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SOLERO

ha scritto una recensione su Kingdom Hearts II: Final Mix

Cover Kingdom Hearts II: Final Mix per PS2

"You make a good other."

Quello che segue gli avvenimenti di un narrativamente molto stimolante ed intrigante Chain of Memories è forse il capitolo più celebrato della saga di Kingdom Hearts: dall'avventura a scala ridotta a Castle Oblivion ci ritroviamo totalmente spaesati in una settimana d'estate a impersonare Roxas, forse il singolo personaggio più acclamato di tutto il franchise.

Kingdom Hearts 1 era una storia di connessioni, Chain of Memories è un conflitto sul come i ricordi costituiscano o meno la tua identità, KH2 intavola a piene mani ciò che si è brevemente accennato nella Final Mix dell'1 e messo in disparte nel capitolo seguente: i Nessuno.
Kingdom Hearts 2 costruisce fin da subito un discorso di natura esistenzialista basandosi sul principio che queste nuove creature venendo nel mondo di mezzo in cui non c'è oscurità né luce (dunque il Niente) e non avendo un cuore esistano effettivamente.

Io sono dell'idea che il prologo sia oro puro per questa semplice ragione: "tu sei un Nessuno, non provi niente, non hai un cuore" eppure abbiamo un ragazzo che si porta con sé le proprie amicizie, i propri conflitti, persino ricordi che arrivano fino a Chain of Memories (uno dei mondi è Twilight Town che siamo certi Sora non ha MAI visto). La domanda ha una base fortemente buddhista e ti chiede: c'è un'esistenza "intrinseca" nelle cose, oppure ogni singolo elemento vivo esiste in maniera interdipendente alla realtà?

L'idea alla base è estremamente intrigante, l'esecuzione lo è molto di meno: la scrittura porta stupende interazioni tra personaggi con tante sottigliezze miste ad una spiazzante legnosità dei dialoghi quando si tratta di narrare eventi anche molto semplici al fine di portare avanti il tutto. Non è una storia "complicata", in tal senso è solo scritta da cani.

Ora, bando alle ciance, iniziamo a parlare di cose serie: il combat system di questo gioco è forse uno dei migliori mai fatti in assoluto. Laddove il primo Kingdom Hearts era un chiaro e semplice misto di Action in cui decidi se attaccare col Keyblade, tirare magie o usare abilità speciali considerando meccaniche RPG in parte prese dai FF (Equip, Summon, Oggetti, AP) e in parte originali (l'uso di AP per equipaggiarsi abilità specifiche), qua invece ogni singolo elemento si mescola perfettamente assieme a un solo fine: Player Expression.

E quindi addio ai swing da 3 colpi e all'uso di magie come proiettili, qua hai modificatori di combo a terra, modificatori delle finisher, modificatori per le air combo, puoi intercambiare nel mezzo della combo con le magie o trasformarti in una delle nuove fiammanti "Drive Forms" che cambiano lo stile di combattimento e anche come Sora usa le stesse magie, puoi catturare orde di nemici con Magnet e mazzuolarli fisicamente oppure devastarli tutti assieme con un Thunder, puoi fare air jump e glide per scappare dalle orde oppure metterti in mezzo, tirare un Reflect al momento giusto e decimare tutti intorno a te; hai un quantitativo di opzioni offensive e difensive che definire mostruoso è un eufemismo.

E fidatevi che giocando il gioco a Normale ne userete solo un 10%, la Final Mix porta con sé la difficoltà "Critica" che vi farà apprezzare ogni singolo elemento di questo combat perché altrimenti verrete completamente aperti e devastati, tirate fuori quel Chicken Little per avere un Magnet early, usate quello Stitch per avere maggiore crowd control e più mana gratuito, livellate quelle Drive Forms che Sora ha bisogno di quel MOVEMENT contro i boss più avanzati del gioco e soprattutto unici a questa edizione.

