Ludomedia è il social network per chi ama i videogiochi. Iscriviti adesso per iniziare.
Immagine di sfondo Premi sull'immagine e trascinala per spostarla

Su LudoStorie (Comunità)

Ti piace scrivere? Vorresti partecipare ad un racconto a più mani? Hai mai sognato di prendere parte ad uno pseudo GDR cartaceo? Questa è la stanza che fa per te.

Akar

Interrogatorio e giudizio.

La Torre non é l'unica. Sì. Mi avete capito bene. Un tempo ce n'erano altre. Otto per l'esattezza.
Io c'ero. Ero presente ai Sei Fronti alla Breccia del Crepuscolo, dove una Guardiana chiamata Daya mi ha salvato da morte certa. C'ero anche durante il Grande Disastro, quando Crota falciò metodicamente i Portatori di Luce. C'ero anche quando arrivarono i Cabal e Daya morì...
Insomma, sono sopravvissuto a parecchia roba. Sono tosto, sì può dire. Ma l'Ordine Prassico...
Non posso difendermi da loro a colpi di Luce del Vuoto. O meglio potrei, ma sarebbe una pessima idea. Assolutamente e totalmente pessima. Mi renderebbe un paria, un ricercato.
Un rinnegato.
E per quanto riguarda ciò che ho detto all'inizio...

