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The Trail - recensione

L'abbandono della terra natale, della propria cultura e dei propri conoscenti per intraprendere un lungo viaggio in una terra ostile, ignota e impervia, con il solo scopo di costruire un futuro migliore per se stessi e per la propria famiglia. Questo è il topos che nel corso dei millenni ha accompagnato lo sviluppo della civiltà umana, condizionando tutt'oggi la vita di milioni di donne e uomini coraggiosi.



In questo contesto ci catapulta The Trail, il nuovo gioco di Peter Molyneux e del suo team di 22 Cans per dispositivi mobile. Dopo una lunga traversata transoceanica dal Regno Unito veniamo gettati sulle coste del continente nordamericano senza quasi niente in tasca, per iniziare il nostro viaggio verso il selvaggio West, che non sarà privo di profonde frustrazioni e grandi soddisfazioni.



Il contesto narrativo e il nome del gioco potrebbero far venire in mente a qualcuno il classico The Oregon Trail. In effetti il concetto del lungo viaggio intrapreso attraverso il Nuovo Mondo ha molto in comune con il titolo divenuto famosissimo a partire dal 1974. A più di quarant'anni di distanza The Trail inserisce però quella visione in un contesto social da gioco mobile, in cui il rischio maggiore non è rappresentato dalla perdita di un familiare per dissenteria, ma al massimo degli oggetti recuperati lungo il cammino e custoditi gelosamente.

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13 dicembre 2016 alle 17:20