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Su LudoStorie

Ti piace scrivere? Vorresti partecipare ad un racconto a più mani? Hai mai sognato di prendere parte ad uno pseudo GDR cartaceo? Questa è la stanza che fa per te.

LudoStorie

Se avete notato, dopo un bel po' di inattività della pagina, Tre Moschettieri l'ha "riattivata" scrivendo un incipit di un racconto a più mani a tema piratesco (yar!!!). Voi sareste interessati a prenderne parte? Fateci sapere.

PS: per chi stava seguendo Way of Dragon (Akar e Barattolo, bene o male), mi scuso per il fatto che non l'ho più continuato. Tranquilli, le idee ce le ho tutte in testa, quindi prima o poi lo riprendo e andiamo avanti, stile Tolkien (che c'ha messo decenni a finire The Lord of the Rings).

Tre Moschettieri

...E il mare si aprì e risucchio in un grande mulino tutte le navi dei pirati, che si dimenavano per non annegare. Le urla erano talmente strazianti che nel mezzo dell'Oceano Atlantico, nessuno ne senti i forti echi. Quando tutto si calmò rimasero soltanto migliaia di tavole di legno, che non erano altro che i resti galleggianti di quelle navi che sprofondate negli abissi, non videro più la luce del sole. Da quel giorno il mistero delle navi pirata divenne legenda, e ancora oggi qualcuno va alla ricerca di oggetti preziosi, ma lasciandoli adagiati nei fondali, perché le credenze vogliono che nessuno possa portarli via di li, altrimenti la sfortuna li assalirebbe nel tempo. C'è chi dice di aver visto in fondo all'abisso un pirata nero, che alzando il braccio destro richiamava l'attenzione delle persone ad andargli incontro, anche se chi ha risposto a tale richiamo scomparve nel nulla e di lui nessuno ne avrebbe più avuto notizie.

Tre Moschettieri

Akar

La fine e l'inizio.