Mi tolgono il cappuccio. Mi hanno piazzato su un trasporto e mi hanno portato qui. Ho contato cinquantasette passi dopo essere stato rimesso in piedi. Molti meno di quanti credessi.
Quando mi tolgono il cappuccio, la prima cosa che vedo é Aunor.
La bella strega se ne sta ferma di fronte a me, impassibile. Iperscrutabile come prima.
Mi fissa. Alle sue spalle ci sono due Stregoni. Un terzo é dietro un vetro a parete. È accanto a una console. A meno di un passo di distanza c'é il mio Spettro. Inibito da scariche da energia ad Arco. Riporto lo sguardo su Aunor dopo aver notato che la struttura é una parte semi-ristrutturata di una delle vecchie torri. Come se i Prassici non avessero voluto mancare di rispetto ai morti durante i Sei Fronti o la Breccia del Crepuscolo, avevano semplicemente installato piccoli generatori per alimentare quei pochi locali. Un'installazione segreta.
-Immagino che tu sappia dove siamo.-, dice Aunor, strappandomi ai miei pensieri.
-Già.-, rispondo, -Siamo nella vecchia torre a Sud-Ovest.-, dico io. Non sono intimorito.
-I Prassici usano questo luogo per cose come questa. Interrogatori come il tuo. Quale luogo migliore per ricordarci per cosa combattiamo? Sempre che tu lo sappia ancora...-, ribatte lei.
Siamo entrati in argomento e già attacca. Annuisco.
-Non devi ricordarlo a me. Ho combattuto durante la Breccia. C'ero quando questa torre é venuta giù. E c'ero quando abbiamo contato i morti.-, dico a muso duro.
-Sei stato anche sulla Luna, durante il Disastro.-, dice Aunor, -Quindi sicuramente saprai quanto può essere alto il prezzo del sacrificio. Forse troppo alto?-. Ecco...
-Il Disastro poteva essere evitato. Shaxx ci avvertì, a suo tempo.-, dico.
-Shaxx non aveva voce in capitolo. Il Consenso aveva già deciso. Una decisione dura. Non approvi, immagino.-, non é una domanda.
-Non tollero lo spreco di vite in un attacco che avrebbe necessitato maggiori informazioni.-, replico. Lei annuisce. Pare quasi annoiata. In realtà sta solo aspettando che io sbagli.
E, indirettamente ho già sbagliato.
-Akar Murda. L'uccisore di Gresk, il difensore della Breccia del Crepuscolo, superstite del Disastro. Mi ci é voluta una nottata intera per leggermi il tuo file.-, dice Aunor.
-Dunque sai tutto di me.-, ribatto io, -Non credi sia il caso che io sappia qualcosa di te? Tipo il motivo del mio arresto?-. La strega annuisce. I Prassici dietro sono statue.
-Una nostra fonte ci ha comunicato dei tuoi spostamenti di materia soggetta a proibizioni di grado Cormorano in giro per la ZME.-, dice, -Tanto basta per trascinarti qui.-.
Ok. Chi gliel'ha detto? Il Ramingo? Si danneggerebbe da solo pur di farmela pagare?
Non sembra il tipo. Il Pistolero? Neanche. Mi avrebbe fatto fuori direttamente, no?
Qualcuno dei Dredgen, forse di quelli nuovi? Possibile. Decido di frenare le ipotesi.
-Non sono io il vostro uomo. Ho chiuso col Ramingo.-, dico.
-Già. Forse hai chiuso con lui... ma hai chiuso anche con Azzardo? Hai chiuso anche con l'Oscurità?-, chiede Aunor.
-Perquisite la mia nave, se non mi credete!-, esclamo, senza cedere.
