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Trobar clus

È arrivato il momento di parlare nuovamente del rapporto fra Lovecraft e le persone diciamo più scure.
C'è una lettera, databile attorno al 1924 (ma potrei ricordare male la data), nella quale il nostro amico Howard racconta del periodo in cui ha pensato seriamente di togliersi la vita. È una lettera molto toccante, soprattutto se si conoscono tutti i retroscena della sua infanzia, tipo la madre che si riferiva a lui con l'aggettivo "hideous", la morte del padre, la morte del suo povero gatto Bigger-man, il trasferimento improvviso, i problemi economici, i mental breakdown delle scuole superiori eccetera (era davvero horny btw anche se lui non lo ammetterà mai nemmeno alla moglie).
Ebbene, in questa lettera Lovecraft dice che l'unica cosa che l'ha tenuto in vita era la sua voglia di conoscere tutto ciò che ancora non era stato conosciuto. l'Antartide, ad esempio, o lo studio delle lingue, cioè come si era passati dal latino alle lingue romanze (io lo so e vorrei non saperlo), e poi la geometria, l'algebra, e i posti sconosciuti del pianeta Terra. E anche l'astronomia, le stelle, il cosmo che lui avrebbe riempito di orrori indicibili e che il Capitalismo cinquant'anni dopo avrebbe svuotato di senso come fa con tutte le cose che tocca. Beccatevi l'ennesimo gioco da tavolo ispirato ai miti di Cthulhu, intanto. E poi, alla fine, scrive: "What of unknown Africa?". Per lui tutto ciò che ancora non si sapeva era da solo un motivo valido per andare avanti, nonostante le batoste che questo povero Cristo si era beccato sin da piccolo. Sì, è vero, ha scritto una poesia in cui dice che gli dei hanno creato queste "things" chiamate "BIGGERS" (è scritto proprio tutto in maiuscolo) per colmare il divario fra uomini e animali, ma poi, quando nel suo saggio sulla letteratura fantastica elenca gli autori più meritevoli, dimostra di mettere da parte qualsiasi divergenza culturale in nome dell'arte, includendo fra i suoi favoriti ebrei, indiani, italiani e persino donne. L'Africa era uno dei tanti spazi vuoti del mondo. Per lui tutto ciò che era sconosciuto era utile per stimolare l'immaginazione. Poi sarebbe arrivato alla conclusione che, di fronte a Yog-Sothot, Nyarlathotep, Cthulhu & amici la nostra esistenza era soltanto un cumulo di bugie senza senso. Cionondimeno i suoi personaggi continuano a cercare sempre la verità. Quella di Lovecraft è davvero la storia di un uomo che non si è arreso mai e poi va beh si è beccato un problemino all'intestino ed è morto, ma lì non dipendeva da lui.
Ora, ho scritto questo post per negare il fatto che Lovecraft abbia scritto certe cose poco carine nei confronti delle popolazioni sotto il Po? Voglio forse passare per il solito eurocentrico e ignorare il fatto che l'Africa non è stata mai veramente scoperta perché c'era già gente che ci abitava prima dei colonizzatori? No, assolutamente. Volevo dire che oggi, forse, con internet e tutto, la vita degli intellettuali è un po' meno avventurosa. Nella Biblioteca di Rovereto si possono trovare interi saggi sull'Africa e sull'Antartide e poi, a pochi metri di distanza, il libro che racconta le fiabe dei Carabinieri. Abbiamo studiato tanto, c'è poco da sapere, ormai, o forse sappiamo così tante cose che la nostra testa limitata non riesce ad accogliere tutte le informazioni che vorrebbe contenere. Cosa avrebbe fatto Lovecraft, oggi? Probabilmente qualche lavoro del cazzo (o forse nemmeno quello, visto che era un disoccupato cronico anche quando trovare lavoro era più facile). Avrebbe lottato con tutto se stesso contro le ingiuste censure di internet. Sarebbe stato uno di quelli che alle elezioni ha votato la Meloni o peggio ancora +Europa perché era d'accordo con il programma, poi avrebbe condiviso qualche meme depresso e sarebbe andato avanti fino alla fine. Oppure si sarebbe suicidato e basta. Forse, però, sarebbe anche potuto essere uno tipo Biascica di Boris. Uno che avrebbe urlato ammerdu davanti a tutt*

P.S. la poesia sui BIGGERS è stata distribuita a tutti i membri della famiglia dunque qualcun altro l'ha trovata divertente in effetti quando l'ho letta ammetto di aver snoffato BIGGERS tutto in maiuscolo è un colpo di classe fatevene una ragione