La gummiship lenta e noiosa dell'1? Dimenticatevela, qua abbiamo finalmente una ricca varietà di scenari al cardiopalma, entriamo in territorio bullet hell in cui si spara e ci si muove come dei dannati con autostrade volanti, nuvole giganti, navi pirata fantasma spaziali e via dicendo. Potete tranquillamente ignorarla, ma se decidete di scavarci dentro avrete anche lì una bomba di esperienza (che potete trivializzare facendo una donut gummiship ma il succo resta) che può durarvi a sé una decina d'ore di gioco se decidete di voler fare TUTTO.

Steam mi conta più di 140 ore nella collection, fate conto che per fare tutti gli achievements dell'1 avrò impiegato una 50ina di ore mentre poco più di 20 saranno per Re:CoM. Metà del mio tempo totale è solo questo gioco, che quando ho chiuso mi ha lasciato solo con una voglia di riprendere a giocare, perché potrei prendere e continuare a giocarci all'infinito.

Volete farvi giusto la storia? Bene, godetevi quelle 20-30 ore di una bellissima avventura con uno dei finali più belli di sempre. Volete metter mano al postgame? Preparatevi al crack fatto videogioco.

9.5

Voto assegnato da SOLERO
Media utenti: 8.9

Steto96

Io devo fermarmi ad ogni capitolo, metaforici e letterali gut punch. L'altro giorno Solero scriveva della differenza "quando tu capisci una storia, e quando invece è una storia a capire te" e ho pensato, in quel momento "Che fortuna che ha Solero, a me è mai capitato?"
È capitato ora con 1000x Resist. In realtà riflettendoci su, è capitato con tante altre storie.
A volte ho paura di mettermi in relazione con le opere, semplicemente perché se poi accetto questo scambio lascio la porta aperta a qualcosa che non so se chiamare soggettività (che comunque c'è sempre) o con qualche altro nome.

Steto96

ha scritto una recensione su Street Lords

Cover Street Lords per PC

Imitation is the sincerest form of flattery

Ho una Wishlist di Steam piena all'inverosimile di merda che a sua volta alimenta un backlog altrettanto fecale una volta che i giochi in tale lista finiscono acquistati per due spicci. Tutto questo perché la Discovery Queue di Steam ormai mi conosce e butta dentro robaccia atroce ma con una idea dietro interessante. L'esecuzione la lasciamo ad altri.

Street Lords vale la singola partita che ho fatto? In realtà forse non ne vale la metà e il suo valore si è estinto nel momento in cui quella prima partita si è conclusa. Detto questo non posso dire di non essermi del tutto divertito, anzi.

In Street Lords quattro gang generate randomicamente o in base all'immaginazione del giocatore si contendono la scacchiera di una cittadina americana. Il gioco si traduce in una fase di pianificazione nella quale si raccoglie il denaro generato dalle attività presenti sotto la propria sfera di influenza, si generano nuove unità di soldati e si mandano tali unità a combattere per il dominio sui settori della scacchiera urbana.

Gli scontri possono essere simulati dal PC o possono essere combattuti in prima persona, letteralmente: il gioco è un FPS con un gunplay tutto sommato soddisfacente e permette di alternare tra tutti i soldati della propria unità fino alla fine dello scontro.

Apparentemente Street Lords scimmiotta e semplicizza un altro gioco ben più riuscito, "Crime Boss: Rockay City", dico apparentemente quando in realtà non solo possiedo il gioco su Steam ma l'ho anche provicchiato ed effettivamente siamo lì, con le dovute differenze. Probabilmente la cosa più sorprendente di questa frase è che sì, Rockay City è ancora vivo, gli stessi sviluppatori sono stupiti della cosa tanto da dirlo nella loro pagina di Steam. Ora possono aggiungere di avercela fatta e di avere il proprio pezzottino indie fatto con gli asset tutti cubettosi che si trovano in altri duecento giochi indie di dubbia-barra-certa qualità.