-Già fatto.-, ribatte uno dei Prassici. La strega mi rivolge un sorriso per nulla simpatico.
-Abbiamo trovato diverse armi. Niente di compromettente ma c'erano anche alcune armature appartenenti ad Azzardo Eccelso. Abbastanza da far capire che la tua rottura col Ramingo é recentissima.-, dice, -Quel che mi ha sorpreso é che non ho trovato nessuna particella d'Oscurità, almeno finché la mia fonte non mi ha fatto sentire... questo.-, dice. Lo Spettro di Aunor si materializza e proietta un immagine. Io che piazzo delle merci, borse in una zona di Trostland. Qualcosa improvvisamente sporge da una delle borse. So già cos'é.
-Allora, neghi?-, chiede Aunor.
-No. Ma vi ho già detto che ho smesso con quella roba.-, ribatto.
-Facile dirlo. Ma l'Oscurità corrode l'animo, corrompe ciò che siamo.-, ribatte uno dei Prassici. Un Exo. Simpatico...
-Immagino di non poter avere un avvocato...-, dico, cercando di sdrammatizzare.
-No. Non é un processo civile e non é neppure un processo. Tu non sei solo accusato. Per quanto mi riguarda sei già colpevole. Questa é solo una formalità. E tu hai già ammesso i fatti.-, dice Aunor.
-Io...-, espiro, calmo. Devo restare calmo. In questo momento qualunque reazione al di fuori delle parole é un suicidio bello e buono. Senza Hara posso solo farmi ammazzare.
-Sentite, avrete dei metodi per determinare se sono corrotto, no?-, chiedo.
Lo Spettro di Aunor mi scansiona rapidamente. Due volte.
-Nessuna corruzione.-, dice, -Ma non significa nulla: l'Oscurità si può nascondere in vari modi.-.
-Ok. Allora...-, inizio. Poi lo sento. Un "thud" maledettamente sonoro. Uno dei Prassici lascia la stanza. Aunor pare irritata ma recupera in fretta.
-Ascolta.-, dico, piantandole lo sguardo negli occhi, -Non credi che se fossi colpevole avrei fatto resistenza in qualche maniera? Forse fregandomene dei danni collaterali?-, chiedo.
Lei sta in silenzio. Pare ammettere almeno questo.
-Io potrò anche aver fatto quel che ho fatto, ma servo l'umanità.-, dico.
-Allora perché hai seguito il Ramingo?-, chiede lei. Sospiro. Non é semplice.
-La Luce ci é stata tolta. Più volte. E abbiamo perso la nostra Avanguardia. Più che una nuova Età dell'Oro questa sembra un'Età dell'Incertezza.-, dico, -È tanto da biasimare il cercare qualcosa da usare per difendere questa Città?-, chiedo.
-Sì, se ti rende come ciò contro cui combatti.-, ribatte Aunor.
-IO NON SONO UN DREDGEN!-, grido sbattendo un pugno sul tavolo. Il Prassico rimasto alza il fucile. Aunor rimane ferma, inamovibile. Sorride.
-No. Qui ti sbagli. Non sei più un Dredgen. Ma sicuramente lo sei stato. Un nostro agente ha detto che il tuo nome era Dredgen Mu.-, dice. Si alza. È bella. Fossimo in un altra situazione...
Ma non c'é un altra situazione e probabilmente non ci sarà più nulla. Chino il capo.
-Ora la domanda é se sei pronto a guarire, a tornare alla Luce.-, dice Aunor.
-Io non ci devo tornare. Sono ancora uno di voi.-, ribatto.
-Con queste parole, hai deciso il tuo destino.-, ribatte la strega.
E poi, improvvisamente, tutto cambia di nuovo.