Alla fine la sentenza dei Prassici é stata pietosa. Clemente.
Io non sono stato perseguito, visto il mio aiuto nei loro confronti.
Afferro con le bacchette un trancio di salmone e lo porto alla bocca. Con calma.
-Akar!-, esclama una voce. So già chi è.
-Aunor. Siediti pure.-, dico. Lei scuote il capo.
-Venivo solo a farti un breve debriefing. I Dredgen saranno debitamente puniti. Tutti. Diversi Guardiani hanno compreso l'errore ma molti altri, troppi altri, hanno continuato a insistere. Temo proprio che per loro sarà l'esilio. O peggio. Abbiamo già deciso che questo non è il tuo caso.-, dice. Le sorrido, alzando il bicchiere.
-Brindo alla vittoria, allora.-, dico, -E dovresti anche tu.-. Sospingo verso di lei un bicchiere colmo di thé verde. La Prassica rivolge gli occhi al cielo.
-Tu proprio non ti arrendi mai, eh?-, chiede. Io mi limito a continuare a sorridere. E la giovane prende il bicchiere. Lo alza a mo' di brindisi prima di inghiottirne il contenuto. Sono le 22.01. Siamo gli unici avventori del locale. Gli altri se ne sono andati e probabilmente i padroni del locale attendono di poter chiudere.
-Volevo ringraziarti... insomma, ti potevi sganciare quando volevi.-, dice la strega. Annuisco.
-Non avrei permesso a quei bastardi di continuare il loro gioco.-, dico. lei si siede. Annuisce.
-Vuoi qualcosa?-, chiedo. Faccio per chiamare un cameriere.
-Ciò che ho vissuto é stato terribile, ma mi ha fatto capire la profondità dell'orrore, il motivo per cui continuare a lottare.-, dice, -Da questo punto di vista, é stato formativo, a suo modo positivo, per quanto incredibile. Ma...-, silenzio. Un istante di consapevole esitazione.
-Ma non passerà mai.-, dico. Lei annuisce.
-Speri in un qualche miracolo che ti permetta di dimenticare tutto?-, chiedo.
Aunor scuote il capo. Il cameriere si fa avanti con un menù. Lei ordina, con mia sorpresa.
-Sashimi?-, chiedo. Lei annuisce.
-Pare buono. E per risponderti, no. Non voglio dimenticare. Non lo chiedo. Non esiste.-, il tono di lei passa dalla giocosità alla durezza dell'acciaio, -Non voglio dimenticare.-, ripete.
-Il giorno che dimenticherò, il giorno in cui avrò scordato quanto avvenuto su quella nave disgraziata, sarà il giorno in cui avrò tradito ciò che sono. E prego il Viaggiatore che non arrivi mai.-, dice. Il sashimi arriva. Salmone. Quattro pezzi disposti in modo impeccabile.
Lei prende le bacchette e mangia. Lentamente, con calma e grazia. Io sospiro.
-Non sei sola.-, dico. Lei annuisce. Lo sa. Ciò che non sa é che é sola.
E forse lo ha capito. La solitudine di chi ha visto l'abisso é totale, anche nelle affollate vie dell'Ultima Città. La strega termina il pasto e si alza.
-Aspetta.-, dico. La Prassica si ferma.
-Neyma... che ha deciso l'Ordine Prassico per lei?-, chiedo. Aunor tace. Io mi alzo. Calmo.
-Akar... devi capire che Neyma... È un soggetto particolare. Ha corrotto un Guardiano, e indirizzato chissà quanti altri nell'abbraccio dell'Oscurità. Fargliela passare liscia... Non é un'opzione.-, dice. Le costa? Forse. Immagino non si sia mai trovata in una situazione simile.
-Ma non deve per forza essere esiliata o privata della Luce! Ci sono altri modi.-, dico.
Per un istante vorrei parlarle del Rinnegato. Della sua comparsa e delle sue parole.
Mi fermo e taccio, all'ultimo. Neanche io capisco perché.
-Akar, io non posso cambiare le regole per lei.-, dice la strega.
-Già. Ma quando ti ha fatto comodo hai potuto farlo.-, mormoro. Lei incassa senza battere ciglio. La fisso e lei fissa me. Mi sento stanco. E solo. Come non mi sentivo da anni.
-Non mi piace ciò che devo fare.-, ribatte la Prassica.
-Non sei obbligata a farlo.-, dico. Lei mi fissa. Io sospiro.
-Ascoltami, possiamo fare in questa maniera...-, propongo. Le spiego. Pochi minuti dopo, Aunor esce, lasciandomi in compagnia del piatto di sashimi semi-vuoto.
-Desidera altro?-, chiede un cameriere. Il tono é diverso, meno orientale. E anche lo sguardo che noto quando mi volto. Certe cose forse non cambieranno mai.
-Puoi evitare di ricorrere a certi trucchi.-, dico. Il Ramingo mi sorride.
-Forse. Ma il tuo battibecco con la Prassica é stato interessante.-, dice. Si siede, piluccando una porzione di insalata. Non sono dell'umore per quei commenti.
-Lieto che t'abbia divertito.-, dico. Lui sorride.
-Ehi, su con la vita, fratello! Vedrai, passerà anche questa!-, esclama.
-Oh, certo. Per te é facile. Non hai mai perso nessuno.-, dico. Il viso del Portatore di Luce ribelle si oscura, si adombra, improvvisamente gravato da un'emozione che non é simulata.
-Ti sbagli. Ho perso qualcuno. Anche più di una sola persona. Non é stato bello. E non voglio che ricapiti.-, dice. Prende in mano un pugno d'insalata e se lo caccia in bocca.
-E se non vuoi finire come me, ti consiglio di accettare che nessuno e niente vale il tuo sacrificio. Niente e nessuno, credimi.-, conclude.
-È una strada che conosco già.-, replico io. Lui sorride.
-Oh, lo so, fratello. Lo so bene. Allora la domanda é un'altra: che farai?-, chiede.
-Pensi davvero che metterò a soqquadro la Torre solo per salvarla?-, chiedo.
-Lei lo ha fatto. È stata furba. Mi piaceva. Molto simile a me.-, dice il Ramingo.
-Anche troppo. Ma sento che condannarla é sbagliato.-, dico.
-Già. Beh, l'intero universo é sbagliato, fratello.-, ribatte il gestore di Azzardo.
-E tu non vuoi farci niente, vero?-, chiedo.
-Se fosse per me, il mio Spettro non mi avrebbe mai dovuto riportare in vita.-, mormora lui.
Taccio. Quelle sì che sono parole pesanti, tanto più che non ho mai visto il suo Spettro.
-Già. Ma ormai sei qui. Tanto vale rendersi utile, no?-, chiedo. Non risponde.
-Credo sia per questo che tu ci abbia salvati. Shaxx non poteva sapere dov'eravamo, ma tu sì. Conoscevi Neyma da prima che divenisse una Dredgen. Sapevi che si sarebbe rivolta a te, in caso di bisogno. Ed eri pronto ad aiutarla.-, dico.
-Non lo hai fatto perché ti piacesse, né tantomeno perché ti ha pagato. L'hai fatto perché eri stufo di startene solo.-, concludo. Una faccia fa capolino. Il gestore del ristorante. Il Ramingo prende i piatti vuoti e sorride. Li porta in cucina sotto lo sguardo attonito e curioso dell'asiatico. Io sospiro. Ora come ora un saké non sarebbe male.
O anche dieci. Neyma non merita l’esilio. Non merita la punizione che i Prassici credono corretta nei suoi confronti. Ma purtroppo non posso interferire. Giurisdizione prassica.
Dannazione a loro. In parte li capisco, ma non è stato abbastanza? Rischiare di morire, tradire i suoi compagni e sottomettersi al giudizio per i suoi crimini non è stato abbastanza?
-Scusi?-, chiede una voce femminile. Alzo il capo dal piatto, fissando la giovane cameriera.
-Il ristorante chiude tra pochi minuti. Se ha altro da ordinare…-, dice. Sorrido con un diniego.
-No, grazie. Sono apposto. Il conto?-, chiedo.
-Ha pagato tutto la Guardiana che è passata poco fa.-, dice la cameriera.
“Evidentemente ha capito che mi doveva ancora un pasto decente”, penso. Mi alzo ed esco.
-Non vorrai mica…?-, Hara ha quasi paura ad esprimere il proprio pensiero mentre cammino.
-No.-, rispondo, -In questa storia ci sono già state troppe morti. Non intendo aggravare il bilancio.-. Purtroppo è la verità. Abbiamo perso un sacco di Guardiani. Non posso permettermi di rischiare di aggravare le perdite. Neppure per Neyma Vas.
-Era una in gamba.-, dico. Lo Spettro mi fluttua accanto, contraendo l’involucro.
-“Era”? È ancora viva, per quanto ne sai.-, dice. Io sospiro.
-Già. E i Prassici dovranno decidere se privarla della Luce o meno. Se le andrà bene sarà l’esilio.-, dico. Hara non ribatte. Sbadiglio. Restare svegli non gioverà nessuno.

