SOLERO ha scritto una recensione su Ace Combat: Distant Thunder
Agnus Dei
Il quarto capitolo di Ace Combat prende il volo e decolla verso la nuova generazione portandosi numerosi miglioramenti da un punto di vista tecnico, di manovrabilità e in un certo senso pure di narrazione; la storia segue una catastrofe derivata dal crollo di un'asteroide che ha portato tantissime vittime in Usea, da cui conseguì la creazione di un'arma mastodontica che si basava sul distruggere asteroidi: Stonehenge. I fascisti di Erusia però riescono a impossessarsene e trasformarla in una violentissima arma da guerra la quale farà leva per la loro invasione nel continente Useano.
Noi giochiamo nei panni di un pilota fenomenale dell'ISAF dal nome in codice Mobius 1 e le vicende verranno raccontate nei panni di un allora ragazzino che ha perso la propria casa come casualità per mano di un pilota detto "Yellow 13"; vedremo dunque come la riuscita delle missioni influenzerà le vicende dal punto di vista del narratore.
A differenza del 3, questo capitolo torna ad avere gli aerei acquistabili e non solo; si potranno acquistare, a seconda del mezzo, armi secondarie per l'A2A o A2G. Inoltre, vengono introdotte delle missioni "a punti" in cui entro un certo limite di tempo si deve raggiungere un certo target di punteggio.
Quello che mi sento di dire innanzitutto è che il gioco fa un lavoro fenomenale nel raccontarti la storia, c'è una qualità di scrittura che pare uscito da un romanzo, leggete qua: "A battle in the beautiful skies far away... I could not tear my gaze away from them. A deafening roar. And then sharp silhouettes appeared, as if to graze the hills, and streaked past me. The fighters played the cat or the mouse in turn as they climbed swiftly into the sky. One fleeing plane fell out of the skies, spiraling and spewing orange flames to crash by the cape. The same cape where my family lived."
Non so dirvi esattamente cos'è che mi conquista particolarmente di questo stile, ma mi riesce a trasportare dentro il mondo in uno schiocco di dita.
Cosa compensa è anche il racconto durante le missioni; quando bisogna scappare da Stonehenge c'è chi alla radio ti comunica il conto alla rovescia e di stare bassi con questi cannoni ed esplosioni che volano sopra i tuoi occhi e tu che intanto fai slalom per il burrone, tutto per un setpiece mostruosamente evocativo ed immersivo.
Altro aspetto da encomiare è la OST che è clamorosa: fin dalla prima missione preme tutti i pulsanti che adoro al massimo e non molla la presa manco se lo implori, come se tu provassi a mutarlo e il sound team di Namco dicesse "no fottiti" e inventassero un sistema di ultrafrequenze che ti instillano i loro bangers nel tuo cervello, proprio non hai scampo.
E in tutto questo come mai non riesco a dargli l'eccellenza? Il problema è inerente alle missioni a punti. Di per sé sono missioni che creano un ambiente in cui ti dicono "hai X minuti per raggiungere tot punti, come lo fai non me ne può fregar di meno, basta che lo fai" e ti ritrovi in un parco giochi dove puoi o bombardare roba a terra o distruggere aerei nemici, l'importante è che tutto ammonti a quei punti. Bellissime missioni, ok? Siamo d'accordo?
Sono letteralmente metà delle missioni. 9 missioni su 18 sono questo, durano dai 10 ai 20 minuti senza contare che alcune di queste hanno updates che allungano la durata totale della singola missione. Questo inficia e danneggia molto la varietà di missioni che il gioco può avere, oltre al fatto che il suo playtime di 4-6 ore è molto sbilanciato verso queste missioni piuttosto che un andamento generale equo.
Non per tutti sarà un problema, per me lo è, perché Ace Combat mi ha dimostrato che può fare tante altre cose.
Tuttavia, che non vi scoraggi dal dare una possibilità a questa mina di gioco perché Ace Combat 04: Shattered Skies (Distant Thunder è quello che sentite quando mi viene la cagarella pre-esame nel cesso della facoltà) è un'esperienza fenomenale e godevolissima dalla A alla Z.
Voto assegnato da SOLERO
Media utenti: 8.8