Il primo rumore che sento é un crack! Ovattato dal vetro spesso ma decisamente non esattamente secondario. L'urlo di un uomo é il secondo. Chi...?
Aunor si alza rapidissima, estraendo un'arma da supporto. Una banale pistola Vest.
Uno sparo. Due. Un cannone portatile? È possibile che qualcuno stia venendo a salvarmi?
Ma viene davvero per salvarmi? Per quanto ne so é il Ramingo che invia i suoi Dredgen a chiudere la faccenda, magari pure con un bel messaggio per i Prassici.
Il Prassico accanto ad Aunor avanza verso la porta. Fa cinque passi oltre la soglia e poi si becca un coltello nella spalla destra. Aunor stringe l'arma.
-Fossi in te, eviterei.-, dice una voce. La riconosco. E non ci credo.
-Non t'immischiare, é un mio problema.-, ribatte la strega. L'uomo col mantello nero e il cannone portatile annuisce. Il loro é uno stallo perfetto, si fissano attraverso i mirini.
-Così come quello alle miniere di sale era mio. Abbiamo un vero talento per pestarci i piedi a vicenda.-, dice lui. Nessuna traccia d'ironia. Tensione pura. Qui può finire malissimo. E basta.
Alle spalle dell'uomo c'é il mio Spettro. Che non fa una mossa.
-Che cosa vuoi?-, chiede Aunor, evidentemente irritata. Il Prassico, ora lo vedo, si lamenta. Il coltello gli ha leso l'articolazione della spalla. Mobilità del braccio compromessa.
-Che tu riconsideri i fatti. Akar é innocente. Anzi, é uno di noi.-, dice il Pistolero. Alzo il capo.
Forse posso cavarmela. Tutto sommato...
-Non sta a te, Rinnegato.-, replica la strega. Lui annuisce.
-È vero. Non sta a me. Ma d'altronde non stava neppure a te fermarmi su alle Miniere, quindi...-, l'uomo butta qualcosa a terra. Due pezzi separati. Aunor fa istintivamente un passo indietro.
-L'Aculeo.-, dice guardando la ben nota Arma del Dolore. Lo riconosco. È l'Acuelo di Dredgen Keris, che ho ucciso sulla Riva Contorta. Le due parti sono tagliate alla perfezione.
L'uomo abbassa la pistola. Aunor, inconcsciamente, fa lo stesso.
-Questo l'ho trovato sulla Riva Contorta. Indovina chi ha ucciso quello che lo usava?-.
La strega mi guarda. Dubita.
-Tu c'eri?-, chiede al Pistolero.
-Dall'inizio alla fine. Dredgen Keris era uno di quelli vecchi. Non il gruppo originale ma comunque abbastanza esperto da poter manipolare l'Oscurità ad altri livelli rispetto agli idioti che girano dandosi il nome di Dredgen. Era un pericolo enorme. Ed é merito suo se non é più tale.-, dice lui indicandomi.
-Modestamente...-, mormoro io. Inizio a capire che forse sono salvo.
-Mi stai dicendo che dovrei lasciarlo andare?-, chiede Aunor.
-Così come tu mi hai detto di non uccidere quei due alle miniere.-, replica l'uomo.
La strega lo fissa, ancora un istante. Si vede che vorrebbe fregarsene ma...
-E sia. Ma lo terremo d'occhio.-, dice. Il Pistolero annuisce.
Emetto un sospiro di sollievo.
-Bene. Allora posso tornare alle cose importanti...-, dice lui. Si volta ed esce.
-Grazie. Il prossimo giro lo offro io.-, gli dico. Lui scrolla appena le spalle.
-Faresti bene a dimenticartelo: passerà un bel po' prima che tu mi riveda.-, dice.
Annuisco mentre se ne va.
-Che facciamo?-, chiede uno stregone Prassico ad Aunor. Lei sospira.
-Lo confiniamo temporaneamente in una località protetta.-, dice.
Perché non mi suon affatto bene?