L’indomani mi sveglio consapevole di non aver dormito bene. So anche perché.
Le strade sono trafficate, parecchio. Guardiani e non, come sempre. Il Bazar della Torre è affollato. Un caotico viavai di gente.
-Murda!-, esclama una voce. Mi volto. Sorrido. A salutarmi è Stephen Melchor, uno Stregone.
Diciamo che più che Stregone è un ricercatore. Il dono della Luce gli ha fatto comodo durante alcune occasioni ma non è uno che combatte molto, sebbene lo si veda spesso nel Crogiolo. Ha fatto anche qualche tentativo con Azzardo ma il gioco del Ramingo non faceva per lui.
-Ti sei finalmente deciso a ricomparire, eh Cacciatore?-, chiede.
-Beh, anche tu non scherzi quanto a mimetismo. Ancora impegnato a decifrare codici Cabal?-, replico. Lui sospira. Ci sediamo su una panca poco distante.
-Non hai idea di quanto sia dura.-, dice.
-Più o meno che annichilire un branco di Accoliti che cercano di ucciderti?-, chiedo io.
-Meno. Ma comunque non è facile.-, dice lui. Cade il silenzio.
-Ascolta, ho saputo della faccenda.-, dice.
-Già.-, rispondo io, laconico. Non ne voglio parlare, non m’interessa proprio parlarne.
-Guardiani contro Guardiani… è terribile. Sembra di rivivere l’Età Oscura.-, dice.
-Tu non l’hai vissuta.-, ribatto io. È vero: Melchor è tornato in vita poco dopo il Grande Disastro. Non ha visto le catastrofiche battaglie di Luci contro Luci durante l’Età Oscura. Tantomeno ha assistito alla sconfitta sulla Luna. Ma non per questo è privo di valore.
-Comunque dev’essere stato terribile.-, dice, -E so che i Prassici ora stanno mettendo a processo un po’ di gente.-. Io lo guardo curioso.
-Tu che ne sai?-, chiedo, -E come fai a saperne così tanto?-. Non è normale.
-Contatti. Genna-4 è una mia amica, ricordi? Ed è una Prassica.-, risponde lui. Annuisco.
-Comunque devi avere fede nei Prassici, sanno quello che fanno.-, dice lo Stregone.
Io lo fisso. Intensamente. Poi sospiro.
-Talmente tanto che condanneranno un’innocente.-, dico. Lui mi guarda stupito. Io non rispondo. Il discorso cade nel silenzio.
-Abbi fede.-, dice lui. Io sospiro. No. Non ne ho. Ma mi tocca averne. A dispetto di tutto.
-Abbine anche tu.-, dico alzandomi, -In te stesso, non negli altri. Perché è troppo facile confidare solo negli altri.-. Lo saluto e mi allontano. Non ho altro da dirgli.
-Sei stato duro con lui.-, dice Hara. Io annuisco.
-Finché non uscirà dal suo bozzolo, finché non accetterà che non può sempre esimersi, dovrò esserlo.-, rispondo, -Non può continuare a evitare di fare la sua parte.-.
-Ma la fa…-, risponde lo Spettro, -Solo non come vorresti.-.
-Forse. O forse stiamo solo perdendo tempo.-, dico con tono acido.
-Tu vuoi perdere tempo. Vuoi sapere cos’hanno deciso i Prassici.-, dice Hara. Non nego.
-E anche se fosse?-, chiedo. Oggi sembra che tutti, incluso il mio Spettro mi diano sui nervi.
-Niente. Lo sai, non posso impedirtelo. Però ci tengo a dirti una cosa: forse non hai agito che mi aspettavo, ma hai fatto un buon lavoro. E questo è importante. Sapevo che scegliendo te non avrei sbagliato. Ho avuto dubbi, ma ho avuto anche fede, in te.-, dice il robottino.
-Già. E su questa base io dovrei avere fede…-, mormoro io mentre torniamo verso l’hangar.
-No. Non sei tenuto a farlo, così come non sei tenuto a scegliere di continuare a proteggere l’umanità. Ma l’hai fatto. Forse perché sapevi che era giusto.-, dice Hara.
-Uhm. Messa così allora dici che avrei semplicemente potuto girarmi e andarmene per la mia strada invece che fare… questo.-, dico.
-Ci hai provato, no?-, chiede lo Spettro. Annuisco. È vero. Ma per qualche ragione continuo a tornare alla Torre, a difendere quest’umanità. Anche quando mi capita di pensare che non ci sia speranza. Forse però, invece, rimane solo la testardaggine, l’assoluta ostinazione.
Nessuna speranza, solo il rifiuto più totale dell’eventualità dell’estinzione.
-Forza, torniamo alla nave.-, dico. Prima di farlo, però, un telaio inserviente mi consegna un messaggio. Lo leggo. Cinque secondi dopo sto correndo in direzione opposta. Verso la Città.

