Indiecalypse – Recensione
Realizzare un videogioco è una sfida tutt'altro che semplice. Avere la giusta idea non è sufficiente, dato che serviranno talento, abilità e il denaro necessario a portare a termine il progetto. A raccontarci le gioie e i dolori della vita da sviluppatore ci pensa JanduSoft con il suo irriverente Indiecalypse.
Dal crowdfunding alla console
Lo scorso 17 settembre il team catalano di JanduSoft lanciò su Kickstarter Indiecalypse, un interessante progetto, in parte ispirato a una storia vera, in cui lo stile esplorativo dei videogiochi moderni si fonde con una serie di sfide arcade, per raccontare le fatiche che gli studi indipendenti incontrano durante la realizzazione di un nuovo titolo. La campagna ha permesso ai ragazzi di Barcellona di finanziare il progetto rapidamente, convincendo con le loro idee quasi mille persone e arrivando così a pubblicare il titolo su PlayStation 4. Indiecalypse racconta la storia di tre ragazzi che decidono di realizzare il loro personale videogioco, finendo però in una spirale di caos, autodistruzione e risentimento.
Il programmatore Jack Jackson, il musicista Ethan Wornick e l'artista Violet Oakly sono i protagonisti, ognuno con una personale storia da raccontare e che sarà infarcita di humour nero e di tanti minigiochi liberamente ispirati ad altri indie. L'inizio dell'avventura, nei panni di un giovane Jack, è decisamente intrigante: il programmatore in erba si ritroverà a scuola e dovrà dare prova delle sue abilità al computer, in quello che, più che un gioco esplorativo, si dimostrerà da subito essere un punta e clicca inframezzato da sfide più o meno complicate. Nonostante le numerose lingue inserite e l'assenza di un vero e proprio doppiaggio, dato che i personaggi emetteranno solo versi sommessi, non sarà possibile giocare il titolo in italiano, una piccola pecca che si sommerà ad altre ben più grosse.

Boldi e De Sica
Dopo aver completato le prime richieste per prendere confidenza con i comandi di gioco, che consisteranno semplicemente nell'utilizzo della levetta sinistra per muoversi e di un tasto per interagire con lo scenario, ci ritroveremo ad affrontare la prima delle venti sfide inserite all'interno di Indiecalypse. Queste saranno, come il team stesso le ha definite, un tributo ai videogiochi più popolari della storia.
La richiesta di completare un codice di programmazione darà il via a Code Hero, una rivisitazione del mitico Guitar Hero in cui si dovranno premere a tempo i quattro tasti frontali del controller, cercando di ottenere il punteggio richiesto per superare la prova. Si tratta di un primo esempio delle sfide che JanduSoft ha creato, per omaggiare numerose opere più o meno note: Mortal Daddy sarà un ovvio tributo alla serie Mortal Kombat e ci metterà contro nostro padre, armato di cintura; Cooking Roach farà il verso a Cooking Mama facendoci però cucinare spazzatura; Bloodhead rivisiterà il cartoonesco Cuphead basando la sfida sulle mestruazioni.
La maggior parte dei giochi copiati, o per meglio dire tributati, è condita dallo humour nero che dovrebbe essere una delle colonne portanti di Indiecalypse, ma che si rivela essere fin da subito il suo tallone d'Achille. La maggior parte delle battute e degli eventi stereotipati saranno tutt'altro che divertenti, per non dire patetici, con scene in cui sarà difficile anche solo sorridere. Infilare il tubo fognario nella bocca del fratello gamer obeso del protagonista per farlo esplodere è esattamente il genere di umorismo che potrebbe rendere felice un fan dei cinepanettoni, non certo un appassionato di videogiochi.
