A Classic Horror Story - recensione
Ci sono tanti posti dove nessuno ti sentirà urlare. Uno potrebbe essere la Calabria, perché no? Specie se siamo su una strada che si perde in mezzo alle impenetrabili foreste dell'Aspromonte.
Quattro ragazzi più un tizio scorbutico più adulto, si ritrovano insieme su un camper per un tragitto in carpooling (servizio stile Bla Bla Car). Il mezzo è guidato da un proprietario/driver che ispira poca fiducia (addicted dei social, ha pure un apparecchio acustico). Mentre velocemente si tratteggiano le varie personalità e già serpeggia qualche fastidio reciproco, nel solito gioco delle psicologie contrapposte, per un incidente sospetto finiscono fuori strada e si risvegliano in una landa isolata/desolata (e non c'è capo, figurarsi), in cui campeggia un'inquietante casetta/chiesetta di legno.
Il luogo sembra stregato, una bolla misteriosa in mezzo al bosco, in cui si ergono segnali di barbarico folklore a fermare qualche loro poco convinto tentativo di fuga. Bloccati là, aspettano, cosa mai potrà succedere? Avrà inizio la crudelissima mattanza, perché a far morire uno senza prima farlo soffrire, che gusto c'è? I mostri sadici e deformi non abitano solo i boschi isolati e i loro moventi sono infiniti.