Rovine della Torre a Sud-est.
Aunor mi aspetta, calma e pacata. Insieme a lei, altri due Prassici. Niente armi.
-Akar. Lieta che tu abbia risposto subito.-, dice. I Prassici accanto non muovono un muscolo.
-Il messaggio pareva importante.-, dico. La strega annuisce.
-Come sai, abbiamo un notevole quantitativo di sentenze da emettere. I Dredgen sono stati esiliati, i più pericolosi hanno conosciuto il Fuoco Prassico.-, inizia, -Ma c’è un caso che non possiamo giudicare alla leggera e che ci sta costando tempo e personale.-.
-Neyma Vas.-, dico io.
-Già. È una Cacciatrice leale, nonostante fosse una Dredgen e non si è difesa. Tutto ciò ci mette in una situazione difficile.-, spiega Aunor, -Se l’assolvessimo potrebbe sembrare che l’Ordine si sia ammorbidito nelle sue sentenze, se la condannassimo… probabilmente commetteremmo un errore. Grave.-. Annuisco.
-Le tue parole di ieri notte mi hanno fatto pensare.-, ammette la strega. –Così abbiamo optato per l’esilio, ma senza privarla della Luce o altro.-.
-Tuttavia non ti fidi appieno di lei.-, dico io.
-Chi è stato toccato dall’Oscurità…-, la strega si ferma, improvvisamente a disagio.
-Già. In ogni caso, mi hai chiamato. Quindi hai un’idea.-, deduco.
-Una specie.-, ammette lei, -Ma ho bisogno del tuo contributo. Del tuo aiuto.-.

