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L'ascesa di CD Projekt - editoriale

I numeri di The Witcher 3 sono impressionanti. 10 milioni di copie vendute nel mondo a marzo 2016, oltre 200 awards vinti e un meta-score stabilmente superiore al 90, grazie a oltre 75 recensioni delle quali nessun voto al di sotto dell'8. Questi risultati non potevano che generare profitto (oltre 60 milioni di euro), ma ciò che conta maggiormente è che la fiducia nella software house sia cresciuta al punto tale da portare il valore societario oltre il miliardo di dollari.



Qual è il segreto? Beh, la storia è strana. Noi di Eurogamer crediamo che quella dei videogiochi si possa dividere in due tronconi, e lo spartiacque sarebbe ovviamente l'avvento dell'online-gaming. La globalizzazione dell'industria ha portato ad un'esplosione del settore difficilmente prevedibile, capace di trasformare in pochi anni studi di successo in multinazionali miliardarie. Per questo motivo molti videogiocatori guardano al passato con occhi nostalgici, ricordando un'età dell'oro nella quale l'oggetto della passione non era ancora etichettabile come "commerciale", rimpiangendo quelle componenti elitarie e trasgressive che spingevano il video-game ad assumere una dimensione quasi letteraria: lontana dai numeri del cinema ma vicina ai cuori delle persone.



Un sentimento comprensibile, che tanto è umano quanto attuale. Le community hanno spesso la sensazione che a prendere determinate decisioni siano i venditori e non gli artisti, con lo sguardo rivolto verso i numeri senza comprendere fino in fondo come, nel nostro mondo, il feedback abbia un'importanza preponderante a livello di successo mediatico.

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29 aprile 2017 alle 16:10