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Towers of Aghasba – Recensione

A partire da Minecraft e dal successo dei giochi sandbox survival nei primi anni 2010, il genere ha continuato a evolversi e crescere, con Towers of Aghasba come sua più recente incarnazione. Mentre alcuni titoli di sopravvivenza hanno virato verso l'horror, come The Forest, e altri hanno esplorato la mitologia come Valheim, un tema ricorrente è la sensazione di isolamento. Girovagare per Aghasba infatti può farvi sentire soli, sebbene in un modo misterioso e affascinante, tuttavia, uno degli aspetti più notevoli del gioco è il senso di vitalità nel suo mondo.



Creato e rilasciato da Dreamlit Inc., Towers of Aghasba è un gioco di crafting e sopravvivenza che, nonostante la recente uscita in accesso anticipato, introduce diverse meccaniche innovative che, se ulteriormente sviluppate, potrebbero renderlo uno dei titoli più intriganti del suo genere.



Gli Shimu



La storia inizia con voi, il protagonista, che raggiungete le rive accompagnati da una moltitudine di membri della vostra tribù, gli Shimu. Partiti da Lehorra, siete in missione per restaurare la terra ancestrale del vostro popolo, Aghasba, inseguiti da una forza oscura nota come gli Withered. Towers of Aghasba non vi lascia però soli a creare la vostra odissea di sopravvivenza, ma offre missioni guidate dalla trama che arricchiscono il mondo di colore e carattere, insegnandovi le dinamiche di base del gioco.



Una caratteristica distintiva di Towers of Aghasba è l'attenzione alla gestione degli ecosistemi. Gli Shimu sono frustrati nel scoprire che la loro terra natale è diventata un deserto polveroso e sterile, e non il rigoglioso paradiso promessogli. Fortunatamente però, hanno portato un gigantesco seme magico che, una volta piantato, farà crescere un albero imponente circondato da lussureggianti pascoli verdi, portando nuove risorse e diverse specie animali in questa terra deserta.



Prendersi cura di questi ecosistemi è essenziale, e per enfatizzarlo, una piantina dal tono brusco vi insegnerà a seminare, nutrire gli animali e combattere gli Withered. Così facendo, accumulerete Amity, un'energia naturale che può essere utilizzata per ampliare i vostri ecosistemi e agire come una morale flessibile. Azioni benefiche infatti, come curare un animale ferito, aumenteranno l'Amity, mentre cacciarlo la ridurrà. Towers of Aghasba vi farà comprendere la necessità di un vero equilibrio: scuoiare un Beetlepup è crudele, ma la sua carne, pelle e ossa sono vitali per la sopravvivenza degli Shimu.



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Il gameplay di Towers of Aghasba



In un autentico stile sandbox di sopravvivenza, tutto quello che raccoglierete all'inizio può essere combinato per creare strumenti basilari come asce e pale, che vi permetteranno di raccogliere una varietà sempre maggiore di componenti e trasformarli in utensili sempre più evoluti e così via. Questo ciclo di gioco è piuttosto consolidato, anche se Towers of Aghasba introduce numerose innovazioni e variazioni per tenere l'esperienza sempre stimolante.



La caccia inoltre, così come le altre forme di combattimento, sono piuttosto intuitive in questa versione ad accesso anticipato del gioco. Una volta stabilito il vostro primo insediamento, riceverete una lancia, un arco e alcune frecce, ideali per affrontare le creature simili a un ragno appassito che può uccidervi con pochi colpi se non sarete cauti. Il sistema di combattimento non è particolarmente dinamico, ma è funzionale, con però la prospettiva di incontrare armi più sofisticate più avanti nel gioco.



Anche l'esplorazione di Aghasba è semplice nelle prime fasi. Vi accorgerete immediatamente di quanto sia accidentato il terreno, con le sue molte piccole montagne e valli, ma le vostre abilità di arrampicata vi permetteranno di superare gli ostacoli con facilità. Infatti, potrete aggrapparvi a qualsiasi superficie come Spider-Man o Link, scalando fino a quando non si esaurisce la vostra barra della resistenza. Vale la pena deviare dai percorsi tracciati ed esplorare, dato che Aghasba cela molti segreti da scoprire.



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Le note dolenti e il comparto artistico



L'accesso anticipato del gioco evidenzia alcune problematiche da non sottovalutare, tra cui numerosi glitch nel posizionamento degli oggetti e la difficoltà nel reperire risorse fondamentali come legnetti e pietre. Questi elementi, disseminati nell'ambiente, tendono a confondersi con il paesaggio, specialmente i legnetti nei biomi aridi, dove si camuffano perfettamente tra i toni marroni del terreno, rendendo talvolta la loro raccolta un compito frustrante.



Il settore tecnico del gioco inoltre, al momento, mostra la sua natura acerba con una serie di bug e glitch che possono incidere sull'esperienza di gioco, mentre le prestazioni risultano un po' incostanti.



Per quanto riguarda l'aspetto grafico invece, il gioco brilla per la sua eccellente direzione artistica e il design del mondo e delle creature, che compensano un impatto visivo non eccezionale, regalando comunque uno spettacolo che incanta la vista.



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La strada verso il Platino



La collezione di trofei di Towers of Aghasba comprende un totale di 35 coppe, ripartite in 15 di bronzo, ben 15 d'argento, 4 coppe d'oro e il prestigioso Platino. Riguardo l'ambita coppa blu purtroppo non riusciamo a darvi una stima delle ore per il suo raggiungimento, dipende anche tanto dal vostro stile di gioco e da quanto vi soffermate nel creare l'habitat perfetto e ricco.



Quello che possiamo dirvi è che il titolo va giocato ed esplorato quasi al 100% visto che dovrete, per un trofeo, restaurare completamente il museo di storia degli Shimu. Inoltre vi verrà richiesto di far raggiungere all'albero colossale la sua massima altezza e far crescere tutti e 3 gli ecosistemi al massimo livello. Fatto questo… DING!




L'articolo Towers of Aghasba – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.

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6 dicembre 2024 alle 16:10

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