Akar

Pizza e arresto.

La pizza, così mi ha generosamente spiegato il mio Spettro, é un cibo antico, antecedente addirittura all'Età dell'Oro. È una vera e propria ghiottoneria, almeno per me, poi sono gusti.
Qualcuno ha detto che la pizza é stata inventata in un luogo chiamato Italia. Sarà da qualche parte nella Zona Morta Europea. Comunque resta semplicemente fantastica. Il fatto che riescano ancora a produrla é sintomo di come l'umanità non abbia perso proprio tutto il suo retaggio ancestrale. Detto ciò, arrivo alla torre, lascio le armi tranne il cannone portatile sulla nave e ci rechiamo al bazar. Troviamo il locale. Si chiama l'Ultima Pizzeria. Non so chi l'abbia nominato così ma certamente ha un senso dell'umorismo pessimo.
Di ultime cose, l'umanità ne ha già sin troppe. Ultima Città, Ultima Parola, Ultima... Speranza...
Bandisco i pensieri negativi raggiungendo il bancone col mantello che mi conferisce un'aria decisamente cool. Il pizzaiolo si volta.
-Akar. Quanto tempo. Voi Cacciatori siete sempre così impegnati.-, dice stringendomi la mano.
-Dario. È un piacere. Sapessi. Purtroppo dalla morte di Cayde...-, mi fermo. Vorrei continuare, dire a qualcuno quanto le cose vadano male tra la morte di Cayde e la faccenda delle Ombre di Yor in aggiunta a tutto il resto ma mi fermo.
-Immagino.-, dice Dario. Si mette al lavoro, impastando e preparando un'altra pizza, -La solita?-, chiede con un sorriso. Annuisco.
-Tonno e cipolle, ben cotta. Come sempre, sì. E una bibita. Possibilmente un thé al limone.-, altra eredità antecedente all'Età dell'Oro, il thé freddo al limone é semplicemente un must per me. L'ho scoperto durante la prima visita alla torre. Ricordo che avevo sete e sono entrato nel primo bar, chiedendo qualcosa da bere e quel nome mi ha subito attirato.
Non ho mai più cambiato.
Lascio un po' di lumen sul bancone come pagamento, subito ritirati da una solerte ragazza e mi siedo a uno dei tavoli. Hara mi appare.
-Pensi mai che é anche per questo che combattiamo?-, chiede.
-Certo. Sempre. Ammetto che però queste persone hanno un paio di vantaggi rispetto a noi.-, dico io. Hara spazia sugli avventori del ristorante.
-Tipo che non devono combattere?-, chiede.
-Tipo che non soffriranno mai le perdite che abbiamo sofferto tu ed io.-, ribatto io.
-Ne hanno sofferte altre...-, replica lo Spettro. È vero. Faccio per ribattere ma improvvisamente arriva il cameriere.
-Tonno e cipolle e bibita.-, dice appoggiandomi davanti il piatto, le posate e un bicchiere con la bibita. Sorrido leccandomi baffi. Sopprimo l'istinto di ingozzarmi selvaggiamente e taglio la pizza, mangiando la prima fetta, annullandomi nei sapori e nelle sensazioni.
Ah... quanto tempo...
In realtà la Torre la visito spessissimo ma non mi fermo quasi mai a mangiare.
I nemici sono tanti, i Guardiani sono pochi e il tempo non é nostro alleato.
La seconda fetta é eccezionale. Prendo un sorso di thé. Ottimo!
-Akar Murda?-, chiede una voce femminile. Alzo lo sguardo. Una strega. Pelle scura, naso storto, capelli neri, occhi intelligenti, avvolta in un toga tipica della sua classe.
-Sì. Ma per qualunque cosa ti chiedo di attendere, splendida luce.-, dico. Che posso dire? Apprezzo la bellezza. E quella strega é decisamente bella. Ma non sorride al complimento.
Anzi, mi piazza davanti al naso la mano avvolta attorno a un sigillo.
La pizza improvvisamente assume un sapore cinereo. So cos'é. Lo so ma non per sentito dire. E istantaneamente devo lottare per non strozzarmi col thé freddo.
-Il mio nome è Aunor, dell'Ordine Prassico. E tu sei pregato di seguirci senza fare storie.-.
A seguito di quella frase il mio cervello improvvisamente attiva alcuni riflessi sviluppati nelle terre selvagge. Squadro lo spazio davanti a me. Aunor non é sola. Individuo un altro stregone. E ce n'é un'altro. Merda. L'Ordine Prassico...
Si occupano di trattare i Guardiani che finiscono col divenire troppo addentri all'Oscurità...
E non sono propriamente amici del Ramingo o di chi frequenta assiduamente il suo Relitto.
-Posso finire la pizza? Sai, torno sulla Torre una volta ogni risveglio di Rasputin...-, guadagno tempo cercando di capire come agire. E soprattutto come mi abbiano trovato qui.
-RIbadisco. Seguici senza opporre resistenza. Sei in arresto per contravvenzioni di livello tre.-, dice Aunor. Contravvenzioni livello tre? E che diavolo vorrebbe dire.
Improvvisamente mi ricordo. Prima del mio esilio il Ramingo mi aveva dato la classica lista di cose da fare. Un favore, diceva lui. Pagato benone. Spostare particelle d'oscurità dalla Costa di Smeraldo sino a Nessus. Eppure nessuno doveva avermi visto farlo...
Sopratttutto perché non credo di aver lasciato tracce. Ok, inutile recriminare.
Le alternative sono poche. Due. Resistere o obbedire.
MI guardo rapidamente intorno. Dario é paralizzato al suo posto. Alcuni clienti sono usciti. Altri stanno uscendo. Altri sono paralizzati. Io potrei concretamente estrarre la pistola e piantare due colpi in petto alla bella strega ma gli altri due poi reagirebbero.
E far scoppiare una rissa in piena Città sarebbe semplicemente una dichiarazione di guerra.
L'altra possibilità é arrendermi. E sperare che il mio comportamento mi eviti cose come l'esilio, o la morte.
-Conterò fino a tre.-, dice Aunor, -Uno.-. Inghiotto la pizza, finisco il thé.
-Due.-, dice lei. Hara si materializza.
-Aspettate!-, esclama. Pessimo momento e pessima idea: una scarica ad arco lo travolge, inabilitandolo. Cade al suolo. Bene. Ora sono mortale. Proprio come le persone che ho attorno ad eccezione dei tre stregoni...
-Ragioniamo, va bene?-, chiedo alzandomi. Metto sul tavolo il cannone portatile, spingendolo con due dita verso Aunor, -Non voglio vittime innocenti. Men che meno il mio pizzaiolo di fiducia.-, dico.
-Polsi dietro la testa.-, dice lei. Inflessibile e indecifrabile. Se l'ho impressionata favorevolmente non lo dà certamente a vedere. Obbedisco e vengo ammanettato da uno dei Prassici. Aunor si china e raccoglie Hara. Poi mi portano via dopo avermi incappucciato.
"Merda, una pizza meravigliosa sprecata", penso.

