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ChrisMuccio

Di solito mi tengo sempre ben alla larga da discorsi in stile "fisico vs digitale", che ormai vedo essere diventati sempre più alla stregua della console war e dei fanboyismi verso determinati brand e compagnie. Sono troppo appassionato di questa straordinaria forma d'intrattenimento per fare commenti e perdere tempo in discussioni dove sostanzialmente si fa a gara a chi ce l'ha più lungo millantando fantomatici pro e contro a seconda del proprio schieramento, condendo il tutto con provocazioni e battutine ai livelli dell'asilo contro chi non la pensa allo stesso modo, non rispettando la passione altrui e il modo con cui uno decide liberamente di viverla.
Io ho un odio profondo e viscerale verso il digitale nella sua forma più pura e senza alcun tipo di supporto fisico fosse anche "la scatoletta di plastica", ma questo odio è una cosa mia e di certo MAI romperei il cazzo a chi invece vive la sua passione trovandosi più a suo agio con il digitale. Conta una sola cosa: godersi ciò che il mondo videoludico ci offre, che sia dentro a un disco/cartuccia oppure tramite il riscatto di un codice o il download attraverso un servizio in abbonamento. Ad accomunarci è la passione per i videogiochi, non il mezzo che usiamo per viverla.
Ciò detto, quanto emerso oggi a proposito di GTA VI mi ha fatto pensare tanto in queste ore, e stavolta un paio di pensieri vorrei tirarli fuori dalla mia testa, soprattutto alla luce delle motivazioni per le quale GTA VI sarà di fatto un gioco sostanzialmente digitale.

Ebbene, quella del "evitare leak" prima del day one è una gigantesca presa per il culo, una giustificazione che non ha senso alcuno.
Perché per questa specifica motivazione il compromesso sarebbe stato allora fare un disco che fungeva da attivazione, un po' come i dischi degli odierni Call Of Duty oppure, per fare un esempio recente, Crimson Desert che richiede il download dei contenuti via Internet pur avendo il supporto fisico.
Crimson Desert lo avevo preso prima del day one e immaginavo che comunque avrei dovuto aspettare il day one prima di giocarci proprio per via del download richiesto... Ebbene, se si inserisce un disco che richiede il download digitale, questo qui non parte e si viene rimandati allo store di PlayStation/Xbox. Ciò significa che, anche se magari si rompe il day one, con un disco che richiede il download non è possibile comunque giocare in anticipo. Di conseguenza non ci può essere nessun rischio di leak perché nessuno a prescindere potrebbe giocarci prima del day one, pure se per assurdo il day one delle copie fisiche fosse stato rotto settimane prima (come talvolta è accaduto in particolare nei paesi mediorientali).
Quello dei dischi che richiedono il download via Internet su PS5 e Xbox Series X (e per estensione delle Game Key Card di Switch 2) resta di per sé un'alternativa molto discutibile e soprattutto controversa nell'ottica della preservazione videoludica, ma sono quantomeno un compromesso, una via di mezzo tra fisico e digitale che tra l'altro non va ad intaccare il settore dell'usato: se voglio rivendere un gioco su disco download o una key card lo posso fare, se voglio prestare un gioco di questo tipo a un amico lo posso fare.

La verità è che con questa mossa Rockstar non intende tutelare i giocatori da possibili leak, ma vuole tutelare sé stessa e massimizzare totalmente i profitti andando a colpire direttamente il mercato dell'usato, solo che semplicemente nessuno lo dirà mai in modo esplicito. Tranciando di netto ogni forma di usato alla radice, tutti saranno costretti a doverlo comprare e legare ai loro account in modo permanente, senza che Rockstar e il publisher Take-Two perdano anche solo un centesimo per colpa di copie usate o prestate ai propri amici.
Se davvero come emerso da rumor i costi di sviluppo/marketing di GTA VI ha raggiunto cifre addirittura sul miliardo di dollari, appare ovvio e scontato che Rockstar e Take-Two vogliano generare incassi record mai visti prima nell'industria: gli analisti già parlano di un sicuro lancio record mai registrato prima, e con il metodo di distribuzione adottato si possono garantire vendite costanti per mesi e mesi senza vedere un abbassamento del prezzo di listino.
E da un punto di vista aziendale è pienamente comprensibile eh, sono società quotate in borsa e non parliamo di Caritas. Trovo semplicemente imbarazzante giustificare la loro mossa tirando in ballo i rischi di leak quando il compromesso per evitarlo e dare comunque in mano qualcosa di più tangibile a chi vuole andare di retail era a portata di mano. Se si tratta di abbattere i costi visto che comunque produrre dischi richiede comunque una spesa maggiore rispetto a un codice sarebbe più comprensibile, peccato si stia facendo leva sulla questione più sbagliata.

