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Twin Breaker: A Sacred Symbols Adventure – Recensione

Siamo a 2020 inoltrato, nell'anno della next-gen, dell'avvento dell'SSD e del trionfo del ray tracing su console, eppure c'è chi ancora tenta di aggrapparsi al passato. Siamo nel 2020 solo sulla carta, perché con Twin Breaker: A Sacred Symbols Adventure si torna negli anni Ottanta, sia per qualità puramente ludica che visiva. Quello del brick breaker è un genere che, nella sua semplicità, andava a gonfie vele su console portatili e addirittura su cellulari. E continua a farlo anche su PlayStation 4 e PlayStation Vita, anche se non come ai vecchi tempi.



Diario di bordo, data stellare: ma a chi importa?



Per essere una variante spaziale dei giochi con palla e mattoncini, Twin Breaker ha saputo stupirci fin da subito con l'immensa quantità di informazioni date che vanno a comporre la lore dell'universo del gioco. Nessuno si sarebbe mai aspettato di seguire una storia definita e dalle buone – non forti, intendiamoci – fondamenta in un brick breaker, dove quello che conta è il gioco in sé. Ambientato in un futuro non troppo distante, dopo aver scoperto e collaudato i mezzi per colonizzare Marte, l'umanità è in viaggio per il pianeta rosso non senza le solite competizioni tra stati, ora talmente accese da far scatenare la Terza Guerra Mondiale sulla Terra. Eppure tutto ciò non riguarda (troppo) i protagonisti del gioco, due americani a bordo delle astronavi Greetings e Salutations allo scopo di investigare sulla misteriosa scomparsa della prima navetta arrivata, ma mai atterrata su Marte. I due capitani scovano, nel corso del loro viaggio, resti di navicelle terrestri e strane forme di vita aliene che, in qualche modo, manovrano lo spazio a loro vantaggio. Cosa è successo alla prima astronave? E chi sono queste forme di vita aliene? A chi appartengono i tanti dossier ritrovati?



Ecco, difficilmente vi farete queste domande giocando a Twin Breaker. Apprezziamo tantissimo lo sforzo di voler creare una trama approfondita, così come ben quaranta dossier (leggi anche: muri di testo) solo per un semplice brick breaker. Ma, appunto, è un gioco in cui bisogna far rimbalzare una pallina sulla propria astronave per colpire dei mattoncini colorati e passare al prossimo stage; la storia risulta superflua, nonostante l'impegno. Nel tentativo di far applicare i giocatori, Twin Breaker si perde in chiacchiere e annoia, complice soprattutto la piattezza dei protagonisti e i loro dialoghi a senso unico.



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Che la dea bendata ti accompagni



Twin Breaker: A Sacred Symbols Adventure esagera da un lato e trascura l'altro. Non è un brutto gioco, anzi, riesce a regalare ore di sano divertimento; eppure si porta sulle spalle tanti problemi raramente visti in un altro brick breaker delle scorse generazioni. Riconosciamo il suo essere particolare, è divertente dover respingere le palline e ingegnoso controllare due o quattro navicelle per volta con entrambi gli stick analogici, così come apprezziamo la possibilità di dare dei calci agli oggetti con L1 e R1 o ancora il poter giocare a due giocatori (feature mai specificata, ma, ehi, funziona). Eppure il gioco fallisce negli aspetti che maggiormente avrebbe dovuto curare: la fisica e le hit box.



Twin Breaker ha una fisica tutta sua, sballata e mai precisa. Colpire la pallina in corsa con il bordo dell'astronave per spostarla dove la natura vorrebbe è impossibile, raramente il movimento della nostra “pallottola” seguirà la logica o le angolazioni. Diventa frustrante il dover colpire la palla a casaccio per farla andare dove desideriamo; anche calcolando le traiettorie, questo sarà difficilissimo. In particolar modo questo livello di frustrazione spunterà dal ventisettesimo livello in poi (in tutto sono quaranta), con delle barriere al centro dello schermo che ci portano dritti al secondo problema del gioco. Da qui diventa palese la calibrazione sbagliata delle hit box dei mattoni indistruttibili, questi contornati da una traccia nera che a sua volta è calibrata male. La situazione è grave proprio perché stiamo parlando di un gioco dove la precisione è tutto, dove bisognerebbe calcolare con accortezza la traiettoria da far prendere alla pallina e sbatterla dove desideriamo. Ben venga la difficoltà, ci mancherebbe. E' che Twin Breaker offre i mezzi per andare avanti in maniera completamente randomica.



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23 aprile 2020 alle 18:00

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