Astro's Playroom - prova
C'è una reliquia del passato che rimarrà per sempre marchiata a fuoco nella memoria di molti videogiocatori, qualcosa che è riuscito a tenerci compagnia per innumerevoli pomeriggi fino a ritagliarsi uno spazio nella mitologia del mondo delle console. Stiamo parlando della Demo One del 1997, quel semplice dischetto che al suo interno conteneva una ventina di dimensioni completamente diverse l'una dall'altra, un puzzle composto da minuscole esperienze pensate per farci prima sognare e poi assaporare l'età dell'oro di PlayStation.
Anche se il balzo tecnologico verso la nona generazione di console è decisamente più contenuto rispetto alla voragine che separava le due e le tre dimensioni, Sony ha deciso di precaricare una particolare applicazione sulla sua nuova macchina a forma di “Perfect Cell”. Come avrete intuito stiamo parlando di Astro's Playroom, piccolo progetto che ha fatto capolino fin dal momento dell'annuncio della console, e che è stato rapidamente relegato dal pubblico come dalla critica al ruolo di mera demo tecnica. Evidentemente ci siamo dimenticati dell'incidenza delle suddette operazioni, perché Astro's Playroom si è rivelato un cocktail di benvenuto a dir poco sorprendente.
Sì, sappiamo cosa state pensando. Come può un videogioco che sfoggia una resa grafica tutt'altro che impressionante e incapace di "spettinare" arrogarsi l'arduo compito di presentare le novità di PlayStation 5? La risposta è molto semplice, e in parte già la conoscete: le innovazioni portate dalla nona generazione di console, e nello specifico da PS5, vanno ben oltre alla mera forza bruta, e Astro's Playroom ne è una dimostrazione lampante.