Akar

Confronto

Mi avvicino piano, da un'angolazione inaspettata. Lentamente. Poi, d'improvviso commetto un errore, strusciando il piede sinstro sul ghiaietto, producendo un suono appena udibile ma sufficiente. Non é un errore nel senso classico del termine. È voluto.
E come previsto, lui si volta. Cappuccio e mantello neri, corazza minimale, una maschera banale da cui emerge una voce. Non vedo il suo Spettro ma non significa nulla.
-Dredgen Mu.-, dice riconoscendomi. Colgo appena della sorpresa nella sua voce.
-Dredgen Keris.-, dico io, riconoscendolo. Sappiamo già entrambi cos'accadrà. Solo uno di noi se ne andrà da qui con le sue gambe. Per questo io ho la mano appoggiata al mio cannone portatile e so che la sua, sotto il mantello, stringe l'impugnatura dell'arma che un tempo anche io avevo. Un'arma oscura, dedita al dolore.
-È curioso. Pensavo non saresti riuscito a uscire dal Piano Ascendente.-, dice Keris.
-Eppure eccomi qui.-, dico io. Alla fine non resta molto da dire. Gli chiederei di togliere il casco, ma non ne vedo il motivo. Non davvero. So già com'é in viso.
-Impresa notevole, Mu.-, dice lui. Io scuoto il capo.
-Non é più quello il mio nome.-, gli faccio notare. Lui ride. Per niente divertito.
-Quindi ci rinunci. Beh, mi sorprendi, Akar. Potevi essere molto di più di ciò che sei.-, dice.
Io non rispondo. Lascio che continui a vaneggiare.
-Sai, mi chiedevo quando ti saresti rifatto vivo. Pensavo che il Pistolero o i Prassici avessero potuto trovarti per primi. Ma mi sbagliavo. Pesavo che saresti tornato alla Torre, magari al Crogiolo e ancora mi sbagliavo. Ho persino creduto di rivederti in Azzardo. E invece...-, improvvisamente Keris si ferma, come paralizzato da una certezza.
-È stato il Ramingo ad aiutarti.-, non é una domanda, ma annuisco in ogni caso.
-Sei pericoloso, Sirtius.-, dico. Ho usato consapevolmente il suo vero nome, per infastidirlo. Lui scuote il capo.
-Pericoloso? Ho raggiunto un potenziale insospettato, inconcepibile per i damerini della Torre. Posso piegare le tenebre al mio volere. È fatta, fratello! Questa é la nuova via!-, proclama esaltato la sua verità. Io scuoto il capo.
-Il tuo potenziale é mera illusione. Non sei tu che pieghi l'Oscurità al tuo volere. È l'Oscurità che ti piega al suo. E sei cieco se credi il contrario.-, dico.
-Anche tu hai visto quanto potere celano i Sussurri. Anche tu sai che c'é potenziale là.-, ribatte Keris. È calmo mentre asserisce ciò.
-No. Il solo potenziale che c'é laggiù é follia e morte. L'Aculeo che tu brandisci é un'Arma del Dolore. Ha richiesto la sofferenza di molti per essere forgiato.-, dico.
-I deboli periranno sempre.-, ribatte con assoluta sicurezza lui.
-Anche gli illusi, come te.-, replico io. Ora, finalmente la sua altezzosità si spezza in un'esclamazione intrisa di rabbia.
-È così che vuoi che finisca, fratello?-, chiede.
-Non mi lasci scelta.-, ribatto io, -Neanche i Prassici esiterebbero sapendo ciò che so io.-.
-E cosa sai?-, chiede lui. Pare interessato. In realtà, entrambi siamo lì, sospesi nel tempo.
In attesa del momento buono per sparare.
-Hai sterminato venticinque persone. Uomini e donne. Gli esploratori dell'Orbita morta.-, dico, -Li hai uccisi senza pietà. E quando ho provato a fermarti, tu hai reagito scagliandomi in una fenditura e strappandomi la Luce.-.