Ovviamente, sempre per la sua essenza indie, Street Lords è estremamente carente dal punto di vista della programmazione. Nelle due orette che ho giocato non ho riscontrato bug di nessun tipo, il problema principale è dovuto alla IA nemica nelle fasi di combattimento. In generale tutti i nemici controllati dall'IA tendono semplicemente a muoversi verso lo scontro a testa bassa, evitando accuratamente di entrare negli edifici a meno che l'unico umano del gruppo non vi si nasconda dentro. La cosa peggiore, almeno in prima battuta, è il fatto che i nemici sono dotati di un aimbot pauroso, per cui le prime battaglie le si passa a vedere i propri soldati falciati dall'altro lato della mappa con un singolo colpo.

Non so se è per contrastare questa mancanza, ma è possibile attivare in qualsiasi momento il bullet time, un bullet time illimitato che almeno aiuta a livellare la situazione, se non addirittura risultare fondamentale al giocatore. Il bullet time sommato alla possibilità di attivare lo smembramento dei corpi & un sempre apprezzato ragdoll trasformano il tutto in una serie di scontri anche abbastanza scenografici. Peccato anche che manchi una certa varietà nelle armi, che si somma al fatto che alcune, per via della difficoltà dovuta all'aimbot di cui sopra, sono sicuramente sfavorite.

L'IA è carente anche quando si tratta della pianificazione sulla scacchiera cittadina, più che altro perché le unità smettono del tutto di tentare la rimonta una volta arrivati all'endgame. C'è anche da dire che a volte simulare gli scontri è addirittura controproducente a causa di un fortissimo RNG, può capitare che mandare squadre complete da quindici soldati contro i rimasugli di uno squadrone nemico risulti in un completo wipe della squadra che altrimenti, anche senza l'intervento del giocatore, avrebbe potuto risolvere la situazione senza troppi spargimenti di sangue amico.

Come ho detto, il bilancio è positivo, ma sicuramente non credo che consiglierei Street Lords a qualcuno.

Steto96

007 - First Light è sicuramente tra i miei tre giochi più attesi per questo 2026, ma è così semplicemente perché il gioco pare una madonna e soprattutto è sviluppato da IO Interactive: non essendo un grandissimo cinefilo non ho tutta questa confidenza con James Bond se non per quei due-tre film recenti, tutti con Daniel Craig come interprete, visti negli scorsi anni per puro caso.

Ho deciso di recuperare partendo, però, dai romanzi di Ian Fleming. Ho messo le mani su tutta la serie scritta da Fleming e l'intenzione è quella di leggerne il più possibile prima dell'uscita del gioco. Questo anche perché IO ha chiaramente preso qualche spunto dai romanzi visto che hanno deciso di mettere quella bella cicatrice sul volto del loro James Bond.

Specifico anche che non intendo, almeno per il momento, andare al di fuori della produzione di Fleming, ci sono davvero tanti capitoli scritti da autori più o meno legati a lui e che a turno vengono consigliati. Magari dopo aver recuperato questa prima tornata potrei spiluzzicare qua e là.

Il primo titolo in ordine cronologico di pubblicazione è Casino Royale. La trama è abbastanza semplice: le agenzie europee di spionaggio collaborano per la caduta di Le Chiffre, spia francese legata alla minaccia comunista. Le Chiffre si è appropriato indebitamente di una ingente somma di denaro del capitolo francese da investire in case chiuse in Normandia, operazione che però si rivela un buco nell'acqua a causa delle nuove leggi nazionali sulla prostituzione. Braccato da sicari comunisti, Le Chiffre si dirige al Casino Royale con i pochi soldi rimasti e l'obiettivo di scommetterli per recuperare la cifra sottratta e salvarsi quindi la pelle. Entra in scena James Bond con il compito di giocare contro Le Chiffre: privarlo della sua ultima chance di salvezza equivale a vederlo eliminato dal suo stesso schieramento e con lui la sua parte di organizzazione in territorio francese.

