Razza e sesso nei videogiochi
L'uomo bianco è in crisi? Assafà!
A.D. 1999
Razza e sesso nei videogiochi, roba davvero lontana dal me dell'epoca.
Un ragazzo che alle soglie dell'adolescenza individua la ragazza dei suoi sogni. La tipa si chiama Rinoa, e d'improvviso prende per mano il nostro, senza dir assolutamente nulla di sé, portandolo a danzare uno dei più bei balli che quel ragazzo ricorderà.
Conoscendola meglio il nostro rimane sorpreso dal saperla a capo di una ribellione contro il suo paese e il suo stesso padre.
Ciononostante la tipa è piena di fragilità, di quelle da “ti prego aiutami, da sola sono incapace” che fa sentire a proprio agio gli uomini, ché noi di solito non ne abbiamo mica.
Per approfondire:
Final Fantasy VIII Remastered: i SEED, la Strega ed il Garden
Occhè, inutile dire che quel ragazzo ero io. Piuttosto, se state per iniziare una filippica sull'esterofilia genitoriale che porta alla scelta dei nomi, tranquillizzatevi: Rinoa era un personaggio, con un seno particolarmente piccolo per gli standard giapponesi, dei videogiochi. Di Final Fantasy VIII per la precisione.
E per l'appunto era il classico personaggio donna dei videogiochi: forte ma allo stesso tempo fragile e insicura, come insomma tutte le donne dovrebbero essere. Secondo i maschi.
Un tentativo diverso fu fatto da Nintendo: con Metroid il giocatore impersonava una cacciatrice di taglie. Certo, era ben nascosta nella sua tuta futuristica ma a fine gioco avremmo scoperto il tutto.
Erano però i tempi di Lady Oscar alla tv e ci poteva anche stare, tanto più che era una donna del futuro, accettabile proprio perché non realistica.
Rinoa era il classico personaggio donna: forte ma allo stesso tempo fragile e insicura, come dovrebbero essere tutte le donne
Lara Croft, l'esploratrice tettona e dominatrice su cui i maschi amavano farsi le seghe (io no, che ero già gay senza saperlo) fece scalpore proprio per questo: per la prima volta una donna dei nostri tempi, resa in maniera graficamente eccellente per l'epoca, diveniva protagonista assoluta di un videogioco.
Gli uomini erano semplicemente out nel gioco: se apparivano erano da eliminare. L'unica eccezione era quel vecchio bavoso del cameriere di Lara che ci seguiva per la nostra magione, niente di che.
Per approfondire:
Lara Croft: Cronache di un'icona
Come a dire che razza e sesso nei videogiochi facevano un salto di qualità, almeno per la seconda categoria.
Fino ad allora a voi cucinare con la Novelle Couisine, a noi giocare alla Playstation. Un po' come me e mia sorella insomma. Perché sì, anche io son cresciuto in una famiglia maschilista secondo cui, certo anche le donne possono emanciparsi, ma non possiamo comunque aspettarci chissà quali traguardi da loro.
A.D. 2018
Rome: Total War II, famoso per fornire una rappresentazione spettacolare di battaglie del passato, riceve un aggiornamento cinque anni dopo il suo debutto. Tutti contenti? No: l'ultimo aggiornamento inserisce la possibilità (calcolata su base probabilistica) di ottenere generali donne.
La possibilità è in realtà limitata solo a quelle civiltà che storicamente presentavano questa opzione (non i romani, ad esempio), ma tanto basta perché il sito neonazista The Daily Stormer costruisca un caso su una tale invasione di campo delle donne, seguito a ruota da migliaia di utenti indignati.
Tanto si sa, le donne sono sensibili, al massimo piangeranno un po', ma nessuno rinuncia a qualche copia venduta in più.

Donne Il dibattito pubblico vede spesso un gruppo di soli uomini affrontare le problematiche femminili. Qui abbiamo provato una cosa diversa.
In effetti non in questo articolo, ché sì sono un maschio che scrive di donne. Ma sono gay, mica vale, no?
Invece no. Gli sviluppatori rilanciano: “E' tutta probabilità e l'opzione si può disattivare ma, se le donne vi fanno schifo, meglio che il gioco non lo compriate, nel 2018 noi non cederemo al vostro disagio”.
Fosse solo questo. No. Tale risposta giunge da una donna dello studio.
“E va bè ma allora lo fate a posta?!”, si saranno detti gli amanti delle svastiche.
“Ci state stressando con queste cose di razza e sesso nei videogiochi, e bast” è stato il commento di molti là fuori, come se la questione non fosse anche loro.
Immaginate allora cosa potesse combinare in questo mondo la combo donne+lesbiche.
Così, quando all'E3 (la fiera più importante del mondo videoludico) Sony ha cominciato la sua presentazione con un bacio digitale tra due donne apriti cielo: “che bisogno c'era di rendere Ellie lesbica?”
“Non se ne può più di questo politically correct“ è stato il sottotesto della maggior parte dei commenti. Inutile sottolineare, molto banalmente, che il gioco in questione fosse il secondo capitolo di una saga e che l'orientamento sessuale della protagonista era già chiaro nel primo.
No, “The Last of Us è un gioco serio, con tematiche mature e personaggi fighi, è inaccettabile propinarci roba simile”, ci veniva detto.
Se proprio dovete, ci ricorda un utente sul maggiore sito videoludico italiano – tale KarmageddonWarrior – fateci vedere delle belle donne.
Nessuno batte ciglio sul fatto che Dina faccia veramente cagare… Anzi pure la stessa Elly è un mezzo cessetto. Almeno se bisogna fare roba metteteci qualcosa che meriti di essere visto.
Perché oh, mica la gente brutta si bacia? Se proprio devo sorbirmi cose lesbo che almeno mi permettano di sfiorarmi, ché si sa che il rischio con le lesbiche è di far uscire fuori delle camioniste.
Che bisogno c'era di rendere Ellie lesbica? Tornate a farvi salvare da noi, come Peach e il suo omino panzuto

Neve Valkoinen
ehi, li riconosco, quelli sono i joypad dell'ikea!
Bored Banshee
Davvero un bell'articolo, ce ne vorrebbero di più così