I videogiochi open-world come fuga dalla realtà - editoriale
Prima della quarantena, prima del distanziamento sociale che ci sta costringendo fra le mura domestiche e, soprattutto, prima che l'OMS ritrattasse interamente la sua opinione riguardo i videogiochi, noi appassionati conoscevamo a fondo gli straordinari effetti benefici che si nascondono dietro le cascate di pixel.
Chi sta scrivendo queste righe, ad esempio, ha scoperto la potenza dei mondi virtuali durante un periodo di isolamento non dissimile da queste interminabili e noiose giornate primaverili. Oggi come allora, i videogiochi possono trasformarsi in un'ancora di salvezza unica nel suo genere: non c'è medium migliore per aprirsi un varco fra le mura di casa, per attraversare lo specchio come la Alice di Carroll e abbandonarsi alla scoperta di universi mozzafiato.
La quarantena ci ricorda il valore delle piccole cose. Cose che normalmente risulterebbero addirittura tediose, come il tragitto in bici per raggiungere il luogo di lavoro, le camminate di prima mattina per arrivare in classe in orario, l'attesa dei mezzi pubblici sotto il timido sole di aprile. Ecco, nei videogiochi si verificano più o meno le stesse situazioni, e non c'è momento migliore per godersi lunghissime cavalcate accanto a splendidi paesaggi, per caricarsi merci sulle spalle e attraversare a piedi gli Stati Uniti, per prendere un respiro profondo e assaporare lentamente l'incredibile lavoro svolto dagli artigiani del settore.

KeepInYourMemory
Articolo molto interessante. Adoro gli open world e penso che questa componente se ben implementata riesca ad essere uno stimolo per il giocatore ad esplorare mondi sempre più belli da vedere e da giocare.