Hangar della Torre.
Neyma Vas conserva un’aria calma e dignitosa. Anche dopo la sentenza. È da ammirare.
Osserva la nave che l’Avanguardia le ha concesso di utilizzare, una banalissima nave da esplorazione. A parte quello il suo armamento le è stato restituito. I suoi fondi invece hanno subito un notevole taglio: da 91'033 Lumen, se ne ritrova solo 30'000. L’hanno chiamata “multa”, sebbene forse le sembri ben peggio. Sospiro. Ovvio. I Prassici hanno voluto chiarire le cose. E Neyma non si è opposta. Ha accettato le conseguenze delle sue azioni. Umile.
-Neyma.-, chiamo. Lei si volta. Sorride.
-Un ultimo addio?-, chiede, -I Prassici hanno deciso. Esilio.-. Annuisco. Lo so.
-Sono stati clementi. Mi aspettavo ben di peggio.-, dice. Annuisco di nuovo. Ecco, ora è difficile.
-Neyma…-, inizio. E se rifiuterà? E se dirà di no? E se mi schernirà? Dubbi. Tutti dubbi.
Abbattere mille Caduti è più facile che affrontare quella conversazione.
-Sì?-, chiede lei. Io inspiro. O tutto o niente. Ora.
-Vorresti entrare… nella mia squadra?-, chiedo. Lei mi fissa.
-E di quanti sarebbe composta, la tua squadra?-, chiede.
-Beh… uno solo. Al momento. Ma non ho mai sentito il bisogno di altri. Sino ad ora.-, dico.
-Non puoi proprio stare senza di me, vero?-, chiede. Sorride.
-È una malattia, temo.-, dico io sorridendo.
-Allora forse dovremmo andare in quarantena, entrambi.-, dice. Si avvicina alla nave.
-Sulla Bright c’è spazio per entrambi.-, dico. La cacciatrice pondera. Annuisce.
-Tu lo sai che potrebbe finire male, vero? Non sono una che lega facilmente. Neanche con i Cacciatori. E… sono forse troppo avvezza alla solitudine.-, mi avverte. Io sorrido.
-È il fardello di quelli come noi. Passare anni, decenni da soli. Per poi renderci conto che quella stessa solitudine, per piacevole che sia, ci divora.-, dico. Lei annuisce.
-E tu proporresti questo? Una squadra di due Cacciatori?-, chiede.
-I due più tosti in circolazione.-, sottolineo io. L’insonne sorride.
-Sappi che non rallento.-, dice, -E che non mi fermo. E che non obbedisco agli ordini.-.
-Ti aspetti veramente degli ordini?-, chiedo. Neyma ride. È bella. Di una bellezza diversa.
-Allora ci sto. Ma lo sai che sono esiliata, vero?-, chiede.
-Ed è questo il vantaggio… Ora, ho sentito che la ZME è piena di Corrotti e Caduti vari.-, dico.
Saliamo a bordo, e dopo pochi minuti, decolliamo.
Mentre partiamo, rifletto sul fatto che alla fine la linea tra Luce e Oscurità è sottile. Camminare su quella linea è difficile, quasi impossibile. L’averlo fatto non mi fa sentire migliore di altri. Non mi nobilita in alcun modo. E per uno che ce la fa, mille cadono nell’abisso.
In questo mondo di luci e ombre è facile cedere. Fede o ragione, tutti abbiamo bisogno di credere, di credere che ciò che stiamo facendo sia giusto, che non falliremo.
E che il prezzo della vittoria non sia troppo alto. Che non implichi oltrepassare un punto di non ritorno, diventare ciò che stiamo combattendo.
Guardo Neyma e penso che non sono solo. Che finché lei guarderà le mie spalle io guarderò le sue e mi assicurerò che non ricada nell’abisso che entrambi abbiamo conosciuto.
E tanto mi basta. Ecco, in cosa posso riporre la mia fede.
Il mio braccio, il mio cuore e la nostra squadra. Un branco di due lupi.
Due luci in una galassia oscura, in un oceano di ombre.

Akar

End of the game

L'ululato privo di senso dei sussurri fagocita la sanità mentale mentre balzo attraverso il portale. Eccolo di nuovo qui. Il Piano Ascendente.
Essere fuggito da esso una prima volta non ha cambiato il profondo disagio che ancora provo.
E la sensazione che la mia Luce stia venendo erosa da questo luogo é semplicemente terribile.
-Hara?-, chiedo. Lo Spettro mi parla da un punto invisibile.
"Questo luogo sembra consumare la mia Luce. Sbrigati a farla finita.". Annuisco.
Avanzo, con Sentenza in pugno. Sono già pronto a sparare.
Attorno a me é una sala, maestosa. Statue nere, dai vividissimi dettagli, troni vuoti.
-Bello, vero?-, chiede una voce. Alzo lo sguardo.
Dredgen Vaenn. Shirke, un Titano. O quello che un tempo é stato tale. Mi sorride.
-Questo é nostro, Dredgen Mu. Nostro e basta.-, dice. Io scuoto il capo.
-Non é nostro. E voi siete solo dei folli.-, ribatto.
-Perché? Per l'aver piegato la Logica della Spada? Per l'averla usata? Per questo?-, chiede.
Improvvisamente la vedo. Neyma Vas, avanza con l'arma pronta. Anche lei si ferma.
-Dredgen Derkes. Che piacevole sorpresa.-, dice un'altra voce. Questo invece é Dredgen Some.
Invisibile, fuso col suo personale paradiso illusorio. Vicinissimo e lontanissimo.
-Il mio nome non é più quello. Ho riconosciuto la mia pazzia, a differenza tua.-, dice lei.
È calma. Ma non abbassa l'arma. Così come non l'abbasso io. E neppure loro.
Dredgen Vaenn ha l'Aculeo pronto e so che da qualche parte anche Some ci tiene sotto tiro.
Dove sarà Dredgen Dune? L'ultimo di quel circolo di folli.
-Vedi, Dredgen Mu, tu ti sei perso il meglio.-, dice Dredgen Vaenn. Alza una mano, richiamando a sé la materia di quella dimensione impossibile. La sfera oscura e luminescente di un baluginio malato ruota su sé stessa nel palmo del Titano caduto all'Oscurità.
-E cos'avrei perso?-, domando. Sono pronto a scattare. Lo so e lo sanno anche loro.
-Questo.-, dice lui. Mi lancia contro la sfera. Faccio per balzare via, così come Neyma, ma la sfera é rapidissima, ed appena mi tocca esplode.
L'Oscurità mi avvolge, strappandomi da me stesso e scagliandomi oltre, in un baratro privo di Luce.