Siamo di fronte a un romanzo tutto sommato leggero in quanto a numero di pagine, ma devo ammettere che ho proceduto molto a rilento e con poco entusiasmo. Il James Bond di Casino Royale è un personaggio che lascia molto a desiderare, principalmente perché ... è un grandissimo incapace. In tutto il romanzo James Bond riesce a trarsi d'impaccio con le proprie forze in una sola occasione, in tutti gli altri frangenti il nostro 007 è semplicemente fortunato e Fleming forse non sapeva ancora cosa fosse un deus ex machina, al punto da salvare in corner Bond con questo espediente almeno un paio di volte, senza contare le pure coincidenze.

Chiariamoci, non desideravo un James Bond perfettino, anzi: come sempre il mio desiderio è quello di leggere personaggi tridimensionali, con forze e anche debolezze. Il problema è che questo 007 è un protagonista senza arte né parte o quasi. Di lui ci viene detto solo che è bravo a carte ed è per questo che è scelto per la missione, ma oltre a sottolineare come la fortuna abbia comunque un suo ruolo, Bond fallisce miseramente a metà dell'opera per essere poi salvato da una rete di sicurezza arrivata quasi dal nulla.

Questo discorso si lega all'aspetto più spinoso dell'affrontare un personaggio di quasi 75 anni fa. Non voglio entrare troppo nel merito del discorso fatto da IOI su questo nuovo Bond che ha valso anche a questo titolo l'etichetta di gioco woke, trovavo l'accusa sciocca già prima di leggere Casino Royale. Entrando nella serie di romanzi ero pronto a trovarmi davanti a un Bond molto poco politically correct almeno per gli standard odierni. Per il discorso di cui sopra, sarebbe stato divertente vedere un Bond che parte proprio con un tratto sgradevole e vederlo magari evolvere nel corso delle missioni. Fleming in Casino Royale ci va giù abbastanza pesante e non ci vogliono tante pagine prima che 007 dica, letteralmente, che le donne devono stare in cucina e sono buone giusto per essere scopate. Proprio senza mezzi termini.

La relazione con la collega Vesper Lynd è a dir poco confusionaria. Passiamo da zero a cento alle affermazioni di cui sopra a un Bond che addirittura parte con una proposta di matrimonio, la seconda è tra le due la meno comprensibile alla fine della fiera visto quanto detto sopra.

Chi avrà visto il film sa già che Vesper è in realtà, suo malgrado, una doppiogiochista. Ecco, per certi versi questa dinamica mi ha ricordato un'opera ben più vecchia di Casino Royale, ma non per questo meno "progressista". A Scandal in Bohemia è forse uno dei racconti di Sherlock Holmes più amati proprio perché ribalta delle aspettative che in realtà sopravvivono ancora oggi. Sherlock Holmes viene battuto in astuzia nientemenoché da Irene Adler, una donna, proprio perché Holmes è il primo a sottovalutarla non solo in quanto ... Sherlock Holmes. In A Scandal in Bohemia la cosa funziona forse perché Holmes è mostrato come capace e astuto nei racconti nei quali figura. James Bond in Casino Royale invece non ne fa praticamente una giusta dall'inizio alla fine: farsi ingannare dal seno di Vesper (ed essere salvato di nuovo da una congiuntura astrale) è solo l'ultima delle cantonate del protagonista, quindi non posso neanche pensare che Fleming abbia voluto dipingerlo così allo scopo di farlo scendere dal piedistallo, almeno per questo capitolo della serie.

Procederò con la lettura dei prossimi capitoli? Deve tornarmi un po' l'entusiasmo ecco, c'è da dire che secondo alcuni lettori i capitoli migliori devono ancora arrivare, ma la strada è lunga.

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