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AleMrX
Cover The Legend of Zelda: Phantom Hourglass per DS

Phantom Hourglass: Il coraggio di cambiare (e la follia degli Eskimú)

Dopo aver solcato il Grande Mare in Wind Waker, sono approdato su Phantom Hourglass, il sequel diretto che ha osato trasportare l'epica avventura di the Legend of Zelda interamente su uno schermo touch.

Giocarlo oggi, specialmente da novizio che sta recuperando l'intera timeline ufficiale, è un'esperienza che oscilla costantemente tra il genio e la frustrazione.

Il Santuario del Re Mar: Amore e Odio
Il cuore pulsante del gioco è il Santuario del Re Mar, un dungeon centrale da ripetere più e più volte.
Se all'inizio può sembrare un incubo di backtracking, col tempo si rivela un'intelligente struttura in stile Metroidvania.

Ogni nuovo oggetto ottenuto, come il Boomerang o il Rampino, trasforma quel luogo da trappola mortale a parco giochi, permettendoci di sfrecciare tra gli Spettri e aprire scorciatoie prima impensabili.

Il fattore Linebeck
Se il gioco brilla, lo deve anche al Capitano Linebeck. Inizialmente appare come un codardo avido che vorresti prendere a schiaffi, ma finisce per essere l'anima emotiva della storia.
La sua crescita e il rapporto con Link e Sciela regalano momenti di genuina epicità, dimostrando che anche su una piccola console portatile lo spirito di Zelda brucia forte.

Tra genialità e traduzioni "criminali"
Il gameplay sfrutta il pennino in modi incredibili: disegnare rotte sulla mappa, prendere appunti sui puzzle o affrontare boss fight creative come quella in "seconda persona" (non dico altro) sono lampi di puro genio.

Tuttavia, non posso non citare la discesa nella follia causata dall'indovinello degli Eskimú sull'Isola Gelida.
A causa di una traduzione italiana totalmente sbagliata, un semplice enigma di logica si è trasformato in una spirale di complottismo che mi ha tenuto sveglio la notte prima di scoprire l'inghippo.

Conclusione
Non è uno Zelda perfetto. I controlli touch sono una scommessa azzardata e la ripetitività può pesare. Ma è un titolo che ha osato, regalandoci dungeon ingegnosi e una delle storie più umane della saga.

Se siete fan o novizi curiosi, non fatevi spaventare dalle voci: salpate con Linebeck, ne varrà la pena.

Se volete vedere la mia avventura la trovate qui:
https://youtu.be/AumoKG6aLCM

VOTO: 8

PRO:
* Linebeck: uno dei personaggi meglio scritti.
* Dungeon design: l'uso creativo del doppio schermo e della mappa.
* Senso di crescita: tornare nel Santuario del Re Mar e dominare gli Spettri è soddisfacente.

CONTRO:
* Controlli touch: non sempre precisi, specialmente per chi gioca con alternative allo stylus.
* Ripetitività: il backtracking del dungeon centrale può tediare alla lunga.

AleMrX

ha pubblicato un video

Ciao a tutti, sono un content creator e ho appena finito di editare un lungo video sulla mia esperienza su Inscryption.

Non sapevo ASSOLUTAMENTE NIENTE prima di iniziarlo, pensavo fosse un deck builder tipo Slay the Spire ma a tema horrorifico

Invece mi sono ritrovato davanti a una delle esperienze meta-narrative più assurde di sempre.

Volevo chiedervi: secondo voi, il finale "live action" aggiunge o toglie qualcosa all'atmosfera del gioco? Io sono combattuto e sono rimasto piuttosto scioccato.
E soprattutto, qual'è il vostro "Atto" preferito?

Se vi va di vedere la mia sofferenza (e i mesi di editing), vi lascio il video qui:

Ho giocato Inscryption, un normalissimo gioco di carte

Dicono sia un normale gioco di carte roguelike. Mi siedo al tavolo, in una baita sperduta, pronto a sacrificare scoiattoli per vincere. Ma c'è un problema: le carte mi parlano e il..

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