I sussurri urlano, tornano centuplicati. Io urlo. L'universo intero urla squartato da una lama implacabile, trapassato dall'orrore della verità ultima.
Non c'é salvezza. Non c'é Luce. E nessun Viaggiatore salverà nessuno.
Il mio grido pare poter essere eterno. Sento che lo sarà. Una sofferenza infinita.
Il taglio di mille spade che affondano nell'anima. La sensazione di regredire. Di rimpicciolire sino a svanire dall'esistenza. Poi, lentamente, la sensazione che un potere innominabile e antichissimo mi scruti. Mi sento annichilito. Esisto? Se esisto non ricordo chi sono...
"Sei il mio servo.". La voce tonante appartiene ad un altro essere, a qualcosa di incommensurabile. Di lontanissimo.

Neyma Vas lo osserva. Akar non é che un corpo umano rannicchiato. Immobile, forse morto.
Ricoperto dalla sostanza stessa dell'Oscurità. Permeato... Forse persino corrotto.
-È finita, Dredge Derkes.-, dice Dredgen Vaenn, -Accettalo. E torna a calcare il nostro sentiero.-.
-Oppure muori dimenticata e senza speranza.-, dice Dredgen Dune. Lui invece é uno Stregone.
Emerge dall'oscurità della sala con incedere maestoso e composto.
-Hai sempre saputo che sarebbe finita così. Lo sapevi. Per questo non stai sparando. Non sei una di loro. Non sei una Guardiana. Sei di più. Sei migliore. E ora puoi dimostrarcelo!-, esclama Dredgen Some. Neyma riflette. Sono in tre contro una. E la sua Luce é debolissima.

"Chi sei?", la domanda é scaturita dalle mie non-labbra senza pensare.
"Sono il dominio, l'essere che impera sul vostro mondo, il portatore di una verità assoluta a cui tutti siete soggetti. Sono il tuo signore e padrone.", é la risposta.
"Non ricordo di te", dico.
"Non puoi. Sei appena nato.", dice la voce. È calma, paziente, come un padre che spiega al figlio ancora infante come comportarsi.
"Non cedere!", esclama una voce diversa, disperata. Io non capisco. Chi é?
"Non ascoltare questa voce. Appartiene a esseri crudeli, decisi a costringerti a morire per i loro fini.", dice la voce di prima, "Ascolta me, servo. Sei al mio fianco ora.".
"Non sei così! Ti prego, Akar! Ho bisogno di te!".
Akar?
Perché quella parola mi dice qualcosa? Ci dev'essere qualcosa... C'é sicuramente qualcosa.
Non ha significato. Ma allora perché é così importante?
"Non inseguire queste illusioni. Lascia che io forgi la tua libertà con i miei ordini!", ribatte la voce. Annuisco ma sento che c'é qualcosa che non va. Qualcosa di sbagliato. Di errato.

-Akar! Maledizione, reagisci!-, esclama Neyma. Spara abbattendo uno schiavo corrotto, esseri di pura oscurità, evocati dai Dredgen. Non é stupita dal fatto che abbiano saputo farlo. Quei maledetti hanno una tale comunione con l'oscurità da poter quasi essere degli Accoliti.
Ne abbatte un secondo con una coltellata e un terzo si fa sotto. Sono troppi. Sono troppi e lo sa bene. Senza la Luce non ha modo di vincere.
Ma non si arrenderà. Ha rifiutato l'offerta di resa e i Dredgen hanno inviato i loro schiavi e si sono seduti sui loro troni a guardare la sua morte. Sanno, come sa lei, che da sola non può farcela. Ma non intende piegarsi. Morirà in piedi.
Uno schiavo riesce ad artigliarle la casacca, che resiste all'attacco ma non senza danni. Un'altro abbbatte i suoi artigli sul braccio destro dell'Insonne. La cacciatrice risponde sparando un altro colpo e rispedendo il servo all'inferno. Ne arrivano ancora. Non le danno tregua.
-Akar! Sei un Guardiano! Reagisci!-, esclama di nuovo prima che i servi la attacchino.

Guardiano? Un'altra parola che ha sigificato. E che nell'infinito assoluto e totale vuoto della mia esistenza pare solida. Certa. Quanto le promesse dell'essere che sento.
Akar... perché quel nome mi suona tremendamente noto? Perché lo sento così?
-Perché é il tuo!-, esclama una voce metallica, diversa. Anche quella la conosco.
E la voce che sentivo... Era... Non ricordo il nome. Ma ora capisco.
-Tu... Hara!-, esclamo. Le tenebre si dissolvono. Ricordo. Il ringhio di rabbia dell'essere che si diceva mio padre é assordante. Eppure la voce metallica parla.
-La tua Luce é debole. Alimentala ora, prima che si estingua!-. Non so come fare, non so come dovrei fare a uscire da una cosa così. L'ho già fatto ma ora... ora é dieci volte peggio.
"Affonderai, non vi é Luce, qui.", dice la voce.
Deve essercene. Deve. Calmo. Respira. Aria inesistente entra ed esce dai miei non-polmoni.
"Morirai. E la tua morte sarà vana.", dice la voce. È calmo. E ci ride.
Scuoto il capo, e all'improvviso la sento. Flebile ma pronta a ridestarsi, anche fosse per l'ultima volta. Grido.