Quella di Rockstar è anche una mossa che potenzialmente potrebbe creare un precedente pericolosissimo, perché potrebbe spingere tante altre compagnie sia grosse che più piccole ad intraprendere definitivamente la stessa strada.
Ci aveva in realtà già provato Microsoft nel recente passato iniziando a distribuire i suoi giochi first-party attraverso la forma del code-in-a-box su Xbox Series X. Lo ha fatto con Avowed, del quale per l'appunto in formato retail esiste solo una steelbook con codice (sparata poi a cifre assurde al lancio), e intendeva farlo anche con le versioni Series X di Ninja Gaiden 4 (di cui ha fatto da publisher) e The Outer Worlds 2.
Microsoft ha tuttavia fatto marcia indietro dopo essersi beccata una gigantesca shitstorm e soprattutto dopo aver notato che nessuno aveva comprato la steelbook di Avowed e nessuno stava prenotando le copie fisiche Xbox di The Outer Worlds 2 e Ninja Gaiden 4. Ed ecco che i dischi sono tornati, che i prossimi giochi Xbox come Gears Of War E-Day e Fable arriveranno su disco in ogni versione, ed anzi adesso Microsoft lo sottolinea con forza nei suoi giochi che il disco è presente nella confezione con un disclaimer in fondo alla cover. Su Xbox i giochi retail ovviamente vendono molto meno che sulle altre piattaforme, ma se non altro con questa mossa hanno potuto in parte risollevarsi in ottica vendite.
Il problema è che nessuno di questi giochi ha minimamente la portata colossale di GTA VI, e soprattutto questi giochi arrivano su Game Pass e su una console dove a prescindere il grosso del pubblico è ormai abituato a giocare tramite l'abbonamento e non comprare i giochi nemmeno in digitale.
GTA VI è un discorso totalmente diverso trattandosi di un'opera già adesso monumentale e destinata a diventarlo ancora di più non appena disponibile. Rockstar è forse l'unica compagnia che può davvero cambiare le sorti dell'industria con le sue decisioni, basta semplicemente vedere il caos che si è generato tra tutti gli altri sviluppatori e publisher che per evitare il più possibile qualunque confronto diretto con questo titano chiamato GTA VI hanno ammassato tutte le loro uscite tra settembre-ottobre ed i primi mesi del 2027, rischiando di cannibalizzarsi a vicenda e lasciando al momento scoperto il periodo natalizio e pre-natalizio. Come può generare il terrore tra l'industria può anche diventarne ripetutamente il punto di riferimento con le sue mosse, e dunque "se Rockstar ha pubblicato il suo kolossal solo in digitale, posso farlo anche io", potrebbe pensare più di una software house, soprattutto i colossi del settore.
Non dico che ciò comporterà la morte totale del fisico, che pure comunque è stato fortemente ridimensionato da anni anche nella sua stessa distribuzione, ma di certo una mossa simile potrebbe per l'appunto creare un precedente davvero serio e pericoloso che nulla avrebbe a che vedere con i tentativi di Microsoft.
Leggendo in giro stanno montando già molteplici polemiche sulla mossa di Rockstar, ma purtroppo non credo proprio ci sarà mai una shitstorm che spinga Rockstar a fare marcia indietro come già fece Microsoft: questo perché Rockstar, e lo sappiamo bene, può permettersi letteralmente di fare come gli pare senza subire la minima conseguenza, e soprattutto perché GTA VI sarà un evento epocale, già ora lo è, e di certo non saranno queste strategie di distribuzione ad intaccarne il sicuro successo oltre ogni portata. In cuor mio su un passo indietro ci spererò sempre, ma non credo ci siano proprio i presupposti affinché avvenga: questa mossa non andrà ad impattare in maniera drastica sulle vendite potenziali dell'opera, che resteranno comunque stellari e dove comunque in tantissimi prenderanno comunque la finta copia fisica anche solo per avere "la scatoletta di plastica" da esporre nella propria mensola assieme alla collezione di tutti gli altri GTA e degli altri giochi.