-Tutto vero. Alla luce di questo, amico mio, sei convinto di voler continuare? Morirai.-, dice.
-Tutti, prima o poi, muoiono.-, dico io. Sono calmo. Anche troppo. Poi, di colpo, Keris ride.
-Vero. Ah, Akar... sei stato un'idiota a rinunciare a tutto questo.-, dice.
-Per cosa? Diventare un folle assassino che ha voltato le spalle a tutto ciò che aveva giurato di proteggere? Sei patetico, Keris. E se pensi che l'Oscurità ti salverà sei un folle.-, dico.
-La tua Luce sarà un banchetto delizioso.-, dice lui con tono goloso.
Non c'é altro da dire. Lo so e lo sa anche lui. Il movimento é fluido, istantaneo. Totale.
Alzo il braccio estraendo l'arma. Lui estrae a sua volta, lanciando all'indietro un piede, per offrire meno bersaglio possibile. Spariamo. Entrambi. In contemporanea.
Lui non colpisce. Io sì. Spalla destra. Sangue in volo. Il buon vecchio proiettile ha fatto il suo lavoro. Eppure, ancora Keris vuole reagire. Alza l'Aculeo sparando altri tre colpi. Salto. E richiamo la mia Luce. Un coltello da vuoto mi appare in mano. Saltando verso il mio nemico taglio. Sento l'aria venir fesa, poi il materiale. E quando atterro mi volto a contemplare il risultato del mio attacco.
Keris giace a terra, non morto ma sofferente. L'Aculeo, l'arma maledetta che aveva usato é spezzata. Tranciata dalla Luce del Vuoto che nella mia mano destra ha preso la forma di un'arma da taglio. Lascio che la lama da Vuoto svanisca.
-Allora?-, chiede Keris. Ride. A dispetto della sofferenza, -Ora farai come lui? Mi chiederai quali sono le mie ultime parole?-. Mi sfotte. È tutto ciò che gli resta.
-Non hai più il tuo spettro.-, dico io, -Non sei più un Guardiano.-. Keris ride.
-E pensi che io sia già battuto?-, chiede. Inizia a salmodiare qualcosa. So già cosa vuole fare. Estraggo nuovamente il mio cannone portatile. Percepisco qualcosa agitarsi dietro di me. Un orrore che ho già avuto il dispiacere di affrontare. Miro. Al cuore.
-Risparmiamelo.-, dico. Non é una supplica, solo una consapevole richiesta. Un ordine.
Il dito preme il grilletto. Blam. Dredgen Keris giace riversato sulla schiena, morto.
Attendo. Un minuto. Due. Il suo Spettro non arriva. L'ha ucciso o se n'é andato. Disgustato dagli atti del suo padrone. Schifato dall'orrore che aveva inconsapevolmente generato quando l'aveva scelto per divenire un protettore dell'umanità.
-Sai, hai fatto una scelta che ho fatto anche io. Ma io non volevo più potere. Non m'interessava.-, dico, -Volevo solo difendere meglio l'umanità. Ecco la differenza tra di noi.-.
-Forse penserai che questa vendetta sarà l'inizio della mia caduta. E non ti nego che sono ancora furioso. Con tutti voi. Con l'Avanguardia per la sua inazione. Ma non diventerò così.-.
Sospiro. So bene cosa dovrei fare ora. Ripongo il cannone portatile.
Il corpo di Keris pare divenire più scuro. L'Oscurità che viene a reclamare il suo pupillo...
Canalizzo la mia Luce sotto forma di lame. Lame da Vuoto. E le affondo nel suo petto.
Il corpo di Dredgen Keris si dissolve nel nulla.
-E ora?-, chiede Hara. Non lo so. Non ne ho idea.
-Pizza.-, dico. Lo Spettro pare annuire.
È tempo di lasciare quel luogo. E ho ancora fame...