Ferite. Diverse. Un braccio, una gamba. Sente il fiato pesante. Morirà qui. Ha solo un'altro colpo nel cannone portatile. Neyma Vas annuisce. Trucemente. I servi dell'Ombra si fanno avanti.
Poi l'urlo. Non é agonico. Non é disperazione. È pura volontà, rabbia scagliata come suono, prima che come arma. Istintivamente, la cacciatrice balza all'indietro.
Akar si muove con la rapidità del lampo: liberatosi dalla presa dell'oscurità balza in piedi.
I Dredgen imprecano. Alzano gli Aculei. Neyma spara l'ultimo proiettile inchiodando Dredgen Dune, alias Joachim Boas, con un singolo proiettile. Poi Akar gira su sé stesso nel bel mezzo del balzo, aprendo le braccia. Coltelli di Luce solare trapassano gli schiavi, trasformano quella sala in rovine, costringono i due Dredgen restanti a ripararsi.
-Stai bene?-, chiese Neyma.

-No.-, rispondo. Mi sento la gola secca, ho la sensazione di dover morire da un momento all'altro. Ma andrò sino in fondo, -Ma tra poco starò meglio.-. Non raccolgo il revolver, non ne ho il tempo. Devo sfruttare il momento, finché ancora posso farlo.
Dredgen Vaenn si alza dal suo riparo. Spara due colpi verso Neyma per costringerla a riparasi poi si abbatte su di me. Pugni. A gragnola. Il primo lo paro, il secondo no. E neppure il terzo.
Il maledetto mi affera una mano e torce in direzione opposta. Crack!
La mano sinistra é andata. Non persa, solo rotta. Ma col cavolo che mi arrendo.
Estraggo il coltello con la mano buona.
-Ultimo ballo, Shirke.-, dico. Lui ringhia e mi carica.
Colpisco dove posso ma il bastardo é corazzato. E pure bene. Il mio coltello non trova appigli.
-Sei già morto e non lo sai. Così come é morta anche lei.-, dice Vaenn.
-Fai del tuo peggio.-, ringhio mentre gli sferro un calcio. Questo lo sente. Poi tocca a me sentire qualcosa: vengo praticamente percosso come una bistecca da frollare.
. Il resto é solo dolore, sangue. La sensazione di almeno un paio di denti rotti. Costole frantumate e lesioni varie.
Non mi tengo in piedi. Percepisco che Hara vorrebbe uscire a curarmi. Lo vorrei anch'io.
Ma non esiste.
Dietro di me sento Neyma che combatte contro i Corrotti evocati dai Dredgen.
-Lo senti, Dredgen Mu? Li senti i sussurri? Ti stanno parlando e ti annunciano l'inevitabile fine.-.
Some ride. E anche Vaenn. Io no.
-Perché continuare, eh? Perché resistere? L'Oscurità trionferà. E non c'é modo che tu lo eviti!-, esclama Vaenn. Mi afferra per il collo. Sono troppo debole per impedirlo. Sento il coltello cadermi di mano. Sono sfinito. E tra poco non sarò più niente se non mi riprendo subito.
Ma i muscoli non obbediscono al cervello. Vaenn sorride.
-Ultime parole, Dredgen Mu?-, chiede. Sì. Ce ne sono un paio. E improvvisamente mi ricordo.
Neyma Vas non é l'unica che sa giocare sporco. Mi immergo nella quiete che antecede la fine.
-Il mio nome...-, inspiro, le costole fanno un male boia, -È Akar!-, esclamo.
L'ultimo guizzo di Luce é ultrarapido: la lama da vuoto emerge nella mia mano destra. Trapassa il braccio di Shirke e il Titano grida di sgomento e terrore. Devo finirlo. Fendo la carne e la corazza per ridirigere la lama al petto. E Vaenn non riesce a evitarlo. Muore guardandomi in faccia. Odiandomi per averlo giocato in astuzia.
Crollo in ginocchio accanto al titano morto. È finita? No. Manca Dredgen Some.
Il bastardo mi guarda. A viso aperto mi sorride. Tiene Neyma davanti a sé, un pugnale appoggiato sulla gola della cacciatrice. Una lama rituale dell'Alveare.
-Akar.-, dice con calma lui, -Dredgen Mu... Due lati della stessa medaglia. E sappiamo tutti che entrambi finiranno ora.-. Io lo fisso e basta. Sento un dolore fisicamente inimmaginabile.
-Ora butta le armi. Tutte. O lei morirà.-, dice.
-Morirò comunque! Non farlo!-, esclama l'insonne.
