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Creare paura attraverso i videogiochi

Videogiochi e paura: creare un horror che funzioni è come vincere un terno al lotto



Ogni videogiocatore ha gusti differenti da un altro, si può essere o meno propensi dal lasciarsi spaventare da una scena esageratamente splatter come invece trovarla divertente. C'è chi ha paura dei ragni, e chi invece desidera di averne uno come personale animaletto domestico.
Insomma, il panorama videoludico che calca questo genere è tanto ampio quanto di spessore. Saghe come Resident Evil hanno fatto storia tra i survival horror, diventando vero e proprio riferimento per gli amanti del genere dalla seconda metà degli anni novanta in poi.



Per approfondire:
Guida: Come programmare videogiochi in 1 anno



Tuttavia per RE la scelta stilistica si è resa sempre più marcatamente action (ne è una prova spiccata il recentissimo Resident Evil 3: remake), e si può dire che l'horror in se per sé è più da ricercarsi nell'aspetto sgradevole dei nemici che nel contesto generale in cui si svolge.
Inoltre, in ogni capitolo della saga, il giocatore è chiamato a vestire i panni di figure addestrate, soldati; persone che sanno il fatto loro e che, nonostante vengano coinvolti in situazioni tutt'altro che “ordinarie”, sanno comunque cavarsela in un modo o nell'altro. Non solo in RE, questo accade il più delle volte salvo rare eccezioni ed è una sorta di ancora di salvezza. Insomma, pad alla mano, il personaggio che interpretiamo infonde quella sicurezza in più di cui abbiamo estremo bisogno.



La nascita del Survival Horror



Ancor prima dell'iconica saga targata Capcom, il genere survival horror è in realtà stato coniato per meglio identificare un'opera uscita nel lontano 1992.
Opera che ha fatto scuola negli anni a venire: Alone in the Dark.
Sfruttando una visuale in terza persona, inquadrature varie ma fisse lungo stanze con fondali pre-renderizzati, i personaggi (c'era la possibilità di sceglierne tra due differenti) dovevano interagire con l'ambientazione, scoprire e risolvere enigmi, stando inoltre attenti ai nemici che avrebbero incontrato lungo il percorso.



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La trama e le atmosfere del gioco sono ispirate alle opere di H. P. Lovecraft, considerato vero e proprio maestro della letteratura Horror.



Al di là delle dinamiche di gameplay che ha in futuro ispirato altri survival horror (inventario limitato, alcuni nemici impossibili da uccidere); in Alone In The Dark come in Resident Evil, ci si può difendere ed attaccare nonostante il protagonista sia un semplice investigatore privato od una donna borghese vestita tutt'altro che comoda (è ambientato nell'ancor più lontano 1923).
Probabilmente, Alone In The Dark è stato uno dei primi videogiochi a concederci di affrontarla la paura.



Diciamocela tutta, che gusto ci sarebbe nel vedersi sopraffatti dai nemici senza poter alcun modo reagire; lasciare che il gioco stesso ci pieghi al suo volere, terrorizzandoci e facendoci quasi pentire di aver acceso la console. Non ci sarebbe gusto, certo, a meno che non è esattamente ciò che stai cercando. I videogiochi horror deve suscitare tutto questo, deve creare un ponte di connessione tra due mondi apparentemente differenti quanto simili. Al tempo stesso, deve abbattere quel muro di diffidenza e scetticismo che per natura siamo soliti avere (magari inconsciamente) nei videogiochi, soprattutto nelle tematiche che trattano.



Cos'è ciò di cui abbiamo più paura?

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20 maggio 2020 alle 19:30

Condiviso da Emminsky e un altro.Piace a 8 persone

 

A me piacciono i ragni, alcuni hanno una tinta di colori stupendi e mi piacerebbe un casino averne uno a casa come animaletto domestico... ma mi mettono una caga fottuta, ogni volta che ne vedo uno dal vivo!!!, come la mettiamo???😆😆😆