri umani estremamente simili a noi in ogni casa?

Potrebbe un giorno la favola di Pinocchio diventare semplicemente realtà, donando l'amore di un padre ad un pezzo di legno, e rendendolo finalmente "un bambino vero"?

Tutte queste domande, e molte altre, sono affrontate nella bellissima storia di Detroit Being Human, e la risposta a tutto questo non è affatto scontata, anzi: il gioco permette di poter scegliere da quale parte stare, facendo vivere al giocatore numerosi dilemmi morali ed etici, senza risparmiare colpi di scena, momenti epici e drammatici, furiosi ed onirici, dolci e brutali, crudi e poetici.

I piccoli e preziosissimi dettagli di questo grandioso simulatore di “dignità sintetica”, uniti ad una possente narrazione che costruisce dal niente personaggi con i quali è facile e immediato empatizzare quasi appena iniziato a giocare, lo rendono una storia di rara bellezza, da assaporare in ogni suo finale, portando i giocatori a chiedersi con curiosità e preoccupazione, se il desiderio di arrivare a possedere altri esseri viventi sia effettivamente un qualcosa di profondamente radicato nella natura umana: se dovessimo vivere in un futuro tecnologico capace di soddisfare questo bisogno e contemporaneamente sospendere ogni giudizio morale, forse tale momento storico potrebbe trasformarci tutti in potenziali schiavisti, assassini e dittatori, figure orrende proprie di dolorosi capitoli di oppressione e sterminio presenti più volte nella storia umana, che ci riproponiamo di non ripetere mai più, ma che lo specchio della nostra essenza, quella di consumatori, sembra restituirci in modo impietoso tutte le volte che ci guardiamo dentro.

Randolph Carter

ha pubblicato un'immagine nell'album Vari

Il mio Black Friday... Qualche recupero doveroso che era in sospeso da tanto tempo!

Randolph Carter
Cover Resident Evil HD Remaster per PS4

Una scatola magica perfetta

Finalmente alla veneranda età di 26 anni ho recuperato il capostipite di questa serie. In libreria grazie al plus, all'epoca preso da altri titoli lo bistrattai, dando un'occhiata veloce e scartandolo vista la non immediatezza e la mia poca disponibilità al momento. Avendo poi recuperato il remake del 2 mi sono imposto di cominciare la serie dall'inizio, con l'intenzione di recuperarla e giocarla tutta. Penso che questo sia uno degli esempi di level design più riusciti nella storia dei videogiochi. La villa è una vera e propria "scatola" dotata di meccanismi perfetti per affascinare, stupire e far combaciare tutto alla perfezione, sempre e comunque. È un gioco di pregevolissima fattura, di cui mi sono accorto di aver sempre visto delle citazioni in molteplici titoli senza che nessuno però ne scalfisse la complessità.. unico nel suo genere. Non ci sono enigmi ambientali, la villa e il gioco stesso è un unico grande enigma ambientale, la cui complessità è sufficientemente alta ma mai data da una illogicità di fondo: tutto è estremamente lineare nella ideazione, non ci sarà mai nulla fuori posto e la gratificazione sarà sempre ai massimi livelli. Ciò che nel 2019 può mettere in difficoltà è senz'altro la telecamera fissa, molto scenica ma con cui spesso si litigherà in particolare per quanto riguarda l'orientamento (in corridoi magari con 3/4 curve a gomito) e la mira nel combattimento. Altro punto complesso da gestire è l'inventario, molto limitato e da saper gestire sapientemente. Le scatole diventeranno le migliori amiche, e il non sapere della loro esistenza a inizio gioco mi ha generato il panico non potendo più interagire con nulla per i troppi oggetti chiave raccolti di istinto, educato dai giochi moderni in cui più si raccoglie meglio è. Tuttavia non cambierei nulla.. non oserei mai farlo, perché la formula è perfetta anche in ciò che lo rende un fierissimo "retrò". Mi ha intrattenuto per 14 ore.. ho assaporato bene tutti i meccanismi e gli ambienti iniziando da Chris (ho scoperto tardi che era la scelta più infelice che si potesse fare), e presto tenterò la run con Jill. Pregevole anche la vena arcade che rinforza il titolo, prestandolo a run con molteplici sfide coadiuvate e suggerite anche dai trofei PSN che fanno invidia alla rigiocabilità di tutti i giochi dello stesso genere in commercio.

10

Voto assegnato da Randolph Carter
Media utenti: 8.8 · Recensioni della critica: 8.3

Non ci sono interventi da mostrare.