Che poi, per l'appunto, "scatolette di plastica" come vengono definite da molti e in particolare da chi va di digitale.
Tecnicamente questa definizione è indiscutibile, perché questo sono, delle semplici confezioni di plastica che oggi tra l'altro neanche hanno più i libretti d'istruzioni oppure cover fronte-retro più creative e spettacolari.
Ma per me, queste non solo mere "scatolette di plastica". Sono la passione di una vita intera. Passione per i videogiochi e per il collezionsimo che hanno caratterizzato la mia esistenza e che mi accompagnerà fino all'ultimo dei miei giorni. Sono dedizione nel tenere curata un'intera stanza con dentro oltre 3100 giochi, un tratto della mia personalità, sono l'emozione di correre a negozio quando il gioco che attendi con impazienza arriva al tuo negoziante di fiducia, per poi parlarne e condividere la tua passione faccia a faccia con altri appassionati. E' condivisione, perché in quel negozio così come in tanti altri hai creato ricordi, hai creato rapporti d'amicizia oggi irrinunciabili. Amicizia per l'appunto, è vedere il volto del tuo amico felice che gli presti un gioco a cui è interessato, è restare a bocca aperta ogni volta che scarti un pacco natalizio o di compleanno e ci trovi un gioco inaspettato oppure quello che desideravi tanto fino a cinque minuti prima.
E con il massimo rispetto nei confronti di chi si è convertito al digitale, sia chiaro non lo intendo assolutamente come critica, queste cose non potranno mai capirle. Non le possono vivere, o quantomeno non possono viverle più. Vivono sicuramente sensazioni ed emozioni diverse che magari di conseguenza non posso capire io. Ma oltre quella "scatoletta di plastica" c'è tanto, tantissimo di più che non si limita soltanto a un materiale fisico. E' una Passione immensa che nient'altro potrà mai sostituire.

Steto96

ha aggiornato la sua collezione

Steto96
Steto96

ha scritto una recensione su 99Vidas: Definitive Edition

Cover 99Vidas: Definitive Edition per Nintendo Switch

Nintendo Switch Backlog Dumpster Diving Parte 1

007 First Light mi ha cockbloccato durante la intro con Lana del Rey perché deve scaricare il resto del gioco quindi direi di inaugurare una serie di recensioni.

Appena comprata la mia prima Nintendo Switch e per gli anni a seguire ho abusato delle offerte dell'E-Shop per rimpolpare la libreria digitale della console, salvo poi non giocare gran parte di essi per secoli e lasciando così imbottita la povera SD della mia Switch. La cosa si è protratta fino questo maggio, quando mi è stata regalata la Switch 2 e mi è sembrato più che giusto cercare di consumare un po' questo backlog digitale.

99Vidas è arrivato nel mio momento di riscoperta dei Beat 'em Up, dopo aver amato e sfondato Streets of Rage 4 e il primo River City Girls. Averlo trovato a pochi spicci ha anche aiutato.

Nell'azienda dove ho lavorato a lungo prima di cambiare quest'anno avevo moltissimi colleghi di origine sudamericana, più precisamente brasiliana. Da loro ho scoperto che il Brasile è una vera e propria fucina di content creator e streamer dei quali giustamente noi non sappiamo nulla, ma che in realtà hanno un enorme seguito al punto da essere poco al di sotto di tanti personaggi più celebri per il semplice fatto di parlare in inglese. Un mio collega capoturno si sparava le live di Counter-Strike per sopravvivere alle notti, mentre ad una cena aziendale ho scoperto che la sorella di una collega della branca americana dell'azienda era addirittura una Youtuber di grande successo. Poi mi ha mostrato il feed ed era pieno di monnezza incredibile come Garten of Banban quindi ho dovuto mascherare il mio disgusto, ma i numeri c'erano eccome.

Tutto ciò per dire che in quest'ottica non stupisce che solo tre anni dopo al primo gioco di The Angry Video Game Nerd sia uscito questo 99Vidas, legato all'omonimo podcast brasiliano dedicato al retrogaming. Il 99Vidas è anche il McGuffin sul quale si regge l'esile trama del gioco, un elemento magico di grande potere protetto da quattro guardiani elementali, con le fattezze dei membri del podcast. Ovviamente il 99Vidas finisce nelle mani del cattivo e tocca ai nostri amici brasiliani recuperarlo.