-Certo. Ma la sua morte sarà più pietosa. Misericordiosa. Così invece... Le lame del dolore vengono usate solo se il nemico deve veramente soffrire e credetemi, questa fa soffrire, molto.-, dice Dregen Some. Sospiro. Lascio che le Lame da Vuoto si smaterializzino.
-Sempre molto idealista. Sempre molto stupido.-, dice l'ultimo dei Dredgen.
Poi pronuncia una frase. E un tentacolo di oscurità mi arriva addosso.
Sono esausto. E so già cos'accadrà. Stavolta però non sono indifeso, né impreparato.
Anch'io urlo una parola. Nella lingua che precedette la lingua, grido.
Il tentacolo si ferma. A un palmo dal mio petto. Si cristallizza. Con un secondo ordine gli impongo di ritirarsi. Dredgen Some scuote il capo.
-Non é possibile!-, esclama, -Non esiste!-.
-Colpa vostra. Dredgen Keris avrebbe dovuto pensarci.-, dico. Hara appare e mi cura. Sento le costole guarire. E la mano sinistra tornare apposto. Basta e avanza, per ora.
-Tu non hai idea dei poteri che posseggo! Ti annienterò!-, ringhia Some.
-Io non credo.-, ribatto. Avanzo di due passi. Tre. Poi lo faccio.
Urlo una frase. Una sola. E Neyma Vas scompare. Riappare più in là. Spaesata. Confusa.
Stupita almeno quanto Dredgen Some.
-Quanto tempo hai passato per capire queste cose?-, chiede.
-Troppo. Il Piano Ascendente mi é venuto a noia.-, dico.
Some sfodera l'Aculeo, rapidissimo. Alza l'arma e fa per sparare, ma si ferma. Una figura si materializza dietro di lui. Un cacciatore. Avvolto in un mantello nero, liso. Una leggenda emersa dalle pieghe della storia.
-Giù l'arma.-, dice la figura. Io so chi é. Lo conosco. Neyma Vas lascia cadere improvvisamente anche la sua pistola, temendo improvvisamente ritorsioni. Ne ha ragione, almeno in parte.
Da dietro la Pistola d'Oro, l'uomo parla.
-Ultime parole?-, chiede.
-Eri uno di noi...-, sussurra Dredgen Some. Ha paura. E sa di aver perso.
-No.-, ribatte il Rinnegato. Poi preme il grilletto. Dredgen Some cade a terra, il cranio vaporizzato dal calore rovente sprigionato dalla Pistola d'Oro.
-Tu...-, mormoro io. Sono esterrefatto.
-Io.-, risponde lui, -Hai fatto un bel lavoro.-.
-Parte del piano, no?-, chiedo.
-Ti avevo detto che mi avresti dovuto fare un favore. Keris era solo una parte.-, dice.
-E Neyma?-, chiedo indicandola con un cenno del capo. L'insonne non fa una mossa mentre il Rinnegato si avvicina. La fissa. Poi annuisce.
-Non ho motivo di ucciderla. Come non ho motivo di uccidere te.-, dice.
-Ho usato la magia dell'Alveare...-, dico. So di non essere puro.
-L'hai fatto per salvarla, non per il tuo potere. Non colpevolizzarti. Piuttosto, andatevene. Il tronomondo sta per collassare.-, dice il Rinnegato. Io raccolgo Sentenza, ricarico.
-E tu?-, chiedo io. Hara finisce di curarmi e noto che lo Spettro di Neyma sta curando lei.
-Mi rifarò vivo.-, dice. Poi sparisce tra le tenebre. Poco dopo le statue iniziano a tremare.

Attraversato il portale ci ritroviamo di nuovo nella sala dei sacrifici. Aunor, tre Prassici, il Ramingo, Shaxx e una manciata di Redjack ci guardano. Eccetto loro, ci sono anche diversi Dredgen. Morti. Accatastati in una pila ordinata. I loro Spettri inibiti giacciono poco lontano.
-È finita.-, dico, -Dredgen Some e gli ultimi sono morti.-.
-È una grande notizia.-, dice Aunor, -Noi abbiamo catturato tutti quelli che potevamo. Ci saranno parecchi processi nei prossimi giorni. Già m'immagino le scartoffie...-.
Io e Neyma ci guardiamo. Improvvisamente, entrambi abbiamo paura. Una paura assoluta.
-Abbiamo piazzato cariche su tutto lo scafo. Lo faremo saltare.-, dice il Ramingo.
-Come arena per il Crogiolo non é un opzione.-, concorda Shaxx. Annuisco.
-Allora prepariamoci al Trasmat.-, decreta Aunor.

Vediamo l'esplosione dalla Bright Explorer. L'ultima vestigia dei Dredgen collassa in uno sbocciare di detonazioni interne. È finita. Tutti sembrano festeggiare.
Tranne me e Neyma. Noi sappiamo che ancora non é finita.

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