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Road to 100%
Nelle varie locande americane è possibile intrattenersi con alcuni giochi da tavolo popolari all'epoca, tra i quali il Nine Men's Morris, collegato a un trofeo che richiede di vincere almeno una partita contro il locandiere della propria tenuta. Pur conoscendo le semplici regole del gioco, dopo una vergognosa quantità di tentativi è abbastanza chiaro che il locandiere in questione è essenzialmente il Kasparov del Nine Men's Morris, o meglio il suo Deep Blue. Quindi ecco che parte la ricerca di un'arma per superare il locandiere, tra applicazioni in flash dedicate al mini-gioco in questione che però non riescono a battere il Gran Maestro ubisoftiano. Insomma, c'è voluta una IA sviluppata da matematici per riuscire a battere quella di Assassin's Creed III in uno scontro abbastanza lungo e sofferto.
No Man's Morris.

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ha scritto una recensione su Sakuna: Of Rice and Ruin

Cover Sakuna: Of Rice and Ruin per PS4

Riso, religione e resilienza

Parlando di Sakuna: Of Rice and Ruin, mi piace spesso sottolineare che Edelweiss, lo sviluppatore dietro questo fantastico titolo, è in realtà un team composto da due sole persone, Nal e Koichi. Niente di troppo speciale nel mercato odierno, considerato che il mercato indie conta su un impressionante numero di produzioni create da gruppi di assai ristrette dimensioni, ma è anche vero che di fronte a Sakuna rimane comunque sorprendente sapere che un gioco di tale valore è frutto di un lavoro a quattro mani.

Pur essendo, nel suo piccolo, un successo commerciale, Sakuna: Of Rice and Ruin in occidente sembra non aver lasciato la sua impronta. Il gioco è stato localizzato soltanto in inglese, tradotto egregiamente con la solita cura che contraddistingue XSeed e dotato anche di un buon doppiaggio, ma sul versante marketing il titolo non si è quasi mai affacciato al nostro mercato: mentre in Giappone Sakuna ha avuto l’onore di aprire uno dei mini-Direct Nintendo della scorsa estate, nella controparte destinata al pubblico di ponente non è stato nemmeno citato en passant, un vero peccato visto quanto la sua apparizione nipponica sembra aver contribuito di molto alle vendite sulla console della Grande N.

Sakuna: Of Rice and Ruin si propone come un action RPG ibridato a una profonda componente di farming. Vestiremo infatti i panni della Sakuna del titolo, una viziata divinità che, in seguito a un’incidente nella capitale degli dei, viene punita con l’incarico di riconquistare un’isola popolata di demoni, impresa da compiere con l’aiuto di un gruppetto di umani “complici” del disastro causato dalla protagonista. Sakuna è la perfetta incarnazione delle due anime del gioco: essendo figlia di un dio della guerra e della dea del raccolto, la principessa celeste è brava tanto nel combattere contro i demoni dell’isola quanto dotata nelle arti della coltivazione del riso, o almeno sarebbe un prodigio in entrambi i campi se solo la pigra vita nella capitale non l’avesse portata a trascurare entrambe le sue qualità.

Dopo aver presentato l’incipit, il gioco ci presenterà l’hub principale del gioco, comprensivo di un paio di capanne e un piccolo appezzamento di terra che andremo a curare nel corso delle ore di gioco. Diversamente da tanti altri giochi del genere, Sakuna prevede un solo tipo di coltivazione, ovvero quella del riso. Essendone la divinità, Sakuna acquista potere proprio dalle coltivazioni di questo cereale ed è qui che l’anima action RPG incontra il farming, in quanto, diversamente da altri giochi simili, per far salire di livello la protagonista e aumentarne i parametri è necessario coltivare il nostro piccolo quadratino di terra in modo da far fruttare il lavoro nei campi e convertirlo in potere, necessario per affrontare i numerosi combattimenti del gioco. Un’idea decisamente interessante, innovativa e per fortuna ben implementata.

Coltivare il riso non è tanto facile quanto Harvest Moon ci ha insegnato: non basta semplicemente seminare e annaffiare di tanto in tanto per poter vantare un buon pollice verde e se questo è chiaro fin dalle prime battute del gioco, più si avanza lungo la nostra avventura e più aumentano le variabili da sfruttare per poter produrre riso di una certa qualità. Lungo il corso dell’anno in game, suddiviso in stagioni, dovremmo curare sia la selezione di sementi destinata alla coltura, sia lo stato del terreno nel nostro campo e del suo nutrimento prima di poter piantare ciascun germoglio e irrigarlo nella misura migliore, facendo attenzione al tempo atmosferico e alla temperatura giorno dopo giorno, per poi raccogliere e asciugare le spighe in vista della sgranatura finale.

Come già accennato, lungo il corso del gioco Sakuna espanderà le sue conoscenze e migliorerà le proprie tecniche, sia con l’aiuto del gruppo di umani suoi collaboratori, sia grazie all’esperienza sul campo, sia leggendo le pergamene lasciate da sua madre con le tecniche più avanzate per la coltivazione del prezioso cereale, adatte per aumentare questa o quella statistica del nostro personaggio. Sakuna propone quindi un ricco pacchetto di meccaniche per il farming che i più appassionati potranno sfruttare al massimo per testare tutte le variabili proposte, pur senza dimenticare coloro che magari meno apprezzano queste sottigliezze proponendo anche diversi aiuti e automatizzazioni di diversi processi nell’hub di gioco.