Akar

Attesa

La Riva. Un tempo doveva essere molto meglio, come posto. Ora é un ammasso di rocce fluttuanti tenute insieme alla bell'e meglio. Rifugio per ogni tipo di feccia.
Poche casupole, meno che abitazioni, meri rifugi di criminali. Caduti, Cabal, Alveare...
La Riva accoglie tutti. E li fa suoi, bene o male che sia. Anche quelli come me.
Sulla Riva, la parola "sopravvivenza" va a braccetto con un cambiamento talmente radicale da essere sconcertante. Se vuoi vivere, finisci col diventare qualcosa a cui non sei pronto.
-Allora é deciso.-, dice Hara. Svolazza appena accanto a me.
-Sì.-, ribatto io, -È deciso.-.
-Potresti ancora fermarti... Insomma, io sono sicuro che se tu ne parlassi all'Avanguardia, loro capirebbero. I Prassici credono molto nella redenzione.-, replica lo Spettro.
Scuoto il capo. Ho fatto la mia scelta. I Prassici arriverebbero e semplicemente direbbero che l'uomo che mi ha scagliato in un mondo di tenebre può venir salvato. Sarebbero capaci di farlo.
Una sola persona, una sola, in tutto il sistema, può capire. E non é qui.
-Il Pistolero farebbe così.-, dico.
-Ma non é necessariamente la soluzione.-, ribatte Hara. Io annuisco. Lo so. Ma non é che ce ne siano molte altre. Mi fermo a considerare la situazione. Sempre più di noi si volgono all'oscurità per ottenere il potere di distruggerla. Io ho capito l'idiozia in un simile comportamento. Semplicemente non é possibile. Usare l'oscurità contro sé stessa é possibile solo se si é disposti a desiderarla. E una volta che hai iniziato un simile percorso non sempre finisce bene. Anzi, spesso e volentieri chi ha creduto di poter imbrigliare quel potere ne viene cambiato, divorato. I più sfortunati non fanno ritorno.
-Sai anche tu cosa succederà. Le Ombre di Yor, il Pistolero, e tutto questo é solo l'inizio.-, dico, -Siamo in guerra ma contro un nemico di ben altra natura. E dobbiamo scegliere da che parte stare.-. Lo Spettro non risponde. Forse perché sa che ho ragione.
Sposto lo sguardo verso un punto lontano dove un gruppo di razziatori ne affronta un altro per il posseso di poche risorse.
-Così... Quando lo avrai ucciso cosa faremo?-, chiede lui. Improvvisamente non lo so.
-Non ne ho idea.-, ammetto, -Penso che però... potrei ragionarci sopra.-.
-Akar?-, chiede lui.
-Sì?-. domando io.
-Ascolta, non abbiamo ancora parlato di cosa sia successo quando ci hanno separati.-, dice.
-Sono precipitato. A lungo. Nell'oscurità. E sono stato costretto a cercare un'altra luce, dentro me stesso.-, rispondo io. Hara non parla, resta in silenzio.
-Come hai fatto?-, chiede. Io sorrido. Lo so ma non parlerò. E anche lui lo capisce.
-Tu invece?-, chiedo io.
-Mi avevano imprigionato con degli impulsi ad arco. Dicevano di volermi sottrarre la Luce.-.
-E sei riuscito a fuggire.-, dico io.
-No.-, ribatte lui, -Lui... quello che ti ha separato da me se n'é andato. E un'altro invece é rimasto. Sorrideva. Gongolava. Poi é arrivato il Pistolero e ha abbattuto quell'uomo e distrutto il suo Spettro. Mi ha liberato dicendomi di cercarti.-.
Annuisco. Il piano del Pistolero ora mi é chiaro. Ha sfruttato la lealtà alla Luce di Hara per rendermi vulnerabile. Per permettermi di capire chi realmente io sia.
-Ti ha trovato per primo, vero?-, chiede lo Spettro. Annuisco di nuovo.
-Deve aver visto qualcosa in te che negli altri non c'era.-, nota lui.
-Forse. O forse semplicemente si é accorto che so una cosa che anche lui sa.-, dico.
-E cioé?-, chiede Hara.
-Che la linea tra Luce e Oscurità é ben più sottile di quanto amiamo pensare.-, proclamo.
-A un certo punto é facile perdersi nel baratro.-, aggiunge lo Spettro.
Restiamo in silenzio mentre la Riva continua ad esistere e un vento siderale spazza gli altipiani. Io estraggo con calma il cannone portatile.
-Gli sparerai a sangue freddo?-, chiede Hara. Scuoto il capo.
-Ho qualcosina da dirgli.-, ammetto.

È vero. Voglio capire. C'é un buco nella mia memoria. Il momento in cui sono stato esiliato é un'assenza nei miei ricordi. Devo recuperare quel momento. Ad ogni costo.
Poi potrò andare avanti. Con ciò che la vita mi porterà.
In lontananza, lo scontro é finito l'unico nemico rimasto, un razziatore infame si avvicina al tesoro. Afferro il fucile da cecchino. Miro, calibro e sparo. Il tutto in pochi secondi.
Un colpo di tosse, appena udibile per me e assolutamente impossibile a sentirsi per gli altri.
E ora quello scrigno non sarà di nessuno. Per un po'.
Poi lo vedo. Poso il fucile, riprendendo in mano il cannone portatile.
Una figura ammantata di nero. Si posa con un salto su di un promontorio.
Mi avvicino. Lentamente. È girato di spalle. Non voglio che muoia così.

Non ci sono interventi da mostrare.