Trobar clus
Trobar clus

ha pubblicato un link riguardante Sonic Generations

Stream a caso

Trobar clus

ha scritto una recensione su Cyberpunk 2077

Cover Cyberpunk 2077 per Xbox Series X|S

Eurojank coi soldi

Giocare Cyberpunk 2077 a due anni dal lancio mi è stato molto utile. Quando si è distanti dal clamore mediatico e dalle discussioni tutte uguali che accompagnano ogni produzione molto attesa è sempre più facile farsi un'idea precisa dell'opera che si ha fra le mani.
Cionondimeno provavo sincera curiosità nei confronti del gioco di CD Projekt Red: anche se non sono sempre andato d'accordo con i giochi del team polacco - spesso molto deboli da un punto di vista puramente ruolistico - ho sempre apprezzato la loro capacità di scrivere belle storie.
Purtroppo, a questo giro, qualcosa è andato storto sin dalle fondamenta.
Non mi riferisco tanto ai ben noti problemi di sviluppo e nemmeno ai bug, oggi prevalentemente risolti, almeno su Xbox Series X.
C'è un problema nella scrittura di Cyberpunk 2077: è troppo superficiale. CD Projekt Red, con The Witcher 3, aveva dato prova di saper fare leva sulla pancia del giocatore per emozionarlo con un bel rapporto fra padre e figlia, con belle storie d'amore, con una presa in giro dei valori cavallereschi, con un grande romanzo provenzale fuori tempo massimo. Ma quello che funziona bene in un mondo fantasy non sempre va d'accordo con le distopie cibernetiche del cyberpunk.
Se avete anche solo letto qualche racconto di Gibson, di Sterling o di Stephenson, o se avete anche solo visto Blade Runner e Ghost In The Shell, saprete che questo genere è spesso caratterizzato da una freddezza di fondo, da una certa apatia dei personaggi, da un'irruzione del mondo esterno all'interno dei comportamenti del singolo.
È il mondo circostante che finisce per influenzare i comportamenti dei personaggi: i protagonisti vivono seguendo le leggi di una società che ha smesso di produrre cultura alta e anche cultura popolare, che si ripiega su se stessa inseguendo il mito della tecnologia e del progresso. In un mondo simile le emozioni romantiche sono sempre bandite. Per questo l'ambientazione, in una storia cyberpunk, è così importante. Essa funge da veicolo per le tematiche sociali, politiche e filosofiche che sono alla base del genere e che lo caratterizzano più di luci al neon, ologrammi, stringhe di dati eccetera.
Non mi stupisce che Gibson sia rimasto contrariato dopo aver giocato Cyberpunk 2077: di Cyberpunk, qui, c'è al massimo l'estetica (e nemmeno delle più originali: basta leggere il solo Neuromante per trovare un immaginario decisamente meno stereotipato).
L'ambientazione è trattata con superficialità e le possibili riflessioni del giocatore vengono messe da parte in favore di un racconto di pancia, in cui a prevalere sono le emozioni dei personaggi. Personaggi molto umani, molto simili a noi, personaggi del presente, insomma, non del futuro! Johnny Silverhand, l'engramma presente all'interno della nostra testa, dovrebbe essere il punto focale della vicenda attorno al quale ragionare sul rapporto fra carne umana e ammassi di dati del cyberspazio. Tuttavia, questo argomento viene trattato soltanto nel finale, e in maniera molto veloce, con una delle poche scelte davvero influenti che gli sviluppatori ci hanno messo a disposizione.
Per il resto del tempo, Cyberpunk 2077 è una gangster story - anche ben fatta - ma comunque troppo ritmata, troppo abituata alle esigenze di Hollywood per essere davvero convincente una volta che si decida di scavare in profondità.
Vogliamo parlare, poi, della dissonanza ludonarrativa che mi ha rovinato l'esperienza per tutta la sua durata? Dell'ossessione per la simulazione che il gioco ci sbatte in faccia, salvo poi cadere nei cliché tipici degli open world?
Qualche missione interessante c'è; i personaggi sono ben scritti, soprattutto Judy, a mio avviso; la struttura di - alcune - quest è convincente e lascia un po' di libertà di usare gli skill check (cosa che in un gdr occidentale dovrebbe essere presente quasi sempre per il mio punto di vista, ma che qui è una feature assolutamente superflua); in generale, se ci si dimentica dell'opprimente dissonanza ludonarrativa il gioco si lascia giocare e vivere con piacere, seppure senza raggiungere mai le vette dei grandi classici del genere. Resta, alla fine, tanto amaro in bocca.
Cyberpunk 2077 è chiaramente un gioco sviluppato in fretta, che ha anche diversi spunti positivi, ma che alla fine va preso per quello che è: un Tripla A che, se fosse uscito senza bug al lancio, sarebbe stato acclamato non solo dalla critica, ma anche dal pubblico, salvo poi essere rivalutato in negativo col passare del tempo. Come accade praticamente sempre con i giochi di questo tipo.

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