Una volta curati i campi è tempo di uscire dal nostro comodo rifugio ed esplorare le zone circostanti sia per raccogliere i materiali necessari alla coltivazione e il cibo per sfamare la nostra famiglia improvvisata, sia per liberare l’isola dalla presenza demoniaca. All’inizio la mappa di gioco conterrà soltanto alcuni piccoli livelli, ma con l’avanzare della storia si sbloccheranno moltissimi altri nodi diversi tanto per ambientazione quanto per ostacoli da superare. Ciascun livello ha una lista più o meno lunga di obiettivi secondari da completare in modo da accumulare punti esplorazione utili per sbloccare ulteriori location come detto poco più sopra e nascondono anche diversi segreti, tra punti di mining per le risorse, equipaggiamenti unici e pergamene con preziose informazioni. I livelli sono anche popolati da eserciti di demoni, tutti con le sembianze di animali della foresta mutati dall’effetto negativo della possessione. C’è da dire che in quanto a varietà di nemici il gioco scarseggia abbastanza, anche se per fortuna ogni tipologia di avversario si distingue bene sia nel design che nella tipologia di attacchi.

All’inizio è normale pensare che il combat system sia un po’ semplicistico: si possono alternare attacchi leggeri e pesanti per comporre lunghe combo e si può utilizzare il divine raiment, una sorta di “rampino” utile sia nelle sezioni di platforming che in combattimento per attraversare rapidamente la distanza tra noi e il nemico. Ben presto il gioco invece mette in tavola tutte le sue carte tra parry, mosse speciali direzionali, juggle aereo, numerose abilità per il raiment e anche un sistema di attributi per i diversi attacchi da sfruttare per infliggere più danni possibili al nemico sfruttandone le debolezze, tutti elementi da sfruttare per uscire al meglio da combattimenti che diventeranno sempre più difficili lungo la strada. Questo combat system ricorda molto da vicino quello del grandioso Muramasa di Vanillaware, anche se forse, sotto alcuni aspetti avrebbe giovato da una ulteriore limatura, specialmente sotto il settore delle collisioni: capita spesso che alcuni attacchi non vadano a segno per alcune hitbox birichine, viceversa alcuni attacchi nemici, specialmente dei fantasiosi boss da affrontare lungo l’avventura, colpiscono aree troppo estese dell’ambiente e quindi si rendono assai difficili da evitare. È anche vero che la profondità del combat system non è evidente fin da subito perché manca un vero e proprio tutorial per gran parte delle meccaniche, che vengono spiegate dalle pergamene di cui sopra rigorosamente da trovare in giro per le ambientazioni. Da un lato il giocatore non è inondato di informazioni in un solo momento, dall’altro però è possibile non trovare affatto alcune di queste informazioni e quindi vivere nell’ignoranza di meccaniche decisamente utili.

Non di solo riso vivono le statistiche della nostra Sakuna e non manca la possibilità di migliorare il proprio equipaggiamento costruendo nuove armi o tessendo nuovi abiti, ciascuno con numerose abilità utili non solo in combattimento e anche alcuni slot nei quali collocare gemme utili ad attivare ancora più abilità, il tutto migliorabile ulteriormente attraverso la raccolta di materiali o il completamento di alcuni obiettivi secondari. In generale è chiaro quanta attenzione sia stata posta nel cercare di dare un buon ritmo alla progressione nel gioco e ad ogni passo in avanti, già dalle prime battute di gioco fino al finale, il titolo continua a introdurre nuovi elementi e meccaniche utili in combattimento o durante il farming.

Ho apprezzato moltissimo la trama proposta da Sakuna, raccontata con uno stile reminiscente delle storie care alla mitologia nipponica, il tutto ambientato però in un mondo altro, diverso da quello che conosciamo nonostante alcune somiglianze con la storia e la geografia del nostro. L’intero cast di personaggi è certamente molto stereotipato, ma lo svolgimento e una serie di quest secondarie permettono di conoscere meglio ciascun membro di questa strana famiglia e di seguire le varie evoluzioni delle loro personalità. Sono stati fondamentali i numerosi momenti di convivialità presenti sul finire della giornata del gioco, quando il gruppo si riunisce per la cena utile non solo per ottenere boost alle statistiche di Sakuna per il giorno successivo, ma occasione di confronto tra i vari personaggi anche su argomenti profondi come la teologia, il destino dell’uomo, la xenofobia, la guerra e così via.

Tecnicamente il gioco è molto gradevole all’occhio e l’ottimo lavoro dietro al design di ambientazioni, personaggi e nemici è valorizzato da una buona grafica che si permette di stupire, per esempio, regalando una simulazione dei liquidi sorprendente, mentre il frame rate rimane stabilissimo anche sotto pressione. Il comparto audio propone degli ottimi effetti sonori e una OST davvero molto bella in tutte le sue tracce. Peccato per l’assenza di una opzione per selezionare l’audio giapponese con i testi in inglese, il doppiaggio in lingua d’Albione sicuramente non è tra i più malvagi in assoluto, ma non sempre è all’altezza.

Sakuna: Of Rice and Ruin è sicuramente un ottimo gioco purtroppo dimenticato dal pubblico. Chi, leggendone la premessa, si ritiene incuriosito può fare il salto e provarlo senza temere di rimanerne deluso. Sicuramente a far storcere il naso ai più è la componente farming-gestionale del titolo. C’è da dire che la sua profondità lo rende quasi unico nel suo genere e per questo potrebbe anche appassionare i più stoici oppositori del genere, per tutti gli altri sono pur sempre disponibili diversi aiuti e automatizzazioni utili per superare lo scoglio e godere comunque di un titolo che trasuda tutta la passione di chi lo ha portato in vita.

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