Devo salvare il mondo. Ma prima una partitina a carte - editoriale
C'è un'istantanea particolare legata al mondo dei videogiochi che non riusciamo assolutamente a toglierci dalla testa. Si tratta dell'incontro con il preside Cid nel Garden di Balamb di Final Fantasy VIII, quando il comandante in capo dell'accademia prepara i militari per la missione nelle strade di Timber, un'operazione segreta che spedirà i giovani SeeD oltre le linee dell'esercito nemico al fine di mettere in atto un terribile attentato.
Quello che non tutti sanno è che il preside Cid, nel mazzo di carte da gioco Triple Triad riposto con cura nel taschino del suo gilet rosso, custodisce la rarissima figurina di Seifer. E c'è qualcosa di magico nel lanciargli una sfida in un momento così delicato, per poi marciare lentamente verso l'uscita con un trofeo di tale calibro in tasca, osservando l'espressione di impassibile tristezza che deforma i pochi pixel del suo volto. L'espressione di chi ha appena perso il suo tesoro più prezioso.
Ecco, il card-game Triple Triad di Final Fantasy VIII rappresenta l'esempio perfetto di come si dovrebbe implementare un elemento secondario all'interno di un videogioco. Non è solamente un'attività collaterale, ma un modo del tutto nuovo di vivere l'intera esperienza, un vero e proprio universo parallelo fatto di missioni segrete, boss in carne e ossa, obiettivi secondari e momenti memorabili.