Se vogliamo, 99Vidas è anche quello che servirebbe per finire il gioco perché anche a "Normale" non si può parlare di una passeggiata. Finire la modalità storia mi ha preso decisamente troppo tempo e tutti per i motivi sbagliati. C'è sicuramente una fonte di interessanti discussioni da fare sulla difficoltà nei videogiochi e il confronto tra passato e presente. Ci sono però anche cenni storici incontrovertibili, come il fatto che la difficoltà di molti giochi in occidente è stata artificialmente tarata verso l'alto per "combattere" contro le pratiche di noleggio che avevano preso piede in quegli anni. Tra le illustri vittime c'è proprio, per non andare lontani, Streets of Rage 3.

Là dove però 99Vidas pecca è la mancanza di una buona base ludica. Il combat system è basilare: un tasto per il pugno, uno per il calcio, la possibilità di concatenare gli input in semplici combo, attacchi in salto e un pulsante per la special. C'è poi poco altro da menzionare, a parte la possibilità di iniziare grapple sui nemici. Grande assente, qualche opzione difensiva o evasiva, il gioco si concentra tutto sul posizionamento e spesso anche quello non basta. Essere presi da una combo nemica vuol dire veder volare via un terzo della barra della vita. C'è giusto la possibilità di sacrificare un po' della barra della vita per un attacco utile per il crowd control, ma finisce lì. L'IA nemica poi non è particolarmente brillante, cosa che rende i vari avversari abbastanza fastidiosi da affrontare, senza contare la miriade di attacchi "sporchi" di alcune categorie di NPC. Anche i boss non brillano per capacità di game design. Medaglia al disonore per quello del secondo stage, anche dopo averlo affrontato più di una volta causa game over non saprei dire come "funziona" la sua gimmick. In generale la mancanza di meccaniche difensive/evasive si sente con più forza in questi frangenti.

Nonostante ci sia una ampissima scelta di personaggi da selezionare, una rapida prova fa subito capire che in realtà si è di fronte a una lista di "skin", il combattimento resta uguale per quanto riguarda il moveset ed è quindi un'aggiunta abbastanza indifferente. Alla fine di ciascuno stage è possibile spendere il punteggio come se fosse una valuta per sbloccare e potenziare una manciata di combo oppure per acquistare nuove vite. Gli unlock sono permanenti tra le modalità e le run e infatti una strat comune e consigliata è quella di affrontare alcuni stage bonus al di fuori della modalità storia per "farmare" punti e quindi unlock. Chi come me preferisce evitare questa pratica scoprirà che i punti sono infine meglio spesi per accumulare vite, dato che le combo non offrono un miglioramento sostanziale al gameplay.

Il gioco comunque ci prova ed è abbastanza competente sotto altri frangenti. La pixel art in linea di massima è buona, la soundtrack se non piacevole quantomeno non è fastidiosa e i controlli comunque sono reattivi. Ci sono diverse modalità di gioco per chi riesce a digerire il gioco per quello che è. Ovviamente non essendo neanche lontanamente fan di 99Vidas, il podcast si intende, è altamente probabile che io mi sia perso un sacco di citazioni al di là dei più classici e riconoscibili easter egg videoludici. Trovo interessante mettere piede in questi nuovi territori di cultura digitale. C'è da ammettere che Internet non avrà dei confini definiti allo stesso modo di quelli politici con i quali ci si trova a volte a fare i conti nella vita vera, ma c'è comunque una certa geografia della rete, ed è rinfrescante bagnarsi i piedi in questi mondi. Un po' come gran parte dello slavjank indie contemporaneo vive di meme della comunità russofona, 99Vidas porta su schermo un Brasile che è quasi da stereotipo anche un po' "razzista". Il primo stage è ambientato tra baracche di lamiera e ci si mena con omini dalla pelle scura. Poco più avanti, appaiono ultras del calcio. E così via.

Mi sento di non consigliare 99Vidas, ma è vero che così come questo gioco è arrivato a me è probabile che arriverà ad altri desiderosi di provare qualche nuovo Beat 'em Up. Sono sicuro che ci sia di peggio, ma sono altrettanto sicuro che ci sia di meglio.

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