Ludomedia è il social network per chi ama i videogiochi. Iscriviti per scoprire un nuovo modo di vivere la tua passione.

The Cub – Recensione

Dalle palline da golf alla sopravvivenza il passo è breve, come vi sveliamo nella recensione di The Cub. I ragazzi di Demagog Studio proseguono la loro storia marziana riportandoci ancora una volta su un pianeta Terra in rovina. Questa volta, però, cambierà drasticamente il nostro punto di vista.



Sono solo un cucciolo



Nel corso del 2021 il team di Demagog Studio pubblicò su console Golf Club: Wasteland, un divertente gioco di golf (come è facile intuire dal nome) che celava però un oscuro segreto. Tra una buca e l'altra infatti si dipanava una trama fatta di catastrofi, voli nello spazio e grandi ritorni.



Il protagonista della storia era infatti un pilota di astronavi, fuggito dal nostro pianeta su Marte per evitare una catastrofe che di lì a poco avrebbe sostanzialmente eliminato la razza umana. La Terra è diventata poi con il tempo una sorta di meta turistica per i ricchi marziani, che hanno trasformato le rovine della civiltà in un enorme campo da golf.



La conclusione della storia, che senza farvi spoiler lascia aperti numerosi spiragli, ci porta a The Cub, seguito spirituale di Golf Club: Wasteland in cui vestiremo i panni di un giovane umano, sopravvissuto in maniera misteriosa alla catastrofe. Allevato dai lupi, come un novello Romolo, il nostro protagonista apprende i rudimenti della lingua dopo aver rubato un casco spaziale da un astronauta defunto.



L'arrivo di un gruppo di marziani sulla Terra avvia però una serie di eventi che porteranno il nostro cucciolo a evolversi, diventando sempre più “adulto” e consapevole di ciò che lo circonda. La storia viene narrata con testi a schermo doppiati in lingua inglese e accompagnati da disegni simili a pitture rupestri. Tutto è ben strutturato e molto coinvolgente, tanto che non si vedrà l'ora di saperne sempre di più.



https://www.playstationbit.com/wp-content/uploads/2024/01/the-cub-recensione-2.jpg



Il gameplay di The Cub



Se avete consumato i campi di Golf Club: Wasteland, vi stupirà sapere che ad eccezione dello stile The Cub ha poco da spartire con il suo predecessore. I giocatori si troveranno infatti di fronte a un platform bidimensionale, in cui saremo chiamati a esplorare la Terra ed eventualmente scappare dalle minacce.



Abbandonata quindi la staticità che il tiro della pallina impone, ci si trova a muoversi liberamente in ambientazioni estese sia verticalmente che orizzontalmente, sfruttando le abilità del protagonista per superare gli ostacoli. Le possibilità sono quelle classiche dei platform: si potrà eseguire un salto singolo o doppio, appendersi alle sporgenze e abbassarsi. Il nostro eroe potrà anche lanciarsi in scivolata e, proseguendo nella storia eseguire una sorta di scatto.



Tutto questo serve per risolvere dei semplici enigmi ambientali, in cui molto spesso basterà trovare il giusto tempismo o spostare gli oggetti nella corretta posizione. Sotto questo aspetto, The Cub non brilla per innovazione né per sagacia, dato che di fatto le sfide si riveleranno un semplice try and error utile per capire come schivare mostri, marziani e altri problemi. Il generoso sistema di checkpoint mantiene basso il livello di frustrazione, anche se alcune sezioni si riveleranno comunque non esattamente all'acqua di rose.



Molto interessante il level design, che si rifa ovviamente a quello visto in Golf Club: Wasteland (con le dovute proporzioni), anche se ci saremmo aspettati qualche enigma aggiuntivo. Dover tirare una leva o spostare un materasso potrebbe non rappresentare una sfida sufficiente a stuzzicare gli amanti del genere.




Radio Nostalgia from Mars



L'elemento più intrigante della produzione di Demagog Studio è sicuramente la sua colonna sonora. Avevamo già avuto modo di scoprire alcune tracce davvero interessanti, ma sotto questo aspetto The Cub non ha davvero nulla da invidiare ai cosiddetti Tripla A. I momenti musicali sono inframezzati da piccole strisce di dialogo, che riprendono gli eventi a cui stiamo assistendo.



Le tracce stesse sono incredibilmente calzanti, ben adattate ai vari momenti della storia. In certi frangenti saremo addirittura “sordi”, privati del nostro sottofondo musicale e dunque totalmente in balia del mondo esterno. Sotto questo aspetto, siamo di fronte a un vero e proprio capolavoro che avrebbe due o tre cose da insegnare a tanti prodotti che trascurano il comparto tecnico.



Lo stesso discorso può essere esteso alla grafica: The Cub propone uno stile simile a quello del suo predecessore, offrendo scorci magnifici di un mondo in rovina, in cui la natura ha ripreso il sopravvento sul cemento. Sfortunatamente, tutta questa qualità fa emergere in maniera ancora più netta i limiti del gameplay. Siamo di fronte a un videogioco, non a un quadro, dunque la componente platform dovrebbe comunque prevalere: questo, per lunghi tratti, non avviene.



https://www.playstationbit.com/wp-content/uploads/2024/01/the-cub-recensione-1.jpg



Un platform poco platform



L'aspetto che più lascia l'amaro in bocca giocando The Cub è la discrepanza tra la grandissima qualità realizzativa e un gameplay che stenta a decollare. Le sfide con gli inseguimenti sono piacevoli e sufficientemente frenetiche, anche se molto spesso si scade nella ripetitività. Ritrovarsi ad affrontare più sezioni in sequenza con i medesimi ostacoli poi non aiuta.



Le sezioni platform vere e proprie risultano invece fin troppo semplicistiche, senza contare che salvo rari casi sarà difficile andare incontro alla morte. Il meccanismo da try and error impone comunque che in certi frangenti il giocatore assapori la sconfitta, per capire come superare certi ostacoli. Per la maggior parte del tempo, però, il viaggio del protagonista sarà fin troppo lineare.



A dare un po' di senso esplorativo ci pensano i collezionabili, composti da riviste, messaggi digitali e persino piccoli filmati. Questi sono la vera arma in più del gioco, che viene ulteriormente tematizzato e racconta una storia nella storia. Peccato che i giocatori meno zelanti potrebbero saltarli, perdendosi uno degli elementi più interessanti della produzione.



Altro tallone d'Achille è la longevità: per completare la storia di The Cub saranno sufficienti circa tre ore. La rigiocabilità è ridotta all'osso, dato che a parte la volontà di trovare tutti i collezionabili ci sarà poco altro a spingerci ad affrontare nuovamente la storia. Qualche mini gioco o sfida secondaria avrebbero sicuramente giovato all'esperienza generale.



Il Platino di The Cub



Al momento della pubblicazione della nostra recensione, che arriva in anteprima rispetto al lancio del gioco, non abbiamo potuto dare un'occhiata approfondita alla lista trofei di The Cub. Durante il nostro playthrough abbiamo comunque avuto modo di sbloccare sia coppe legate alla storia, sia a varie azioni di miscellanea. Il Platino, a meno di non dover completare il gioco senza morire, non sembra quindi impossibile. Preparatevi però a cercare parecchi collezionabili.




L'articolo The Cub – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.

Continua la lettura su www.playstationbit.com

17 gennaio 2024 alle 17:10

Piace a 2 persone